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 1997  novembre 24 Lunedì calendario

Venezia - Dov’è nascosta la memoria in questa casa? Nel fascio di fotografie avvolte dal cellophane? Nella sfilata di libri sottovetro? O nella camera da letto in cui bivacca un quotidiano di quasi un mese fa? La memoria ha il ciglio asciutto e comincia a spiegare con una frase presa da un taccuino: scrittura minuta e un po’ sbilenca

• Venezia. Dov’è nascosta la memoria in questa casa? Nel fascio di fotografie avvolte dal cellophane? Nella sfilata di libri sottovetro? O nella camera da letto in cui bivacca un quotidiano di quasi un mese fa? La memoria ha il ciglio asciutto e comincia a spiegare con una frase presa da un taccuino: scrittura minuta e un po’ sbilenca. Dev’essere una di quelle massime che il figlio poverissimo di un anarchico e di un’analfabeta dava a intendere di avere appreso all’Università della Strada: «Nella vita le nostre azioni sono guidate o dall’interesse o dall’eros».
• Lui si chiama Helenio Herrera e sua moglie Fiora Gandolfi, 61 anni, una faccia senza rughe, dice con un sorriso carico di promesse che è partito per un viaggio. «Partiva senza dire dove ed era questa una delle sue più odiose abitudini. Andava, lasciandoci convivere per giorni con un angoscioso silenzio. In Spagna, dove qualche settimana fa si è sentito male una prima volta, saremmo dovuti andare insieme. Poi cambiò idea. ”Vado a Casablanca dove è sepolta mia madre. Meglio solo”. Naturalmente a Casablanca non arrivò mai. Poche notti dopo mi chiamò da Madrid: ”Non respiro”. Gli dissi di chiamare un medico e all’indomani di farsi ricoverare. Alle 10 del mattino dopo, io e mia figlia ci rivolgemmo all’ospedale. Rispose squillante: ”Mi hanno fatto uscire”. Naturalmente, neanche questo era vero. Aveva firmato e se ne era andato sotto la sua responsabilità. Di nuovo scomparve. Dopo un giorno telefonò da Roma. Era stato male un’altra volta. Nonostante ciò, si faceva beffe della morte: ”Sapessi come me la sono goduta. I romanisti mi volevano trattenere in ospedale. Figurarsi se resto con loro”. Qualche ora prima che morisse è stata Luna a portarlo all’ospedale a Venezia. Non voleva l’ambulanza, voleva andare a piedi. Da solo si è preparato la sua valigetta, con i biglietti del metrò di Parigi perché dopo era là che voleva arrivare. Secondo lei, posso pensare che un uomo così non sia semplicemente in viaggio?».
• «Lui ha insegnato a me più di quanto io abbia insegnato a lui. Aveva di tutto una visione assolutamente personale». La prima volta? «Lo conobbi a Roma, dovevo fargli un’intervista per ”Stampa Sera”, era il ’69 e facevo la giornalista. Tenevo una rubrica su personaggi famosi. Herrera non sapevo chi fosse». Ricordi? «Era vestito in maniera clamorosa. Portava scarpe bianche come confetti e un anello d’oro con incise due lettere: H.H. Le metteva ovunque» Colpita da cosa? «Dalla sua diversità assoluta: era un essere selvaggio, nel senso virginale del termine». Dopo la morte l’ha rivisto? «No. E stata già dura sopportare la sua immobilità all’ospedale. Non si sarebbe accettato così come un Prometeo incatenato. Ricorda la faccia che esibiva in panchina? Un delinquente, guardi qua. Me ne ha fatte passare di tutti i colori. Eppure, sono felice». Felice di avere sofferto? «Anche. Helenio era un uomo crudele, prepotente, dittatoriale. Però, così intelligente da non potersene staccare».
• Amava molto? «Aveva un sacco di donne e amava la Madonna. Non era religioso. Amava la Madonna perché era una donna, una donna buona. Aveva il culto della madre. Amava tutte le donne madri». Lei come ha potuto sopportare i tradimenti? «Da lui ho imparato ad accettare la vita com’è senza perdere tempo, a sognarla. Le racconto questa. Sul letto di morte, da sotto il materasso ha tirato fuori una lettera d’amore, una delle tante che riceveva. Mi ha chiesto di leggergliela perché non riusciva a decifrare la calligrafia. Che tipo. Io gli sono sempre stata fedele. La fedeltà per me non è un valore. Non mi sono mai imposta il dovere di rispettarla. Con lui è stato naturale». Come definirebbe la sua vita con Helenio? «Colorata. In certe cose era tremendo. Guidava in modo spericolato, era sordo e non ci vedeva bene. Non sentendolo per giorni me l’immaginavo sprofondato in un burrone. Invece, era in una stanza d’albergo con un’altra». E quando tornava non era furiosa con lui? «Impossibile. Era gelosissimo, dispotico. Era bugiardo. Non falso, non ipocrita. Ma bugiardo tantissimo. Mi spiego: la verità era la sua parola. Mentiva credendo di essere egli stesso la verità Era retto e scorretto: giusto, onesto, eppure molto maleducato». Perché ha voluto essere cremato? «Lo riteneva solo una misura più igienica. Della morte non parlava mai. Era una questione che non lo riguardava. Mi creda. solo ripartito».