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 2000  gennaio 31 Lunedì calendario

Bologna - «Scusi, signor Zanotti, per le urla di prima

• Bologna. «Scusi, signor Zanotti, per le urla di prima. Abbiamo fatto chiasso, è vero, ma sono ragazzate...». Simone Q., 16 anni, è sempre stato un ragazzo difficile, violento. Però capace, passata la rabbia, di parole gentili. Come è successo pochi secondi dopo aver sgozzato l’amico con dieci coltellate, il 15 gennaio scorso. La vittima, Domenico C., urlava, chiedendo aiuto con tutta la forza che aveva in corpo. Un vicino è accorso ma Simone, mentre sferrava i colpi dietro la porta della cantina chiusa a chiave, lo ha rassicurato: «Lasci stare, stiamo solo giocando...». Finito il massacro, l’assassino è uscito dalla cantina, ha richiuso la porta e ha voluto scusarsi con il vicino di casa: «Abbia pazienza, siamo ragazzi... Il mio amico adesso è andato a casa». Un paio di metri più in là, Domenico, 15 anni, stava morendo. Dopo dieci giorni di menzogne e stratagemmi, dopo l’arresto di lunedì, ieri l’assassino ha trovato di nuovo parole pacate. «Ora sono tranquillo - ha detto ai carabinieri di Bologna - anzi contento. Perché Domenico non c’è più. Mi sono tolto un peso».
• La tragedia dei due amici diventati carnefice e vittima comincia molto tempo fa, con la rovina delle loro famiglie. Simone vive con i genitori separati in un appartamento al pianterreno di via Tasso, alla periferia di Bologna, odia la madre e i suoi numerosi amanti. Domenico abita in una comunità alloggio: il padre è in carcere in Calabria, la madre convive con un altro uomo; è incinta e da anni non riesce più a occuparsi del ragazzino. Prima dell’esplosione di violenza è Domenico a dominare. lui a chiamare Simone «ciccione» davanti al resto della compagnia, ad estorcergli denaro, a minacciarlo: «Se non mi dài i soldi, faccio violentare la tua ragazza dai miei amici nomadi».
• Quel sabato Simone ha deciso che poteva bastare. Sberleffi a lui, che si vantava davanti a tutti di aver rotto il braccio alla maestra e il piede al padre, con una spranga di ferro. Minacce a lui, che la notte aspettava il rientro della madre a casa per picchiarla e insultarla. «Lo dicevo sempre, prima o poi ammazza sua mamma - racconta la signora Nerina Zanotti, che con il marito Galfe abita al piano di sopra - La notte non riuscivamo a dormire per le urla, le botte. Abbiamo anche raccolto le firme, nel condominio, per denunciare quel ragazzo, ma poi mio marito ha pensato di dargli fiducia. Gli dispiaceva per il padre, un brav’uomo. Quella donna, Marta, adesso si è salvata: il figlio in prigione non potrà più farle del male. Ma un’altra persona è stata uccisa».
• Sabato 15 gennaio Simone ha portato Domenico in cantina, come in tante altre occasioni. Il luogo dei «giochi» della compagnia. Dove si fumano gli spinelli, si bevono i superalcolici. Il delitto si consuma in pochi minuti. Poi, Simone cerca di eliminare le tracce e si mette a lavare il pavimento. Quindi rompe la serratura e nasconde le chiavi della cantina. Per dieci giorni Domenico è inspiegabilmente scomparso, per dieci giorni Simone chiede al papà, Mario, di comprargli un motociclo a tre ruote, un Ape. Un mezzo che gli consenta di fare sparire il cadavere. Domenica scorsa alle 16 il padre si fa aiutare dal vicino per aprire finalmente la porta. Simone comincia a urlare: quella porta deve restare chiusa. La apriranno i carabinieri, un’ora dopo. Adesso, Simone è nel carcere minorile, in attesa della convalida del fermo per omicidio volontario, occultamento di cadavere, detenzione d’arma. «Piuttosto che tornare a casa, meglio la cella», ha già fatto sapere. La mamma di Domenico, vicina al parto, è sotto choc. «Sapevo che non era scomparso - continua a ripetere -. Sapevo che mi avevano strappato il mio bambino».