Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 22 settembre 1997
Con una calamita legata a un filo e un bastoncino «pescava» le monete che i turisti lanciano nella vasca di Fontana di Trevi
• Con una calamita legata a un filo e un bastoncino «pescava» le monete che i turisti lanciano nella vasca di Fontana di Trevi. Quando i carabinieri si sono avvicinati e le hanno spiegato che è proibito, Maria Angriani, 46 anni, è scoppiata in lacrime: «Cos’altro posso fare? Ho tre figli, non lavoro, non prendo una pensione...». E poco più tardi, in caserma, si è delineata una storia terribile di nuova povertà e di abbandono, vissuta in uno squarcio di Roma che sembra più un angolo di Calcutta che una città europea. Una vicenda dolorosa che ha commosso gli stessi militari della compagnia Roma Centro: dopo aver offerto la cena alla donna, il capitano Alessandro Casarsa e i suoi uomini hanno organizzato una piccola colletta per darle un sostegno immediato. L’ufficiale, tuttavia, non ha potuto evitare la denuncia a piede libero per furto: due sentenze della Cassazione, infatti, hanno stabilito che le monete lanciate nelle fontane (in media 6000 chili di spiccioli in un anno) appartengono al Comune di Roma (che spesso le dona alla Croce Rossa). Un anno fa, però, un pretore romano assolse quattro ragazzi sorpresi in piena «pesca» dichiarando che i soldi sono «res nullius», appartengono a tutti.
• Ma a Maria Angrisani non importa assolutamente nulla di queste sottili questioni giuridiche: il suo problema è cosa mettere in tavola ogni giorno; la donna non è una tossicomane né un’alcolista o una disagiata psichica. Alta, bionda, due occhi verdi che piangono in silenzio, un pesante problema di balbuzie che, nell’emozione, rende la sua voce quasi incomprensibile, Maria vive in una baracca abusiva di via Colle Terrigno, al Quadraro. Una casupola fatiscente che ha ristrutturato pezzo per pezzo con le sue mani, immersa in un disordine spaventoso tra vecchie coperte, scarpe sfondate, un antico televisore, cuccioli e gattini che si rincorrono in un praticello d’erba lurida. A duecento metri di distanza scorre il traffico congestionato dell’Appia ma in via Colle Terrigno sembra di essere in un mondo preindustriale, di pura sopravvivenza, mille miglia lontani anche dagli standard moderni della povertà.
• Ex ballerina d’avanspettacolo, Maria Angrisani ha calcato i palcoscenici per 29 anni filati e ricorda i giorni passati a fianco di Gino Bramieri e Isabella Biagini, qualche breve apparizione in Rai, le tournée in tutta Italia. Anche il figlio maggiore, 22 anni, un bellissimo ragazzo bruno col pizzetto, sta cominciando a ballare e la donna spiega con orgoglio che è comparso nelle «Memorie di Adriano» di Maurizio Scaparro. «Quando può cerca di aiutarmi» spiega la donna come se ne vergognasse profondamente «Ma è ancora all’inizio, i soldi sono pochi...».
Altri due figli, una ragazzina di 12 anni («Pensi, è già stata scelta su tre classi per uno spettacolo all’Argentina») e un bambino di 7 sono ospiti di una casa famiglia a Campo de’ Fiori. «Non ce la facevo proprio a mantenerli e così li hanno presi loro» dice la donna con le guance rigate di lacrime «li trattano benissimo, nella mia sventura è stata una fortuna trovare gente come quella. Ogni venerdì vado a trovarli e porto quello che posso. Stavolta dovevo comprare i quaderni, i colori, cose di questo genere ed è per questo che ho pensato di prendere quelle monetine. Mio marito? Non esiste, è come se non ci fosse. Non vive con noi da anni».
• Come ha fatto la donna a ridursi come una «clochard» dopo una vita intera di lavoro? «Ho smesso di ballare nell’84» risponde Maria Angrisani «Non è un lavoro che si può fare a vita. Ero sicura di aver diritto alla pensione perché ho sempre versato i contributi Enpals ma l’istituto sostiene di avermi convocato per una visita e che io ero irreperibile. Io quella convocazione non l’ho mai ricevuta. «Nell’attesa - continua la donna - ho messo su un negozietto di articoli casalinghi, qui al Quadraro, coi pochi soldi che mi restavano. Tiravo avanti, davo da mangiare ai miei figli. Ma dopo qualche anno il padrone delle mura mi ha sfrattata e non ho trovato un altro affitto allo stesso prezzo. Mi sono mangiata i miei pochi risparmi e alla fine mi sono ritrovata in questo stato. Fortuna che, se non altro ho questa baracca, un tetto sopra la testa anche se ho un’ordinanza di demolizione. Solo il parroco, ogni tanto, cerca di darci una mano. Il comune? Sono andata all’assessorato per i servizi sociali ma mi hanno spiegato che visto che aiutano i miei figli per me non possono far nulla...».