Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 14 febbraio 2000
I suoi film erano brutti, ma le sue attrici stupende, lui pure era un bruttone, ma le stupende se ne innamoravano, ritenendolo un genio, e talvolta lo sposavano disastrosamente
• I suoi film erano brutti, ma le sue attrici stupende, lui pure era un bruttone, ma le stupende se ne innamoravano, ritenendolo un genio, e talvolta lo sposavano disastrosamente. A metà degli anni 50 i giovanotti italiani sognavano castamente fidanzate scipite come Alessandra Panaro o birichine come Marisa Allasio, quando Roger Vadim, regista esordiente che si dava arie esistenzialiste, li gettò nel massimo languore e affanno nel buio lucente delle sale cinematografiche. Come un dio, aveva creato la donna, la nuova donna che avrebbe rivoluzionato sogni e desideri, peccati e tormenti, dentro un universo erotico solo maschile in cui finalmente le donne osavano essere sporcaccione. Ma al solo scopo di far contento l’uomo. Il grande talento di Vadim fu di vedere nella modella Brigitte Bardot l’immagine sconvolgente dell’adolescente sexy, della bambina perduta, che aveva dominato nella pornografia ottocentesca ma che il moralismo della modernità aveva occultato.
• Fino a quel memorabile film, Piace a troppi (come era stato tradotto per paura di offendere il Vaticano Et Dieu créa la femme), le attrici anche giovanissime parevano donne fatte, il che rendeva la loro eventuale peccaminosità accettabile, prima che la storia le rendesse oneste col matrimonio o le purificasse con la morte. Con dieci anni di anticipo sulla rivoluzione sessuale, quel giovanotto allampanato e furbo, inventò il fascino dell’estrema giovinezza, di una stagione breve e perciò preziosa della bellezza femminile, che aveva diritto alla sua moda, alle sue pettinature, e soprattutto ai suoi folgoranti peccati.
Quel film era massimamente sconnesso e scemotto, essendo la protagonista un’orfanella concupita sia da vecchi ricchi che da rudi pescatori (mi pare) e per questo ritenuta poco seria, anche se le corna al giovane marito non le mette. Ma il fulgore provocante di Brigitte, dalle lunghe gambe, dalla vita sottile, dal seno naturalmente rotondo e non più ingabbiato in reggipetti a punta come quello delle dive americane, obnubilò i benpensanti, che forse ingombrati da imprevedibili emozioni, giudicarono il film scandaloso. Soprattutto li gettò nel panico la scena in cui Brigitte, flessuosa nella sua attillata maglietta nera che sarebbe diventata una divisa della giovinezza di tutto il mondo, balla il mambo come, s’interrogarono i padri di famiglia adusi ad effusioni controllate, loro immaginavano si potesse, ma non dovesse, fare l’amore.
• Negli anni la carriera di regista di Vadim appariva sempre più pericolante, anche se l’uso di adolescenti bellissime e peccatrici (ma in Italia le scene di nudo venivano tagliate tra fulmini e saette di democristiani e critici) rendeva i suoi film sopportabili, malgrado le storie fumose. I protagonisti maschili erano sempre bizzosi intellettuali che con le loro sporcaccionate asservivano devote stupidine assatanate, e anche lì stava il talento del regista: perché tutti pensavano che si trattasse di sua autobiografia, e pur sbadigliando al film, lo invidiavano moltissimo.
Giustamente perché poi la Brigitte Bardot di Piace a troppi, l’Annette Stroyberg di Relazioni pericolose, la Jane Fonda di Barbarella, perdevano la testa per lui e lo sposavano pronte ai godimenti del martirio di una vita a due con quel tipo difficile, un po’ ”Nouvelle Vague” quindi presuntuoso e pensoso. Riuscì a scansare il matrimonio un’altra bellissima, più sapiente delle altre, Catherine Deneuve, che era stata la virtuosa Juliette in un grottesco adattamento di De Sade malauguratamente affrontato dal regista, senza però sottrarsi all’azzardo di dargli un figlio, che per l’instancabile amatore di dive era il terzo.
• Come per tutti gli uomini di successo che non stanno più al passo con la loro fama, la quarta moglie fu un’ereditiera ignota, che procreò la quarta creatura Vadim, e l’ultima una bella dama di famiglia di grandi attori. Invecchiato come le meravigliose fanciulle cinematografiche che ora si danno alle opere di bene, il pubblico che sognava di andare a letto con quelle che lui si portava a letto sul serio dopo averle fatte andare a letto per finta nei suoi brutti film, è in lutto per la morte dell’uomo che li incitò a desiderare e peccare almeno col pensiero. Le donne invece a Vadim non devono nulla, perché lui non riuscì mai a immaginarle se non come bellissimi oggetti schiavi di un eros al servizio del maschio, come donne così prive di giudizio e autonomia da inseguire sempre quello sbagliato, pieno di problemi, noiosissimo.