Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 19 giugno 2000
Roma - «La sua faccia sembrava un teschio; l’ho seguita e ho scoperto dove abitava e che si chiamava Bianca
• Roma. «La sua faccia sembrava un teschio; l’ho seguita e ho scoperto dove abitava e che si chiamava Bianca. La pesai con la mente: al massimo 20 o 21 chili. Non potevo rinunciare ad averne una così e l’unico modo era lo stupro, ma tergiversavo. Mi dicevo maledizione, possibile che non riesca a farlo? Questa ha i giorni contati..». Non resta che appostarsi nell’ombra, non resta che l’agguato ma è già tardi... «passo davanti a casa sua e vedo le insegne funebri. morta». Ossa nella tomba, ossa irraggiungibili per il ”cacciatore di anoressiche”. Marco Mariolini si descrive così nel suo diario pubblicato da una piccola casa editrice di Rho nel ’97, un anno prima di assassinare con 22 coltellate Monica Calò, sulla spiaggia scintillante di Intra, sul lago Maggiore e in mezzo alla gente. Lei aveva 28 anni e non era sorpresa: «Feci di tutto perché mi uccidesse, le ho sempre lasciato a portata di mano i coltelli. Ma se fosse fuggita da me, l’avrei raggiunta ovunque e l’avrei uccisa. Non poteva denunciarmi perchè non mi avrebbero potuto fare niente...». Monica, che in una notte di alcol e disperazione aveva assalito Marco a martellate, lesse nel libro come sarebbe andata a finire tra loro e lo denunciò alla procura di Brescia. Non accadde nulla fino a quel 14 luglio del ’98 sulla spiaggia: il coltello era uno di quelli che Marco seminava in casa, perché lei colpisse per prima.
• Monica invece aveva fatto di peggio, dopo sette mesi di convivenza sul filo del collasso: aveva mangiato. Gnocchi al gorgonzola, per l’esattezza, divorati di nascosto nella cucina di un ristorante dove Marco la portava spesso, perché lei lo guardasse mangiare. Non doveva, questo non rientrava nei nostri folli patti, ha annotato minuziosamente Marco Mariolini nel suo diario (Il cacciatore di anoressiche): «Ormai quel delicatissimo equilibrio, 38 o 40 chili, si era rotto. Lei non aveva scampo: l’avrei portata a morte per denutrizione, avrei dato sfogo alla mia libidine sessuale fino alla nostra morte. Se voleva vivere doveva uccidermi: quattro martellate e la gola recisa, ma non l’ha fatto fino in fondo...». Sembra una storia semplice, una storia del Nord, di nebbia e di morte tra Bergamo e Brescia. Ma è una storia senza finale e senza risposte: Mariolini [...] è stato appena condannato a trent’anni per l’omicidio di Monica. In aula ha ringraziato spiegando ai giudici che in 40 anni non è mai stato felice come in carcere; che fuori avrebbe senz’altro ucciso ancora donne anoressiche [...]. E ha chiesto di essere trasferito in un manicomio giudiziario. Ma per la giustizia è sano di mente e nessuno sa cosa fare di lui.
• «...Sono perverso, perverso, sbavo per le anoressiche, mia madre era ossessiva, mia moglie incinta mi dava la nausea, ero un antiquario facoltoso e sono un mostro. Nessuno capisce i perversi, aprite un ospedale per i perversi...». Nel ’90 la moglie di Mariolini pesa 42 chili nonostante lui le avesse insegnato a mangiare e vomitare. Quando ne pesava 33 lui la trovava bellissima e avrebbe potuto amarla per sempre; i due figli Luca e Luana sanno che lui è sempre in giro con il suo furgone nei paesini di montagna, intorno ai laghi, per via dei mobili antichi, mercato fiorente. Marco Mariolini ha 26 anni e mette un annuncio sui giornali locali: «Sono un commerciante di buona posizione economica e vorrei conoscere a scopo convivenza o matrimonio una ragazza tra i 18 e i 50 anni che sia veramente magrissima, anzi scheletrica». Per tenerla in pugno, sospesa tra la vita e la morte, per possederla. Purché non mangiasse («Voglio un’anoressica pura, senza mestruazioni, senza orgasmi») e non pensasse. Seguono anni di sesso e vomito, blocchi renali e antidepressivi, alcol e antidepressivi. Cristina, Astrid, Roberta, Tina, Ulrike e altre anoressiche da sempre o anoressiche per Marco entrano e escono dagli ospedali: lui le conquista, qualche volta le violenta, le soppesa, le punisce o le premia. [...] Seguono ricoveri d’urgenza per la ragazza di turno, ricoveri per disperazione per Mariolini in cura da psichiatri, in cura con l’ipnosi, sempre più grasso, cento chili. Seguono funerali di anoressiche ”sfuggite di mano”, sesso e regali sotto i trenta chili, niente sesso e botte sopra i quaranta chili. «[...] Monica era una parte di me, una mia protesi, il nostro patto era folle. I nostri rapporti sessuali si ripetevano in una visione ristretta, una prospettiva ritualizzata e compulsiva, una miscela esplosiva pronta ad annientare e sottomettere l’altro per sentirsi completato» scrive Mariolini nel suo diario e chiede scusa a Monica che è agli arresti domiciliari per tentato omicidio (il suo) nonostante lui l’avesse scagionata e ”perdonata” per non averlo ucciso. Seguono diagnosi di personalità disturbata, reazioni ossessive e compulsive, immaturità e incapacità, accuse di circonvenzione per via di una manciata di milioni da Monica a Marco, fiumi di alcol e psicofarmaci, lettere mai spedite da Marco a Monica, ma pubblicate nel libro. «Ho sempre sofferto come un maiale», scrive Mariolini, «forse perché mia madre quando ero piccolo mi ha preso per un piede spenzolandomi dalla finestra, ma forse l’ho sognato, non importa è uguale. Però da adolescente avevo il radar per le anoressiche, ho avuto la prima polluzione pensando a un cavallo scheletrico. Le anoressiche hanno bisogno d’amore ma non sanno amare. Monica sì perché non era anoressica prima di conoscermi, ma la sera degli gnocchi mi ha tradito. A casa le ho indicato il coltello: colpisci. Le ho indicato il martello: colpisci. La lasciai nuda sopra le coperte e lei tremava dal freddo...».
• Seguono martellate, lacrime, ambulanze, denunce, alcol e antidepressivi. Ed è malinconico lo sguardo di Paolo Pasini, avvocato e amico d’infanzia di Mariolini, sull’album dei ricordi. «Qui a Bergamo io e Marco eravamo in classe insieme ed era bravo. A vent’anni era ricco e affermato, si è comprato un motoscafo e si è sposato. Sembrava normale e l’ho perso di vista. Nel ’96 si è presentato a studio con Monica. Lui sembrava normale, il solito ragazzone, lei sembrava una carta velina. Gli dissi, che fai? Voleva separarsi legalmente per vivere con Monica, per sprofondare con lei in uno specchio scuro. Nessuno ha potuto farci niente: io correvo tra ospedali e tribunali, quando lei lo ha lasciato speravo fossero entrambi salvi. Ma no, lui le scriveva, e ho qui 500 pagine di intercettazioni di telefonate senza tregua; prima di ucciderla lui l’ha portata al ristorante. La ricorderò sempre, Monica, pelle e ossa sotto una minigonna, un sorriso dolce». «Pelle e ossa, pelle e ossa, è più forte di me...» annotava Marco nel diario «...da undici anni cerco di cambiare ma nessuno ha saputo aiutarmi. Se uno come me dovesse uccidere decine di anoressiche nei più svariati modi è troppo semplice farne solo un film... Monica, vivo circondato dalle tue cose, mi manca il nostro dormire appiccicati. Forse sono pazzo ma tornerei con te anche se mi dicessero che sei irrimediabilmente pazza. Non ho paura...». Clusane, 29 giugno 1996.