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 1998  novembre 09 Lunedì calendario

Una direttiva europea impone al governo italiano di introdurre la concorrenza nel mercato elettrico a partire dal 19 febbraio prossimo (la quota minima di mercato da liberalizzare è pari al 26,1%)

• Una direttiva europea impone al governo italiano di introdurre la concorrenza nel mercato elettrico a partire dal 19 febbraio prossimo (la quota minima di mercato da liberalizzare è pari al 26,1%). Il passaggio da monopolio pubblico a mercato competitivo dovrebbe rispettare la sequenza regolamentazione, liberalizzazione, privatizzazione. Ciò permetterebbe di privatizzare senza riprodurre una visione monopolistica del mercato energetico. Controindicazioni: lo Stato incasserebbe meno soldi dalla privatizzazione.
• Per riformare il sistema elettrico, il ministro dell’Industria Bersani deve attuare una difficile mediazione tra gli interessi contrapposti di consumatori, produttori, sindacati, tecnocrati Enel. La vera concorrenza si avrà nella produzione (non nella trasmissione, nel dispacciamento, nella distribuzione): una pluralità di aziende dovrà contendersi il mercato puntando al minor costo possibile al chilowattora. Il Parlamento ha confermato il principio della tariffa unica nazionale: tutti i consumatori avranno diritto allo stesso prezzo della corrente, quindi tutti i distributori dovranno venderla allo stesso prezzo.
• L’Authority per l’energia presieduta da Pippo Ranci, istituita per indicare al governo il modo migliore di realizzare un mercato dell’energia concorrenziale ed efficiente, auspica la creazione di almeno 14-15 società di distribuzione, la messa all’asta di oltre la metà delle centrali Enel entro sei anni (fino ad avere non più del 30% della capacità produttiva nazionale) la cessione della proprietà della rete. Chiede inoltre che già dal febbraio ’99 tutti i clienti con consumi oltre i 9 milioni di kwh possano rivolgersi al miglior offerente.
• Il piano del governo è il seguente: aprire il mercato in modo graduale (30% al 19 febbraio ’99, 35% nel 2001 e 40% nel 2003), lasciare all’Enel la proprietà della rete (affidando la gestione a un ente pubblico), impedire che un singolo operatore, al 2003, detenga più del 50% della capacità produttiva del paese (Enel dovrà cedere centrali per almeno 12000 mw), mantenere l’attuale struttura della distribuzione Enel (razionalizzando le zone in cui sono presenti più operatori), trasformare la società in una holding.