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 2000  marzo 27 Lunedì calendario

Un po’ pietoso, un po’ impietoso, a volte accorato, a volte rabbioso, più spesso distaccato e perfino freddo, come sempre immaginiamo debba essere l’animo inglese, è il racconto che John Bayley, critico e docente di letteratura, ha dedicato alla moglie, la grande scrittrice Iris Murdoch, scomparsa l’anno scorso, dopo aver sofferto a lungo del morbo di Alzheimer

• Un po’ pietoso, un po’ impietoso, a volte accorato, a volte rabbioso, più spesso distaccato e perfino freddo, come sempre immaginiamo debba essere l’animo inglese, è il racconto che John Bayley, critico e docente di letteratura, ha dedicato alla moglie, la grande scrittrice Iris Murdoch, scomparsa l’anno scorso, dopo aver sofferto a lungo del morbo di Alzheimer. Come si sa, Elegia per Iris, un’autobiografia che è memoria nella parte che riguarda i primi quarant’anni di vita matrimoniale e diventa diario negli ultimi dieci tormentati dalla demenza senile, è stato scritto in contemporanea, durante la malattia, quando Bayley ha dovuto trasformarsi nell’infermiere di sua moglie. E si capisce che solo il proverbiale carattere lieve e mansueto di Iris, rimasto tale anche nella nebbia della progressiva smemoratezza, ha reso in qualche modo sopportabile la lunga reclusione a due imposta dall’Alzheimer.
• Pietosamente il professore lava sua moglie, la veste, la pettina, le permette di seguirlo a ogni passo, cerca di intrattenerla leggendole qualcosa, rievocando i tempi buoni o commentando per lei i cartoni animati che si è ridotta a guardare per ore in tv. Impietosamente, si sofferma sui capelli che le ciondolano in disordine intorno al viso, sull’odore che emana il suo corpo. E si chiede come ha fatto, tanti anni prima, a perdere la testa per quella stessa persona, a esserne stato innamorato e geloso, ad averla desiderata e voluta sposare. Dentro di sé non riesce ad avere memoria di quei sentimenti; ne conserva soltanto il ricordo storico. Con accoratezza osserva il progressivo smarrirsi della grande intelligenza di Iris, le sue lacrime diventare frequenti, la sua totale dipendenza da lui e il suo sguardo terrorizzato non appena accenna ad allontanarsi un momento. Con rabbia cerca, invano, di metterle sotto gli occhi la tragedia e il disfacimento della loro vita, l’insopportabilità dei giorni e delle ore, insistendo con ostinazione, sia pure a vuoto, tanto per scaricare la propria furia. Oppure la sgrida e, a volte, perfino la colpisce, quando lei si mostra troppo testarda, troppo irrequieta e incontrollabile.
• E quando non c’è più nulla, non gelo e non compassione, non ira e non commozione, resta solo la disperazione del terribile vuoto che si apre nei giorni tra una salvifica routine e l’altra. Quando finiscono i cartoni e ancora non è l’ora di mangiare o quando il tè è già passato ed è troppo freddo per uscire a fare due passi, i tempi si allungano all’infinito e l’angoscia prende alla gola i protagonisti della tragedia ma, anche, i lettori i quali non possono fare a meno di specchiarsi in ciò che la vita potrebbe riservare a ciascuno di loro. Prima e al di là della malattia c’è, però, il racconto felice e spiritoso degli anni buoni, dei primi incontri, del lavoro, degli amici, della vita comune in diverse case, dei viaggi, delle tante nuotate fatte in fiumi, stagni, mari, canali, laghi e piscine. Ma c’è anche, semplicemente, la descrizione della grande Iris Murdoch, del suo carattere, della sua fantasia e allegria, della sua innocenza e imprevedibilità, del suo volto privato e intimo. In più, sia pure tra le righe, c’è qualcosa del rapporto, non necessariamente facile, tra una donna, scrittrice di successo e un uomo «soltanto» critico letterario il quale, tra l’altro, si è sobbarcato, per amore o per forza, le incombenze di casa alle quali lei ha, fin dal principio, distrattamente rinunciato: per sua indole, non per rivendicazione di qualche politicamente corretta parità domestica. Con il risultato che, se i due volevano mangiare o sopravvivere alla sporcizia della casa e all’inselvatichimento del giardino, doveva pensarci il professore.
• Ma il professore, dopo tutto, non ci pensa moltissimo, limitandosi allo stretto necessario per non andare a fondo. Inglesemente spartani entrambi e non troppo preoccupati dell’aspetto esteriore, della cura degli abiti e degli ambienti, pur potendoselo ampiamente permettere, se non altro grazie ai diritti d’autore di Iris, sistematicamente rifiutano qualsiasi aiuto domestico. Con il risultato che, per lo più, mangiano come se fossero a un eterno pic-nic, se ne stanno al freddo a stufe spente e lasciano che l’unto della cucina, il disordine e la polvere, dopo un certo numero di anni, finiscano per invadere la casa tanto da costringerli a traslocare. Incoraggiati in questo anche dai topi che, di notte, fanno il circo sotto il pavimento e, di giorno, di tanto in tanto, si affacciano impuniti nelle stanze. Ma simili bizzarrie, si sa, fanno tradizionalmente parte del carattere inglese. Forse è anche per porre rimedio al disastro casalingo durato quasi cinquant’anni che John Bayley si è da poco risposato.