Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 21 settembre 1998
Caro Montanelli, ho sentito sabato sera la risposta che su Telemontecarlo lei ha dato al suo intervistatore sul caso Clinton
• Caro Montanelli, ho sentito sabato sera la risposta che su Telemontecarlo lei ha dato al suo intervistatore sul caso Clinton. Lei ha detto che, al posto di quel povero bamboccio avrebbe risposto a Starr (che mi sembra peggiore del bamboccio) che era pronto a sottomettersi a qualsiasi interrogatorio sulla propria gestione del potere, ma non sul proprio comportamento «fra le lenzuola del suo letto». Queste mi pare che siano state le sue parole (anche se, nella fattispecie, sembra che il letto ci sia entrato poco), come sarebbero state le mie e quelle, credo, di tutte le persone sensate.
Ma è proprio sicuro che rispondano al pensiero dell’opinione pubblica in generale, di cui temo che le persone sensate rappresentino solo un’infima minoranza?
(Gaddo Guinigi, Firenze)
• Caro Guinigi, io non pretendo affatto di essere l’interprete dell’opinione pubblica in generale e di quella americana in particolare. Mi limito a esprimere la mia che su questo argomento non ha tentennamenti, talmente lineare e perfino elementare mi sembra la logica a cui s’ispira.
Che anche un capo di Stato possa essere oggetto delle indagini di una commissione d’inchiesta sul suo modo di gestire il potere (come avvenne con Nixon per l’uso che fece dei servizi segreti) è ammissibile ed anzi auspicabile. Ma che essa abbia competenza anche sulle sue lenzuola non mi pare concepibile. E se Clinton avesse subito avanzato questa obbiezione credo che avrebbe raccolto il consenso di tutti o di quasi tutti almeno in Europa dove di questi casi ce ne sono stati e continuano ad essercene a iosa.
• Dietro il feretro di Mitterrand c’era l’amante di Mitterrand di cui tutti conoscevano l’esistenza e nessuno sollevò obbiezioni, nemmeno la vedova legale. Ma un caso ancora più memorabile anche perché si svolse in tempi meno corrivi e permissivi degli attuali fu quello di un altro presidente francese di fine secolo, Faure. Il quale, in un rapporto - direbbe Clinton - ”improprio” con la bella e gran signora Margherita Steinheil (altro che quella mocciosa di Monica) nel suo ufficio dell’Eliseo, rimase stecchito e con le mani aggrappate ai capelli di lei che, non riuscendo a districarsene, si mise, atterrita, a urlare, facendo accorrere una frotta di funzionari e di guardie, i quali si trovarono di fronte a una realtà che non si prestava a fraintendimenti.
Ebbene, sa come se la cavarono i francesi che nel disbrigo di queste affaires tra il politico e il libertino danno il meglio di sé e di tutti, attingendo alla grande tradizione settecentesca?
• Convocarono d’urgenza all’Eliseo i direttori di tutti i giornali (che a quei tempi erano - beati loro - mezzi di pubblica comunicazione), li misero al corrente dell’accaduto mostrandogliene anche la scena, e si affidarono al loro senso di responsabilità. I direttori si accordarono tra loro su una versione che non disturbasse la decenza e salvasse il prestigio dell’Eliseo, tempio sacro della Nazione. (Debbo avvertire che la sto raccontando come la raccontarono a me, quando facevo il cronista in un giornale parigino, ma non ne ho mai trovato conferma in nessun testo del memorialismo francese).
Tutti tennero la parola, meno uno, il quotidiano più autorevole di tutti: ”Le Figaro”. Il quale riferì l’accaduto in tutti i suoi dettagli, anche i più scabrosi. Ma in greco classico grazie alla versione dei tre maggiori conoscitori di quella lingua e della sua grafia. In modo che a capirlo furono soltanto due o tre dozzine di persone di altissima cultura.
Gli americani certamente ignorano questo ”precedente”. E anche se lo avessero conosciuto, difficilmente avrebbero potuto adeguarvisi. Nessun grecista riuscirebbe mai a tradurre le gesta di quel bamboccio e di quella mocciosa nella lingua di Saffo (Indro Montanelli).