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 2000  maggio 08 Lunedì calendario

La scrittura è un esercizio individuale e anche un po’ egoistico

• La scrittura è un esercizio individuale e anche un po’ egoistico. Farlo a due teste, a quattro mani è impresa molto ardua, che quasi sempre finisce con insanabili fratture. I fratelli Joseph e Stewart Alsop cominciarono nel 1946 una column che ebbe subito grande successo in decine di giornali americani. Furono i due fratelli a inventare l’espressione ”falchi e colombe”. Ma nel 1958 Stewart, il più giovane, ruppe il tandem e si mise a scrivere da solo per un unico giornale, il ”Sunday Evening Post”. «Non sopportava il fatto che volevo essere sempre io a scrivere l’ultima stesura della nostra column, non solo perché ero il più vecchio, ma anche il più bravo», mi disse Joseph a Washington poco tempo prima di morire. «Bob scriveva meglio di me, però io ero più bravo di lui nel cercare le storie, e nessuno dei due voleva accettare la leadership dell’altro»: così Carl Berstein, il cronista del ”Washington Post” che fece cadere Nixon, mi sintetizzò la ragione del ”divorzio” da Bob Woodward.
• Quasi sempre nelle coppie creative la vera ragione del successo è la diseguaglianza piuttosto che l’eguaglianza: la parità di talento porta, prima o poi, al divorzio. Ricordo che tanti anni fa intervistai John Newcombe, uno dei più grandi tennisti australiani di tutti i tempi. Gli domandai quale fosse il segreto del suo sodalizio in doppio con Roche (insieme avevano vinto cinque volte il torneo di Wimbledon quando i grandi singolaristi, a differenza di quanto accade oggi, giocavano anche il doppio maschile e perfino quello misto). La riposta fu lapidaria: «Il segreto è vincere». E aggiunse con uno dei quei sorrisi che mandavano in visibilio le spettatrici: «In verità, da qualche tempo in campo non lo sopporto più. E sa perché? Perché siamo due primedonne e nessuno dei due vuole mettersi al servizio dell’altro. Difatti da un po’ di tempo perdiamo quasi sempre e non solo perché ormai siamo atleticamente vecchi».
• In realtà, nello sport come nello spettacolo, la coppia funziona quando uno dei due è leader e l’altro è gregario. E sovente, almeno nello sport, il leader non è colui che sul campo appare il più brillante, il più geniale, insomma quello dotato di maggiore classe e, per questo, più amato dal grande pubblico. Nicola Pietrangeli aveva un talento tennistico di gran lunga più alto che Orlando Sirola. Ma quando giocavano insieme era Sirola che guidava la coppia e Pietrangeli era la spalla. Lo stesso valeva per Charles e Sivori, il tandem d’attacco che fece grande la Juventus capitanata da Boniperti. Sivori era un artista del pallone, Charles un manovale dotato di un fisico straordinariamente possente. Ma, in campo e spesso anche fuori, Charles trattava Sivori come un padre severo e autoritario tratta un figlioletto discolo e un po’ lavativo.
• Insomma, il meccanismo che regola le coppie artistiche non è molto diverso da quello delle coppie amorose. Finché c’è l’amore e anche la reciproca convenienza tutto funziona a meraviglia. «Ma marito e moglie, quando finisce l’amore, spesso continuano a fingere, per convenienza, separati in casa nel caso estremo. Nel lavoro creativo fingere non è possibile, diventa un inferno, io ho provato con Bob e ho rischiato l’alcolismo», mi disse ancora Berstein una decina di anni fa mentre facevamo colazione a Roma. Poi mi disse che cercava un partner per scrivere un libro sul Vaticano e mi domandò se avevo in mente qualche nome. Non osai farne uno.