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 2000  febbraio 07 Lunedì calendario

Londra - Questa è una storia di sesso, passione, tradimento, adulterio, tormento e gelosia

• Londra. Questa è una storia di sesso, passione, tradimento, adulterio, tormento e gelosia. Ma è anche una storia di altari. Come quello della St. Augustine Catholic Church di Tunbridge Wells (non la cercate, c’è un supermercato al suo posto, ora), davanti al quale lo scrittore Graham Greene e la sua splendida amante, Catherine Walston, si scambiarono segretamente un giuramento matrimoniale e un anello d’oro, in un fai-da-te sacramentale che mise tra parentesi il di lei marito, la di lui moglie, i sei figli di lei, e i due di lui, e santificò il peccato, lo elevò a strumento di fede e a musa ispiratrice d’arte. Fu lì che un colto e alto-borghese ”ménage à trois”, si trasformò in un triangolo mistico, lui lei e Dio. [...] Come in un giallo, ci voleva un detective letterario per risalire alla fonte di una delle più sconcertanti storie d’amore del secolo. L’ha trovata William Cash, un giovane fan di Greene, scavando nel tesoro custodito alla Georgetown University: 1200 lettere, diari, poemi mai pubblicati perché troppo personali, note d’amore scritte di furia sul retro del menu di una pizza a Capri, su un modulo di passaporto o un biglietto. [...]
• Fu lei, Catherine, moglie americana trentenne di uno degli uomini più ricchi d’Inghilterra, animatrice del salotto più trasgressivo e di sinistra del dopoguerra, a scrivere a Greene, il già acclamato autore del Potere e la gloria nel 1946, per chiedergli di essere suo padrino di battesimo e conversione. La fede cattolica di lui era ben nota, nel raffinato ambiente intellettuale di Evelyn Waugh e Noel Coward, Harold Acton e Margot Fonteyn. Graham, cortesemente, declinò, e mandò in sua vece la moglie Vivien, destinata di lì a poco ad essere brutalmente buttata via, per far posto alla nuova e divampante fiamma. Perché Catherine era davvero fuoco. Fuoco sacro, con una predilezione per bruciare la santità. Sedusse e amò preti, un potente gesuita, un comandante-poeta dell’Ira, l’Esercito di Dio dell’Irlanda. E lo scrittore cattolico per eccellenza, ovviamente. Dopo il battesimo, lui volle conoscerla, e intrecciò al primo sguardo una vicenda di passione e tormento che durò dal ’46 fino al ’57 con la comunione della carne, e fino alla morte di lei, nel 1978, con la comunione dello spirito. Passando per visite eccitanti a bordelli - lei truccata da uomo - a club lesbici e cinema porno parigini, e fumate d’oppio nel rifugio caprese, la villa ”Rosaio”, dove l’amante era nota come la ”signora Greene”. Catherine, soffice pelle e fascino castano, tacchi di Dior e vestiti di seta, non lasciò mai il marito, Harry, futuro Lord Walston, laburista per quattro volte bocciato alle elezioni; né la grande casa di campagna di Newton Hall, né i sei figli, né le Mercedes, le Jaguar e la Rolls Royce gialla con l’interno di pelle rossa, né le sue prerogative di sacerdotessa della trasgressione colta che officiava attorniata da schiere di intellettuali e di servitori. Greene lasciò invece la moglie Vivien, la più grande esperta al mondo di case di bambole, con la freddezza e la malvagità che solo la fede nella santità dell’adulterio può dare. Fu ovviamente davanti a un altare che Vivien si piegò, lasciando cadere la fede nuziale nel cestino delle offerte, durante una messa per celebrare lo sposalizio della futura regina Elisabetta, e firmando così il suo silenzioso divorzio.
• Fu per questo, perché l’amante gli rifiutò le nozze preferendo le libertà del suo duplice patto matrimoniale segreto, che Greene scrisse La fine dell’avventura, quel The end of the affair, che con la sua copertina Penguin - immagine di un triste pomeriggio d’inverno in un parco londinese - ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Dice il nostro detective letterario che «non fu un libro su Catherine, ma una lettera a Catherine». Nell’edizione inglese era dedicato pudicamente ”To C.”. In quella americana, esplicitamente, ”To Catherine”. Greene aveva un’abitudine alla segretezza che non rende facile interpretare la sua corrispondenza privata, le sigle ”I.W.T.M.C.” (I want to marry Catherine), o ”F.M.C.” (Fuck me Catherine), o ”K.M.C.” (Kiss me Catherine). Dice William Cash - l’autore di The Third Woman, che allude nel titolo al grande successo cinematografico firmato da Greene e Orson Welles, Il terzo uomo - che «più sincero lo scrittore diventava nelle sue lettere, e più incomprensibile si faceva la sua grafia». E poi, le lettere d’amore non sono la verità su un amore, perché si scambiano in assenza dell’amato. [...]
• La passione di Graham per Catherine si consumò per ragioni naturali e per l’interdizione di numerosi altri e altre amanti in un arco di dieci-dodici anni. Greene e il marito tradito morirono a distanza di tre settimane l’uno dall’altro, la commemorazione di uno durante i funerali dell’altro. Si erano scambiati lettere di solidale cordoglio per la scomparsa prematura della comune amata che sembrano copiate dal romanzo, ennesima conferma della realtà che supera la finzione. Chi volesse rivivere quella passione non ha che andare al cinema, tra qualche settimana, a guardare Ralf Fiennes, nuovo idolo erotico, che ama Julianne Moore, in una ripresa de La fine dell’avventura. Scoprirà tra le sale di ”Rules”, il ristorante londinese dove ancora c’è una ”Greene room”, come ci si può innamorare davanti a un piatto di cipolle, sapore odiato dal marito di lei, e unico modo per lui di assicurarsi che l’amante, tornata a casa, non avrebbe baciato il rivale. Da allora in poi, e per sempre, nella corrispondenza d’amore tra Graham e Catherine, desiderare un ”sandwich di cipolle” significò desiderare il corpo dell’altro.