Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 18 agosto 1997
Ne aveva ingoiate undici
• Ne aveva ingoiate undici. E non ce la faceva più. La nausea l’aveva attanagliata, i conati di vomito la facevano sudare freddo. Tremava. Davanti a lei, in un vassoio, rimanevano 49 involucri. Il cargador la guardava infuriato: lo aveva assicurato che sarebbe stata capace di contrabbandare le 60 capsule di eroina, e invece era appena all’undicesima e non riusciva più a buttarne giù neanche una. Eppure si era allenata per settimane, aveva ingoiato hot-dogs interi, olive, chicchi d’uva, e si era abituata a controllare l’istintivo conato di vomito. Due giorni non toccava cibo, per avere lo stomaco sgombro, in grado di contenere gli involucri. Aveva anche preso delle pasticche antiacido. Ma la realtà si stava rivelando peggiore di quanto le avevano detto: le capsule di eroina formate dalle dita di un guanto di plastica erano dure come il marmo.
• Così, una notte di qualche mese fa, cominciava l’avventura di Maria, una diciottenne contadina di Pereira, città agricola a chilometri a nord di Bogotà, capitale della Colombia. In un altro mondo, Maria sarebbe probabilmente stata una donna di successo: era bella, era coraggiosa e aveva una voglia terribile di sottrarsi alla povertà, di aiutare i sei fratelli e la madre vedova. Ma nelle campagne della Colombia, la via più veloce verso l’affrancamento dalla miseria è la droga. E quella giovane che dall’età di otto anni si era rotta la schiena nei campi di caffè, aveva alla fine ceduto.
• Il fidanzato, Reynaldo, aveva compiuto due viaggi da «portatore» negli Stati Uniti. Due «carichi» di 60 capsule nello stomaco. Ed era tornato a Pereira con 10 mila dollari dopo ciascuna missione. Voleva provarci anche lei.
Quella notte, nella cucina del cargador, il boss locale incaricato di reclutare i «portatori» e di «caricarli», Maria riuscì a ingoiare solo 15 capsule. Il cargador l’aveva aiutato cospargendo di burro quelle ultime quattro, per farle scivolare meglio in gola. «Quindici capsule valgono meno – l’avvertì l’uomo – ti darò solo 2 mila dollari». Il rischio rimaneva comunque altissimo. La ragazza sapeva di avere una «finestra» di 36 ore prima che gli acidi gastrici corrodessero la gomma degli involucri, mettendole in circolo 30 grammi di eroina purissima e uccidendola in pochi secondi. Eppure seppe mantenere la calma, ingannando tutti nel tragitto da Pereira a Miami. Gli assistenti di volo, addestrati a riconoscere i portatori per il nervosismo e per la disappetenza, non si accorsero di nulla. Nulla sospettò l’agente dell’immigrazione, che pure le fece il terzo grado: Maria si fingeva una studentessa in vacanza, era incensurata, carina. Passò indenne attraverso le maglie dell’antidroga americana. Ma sapeva che nell’aeroporto c’era un reparto con una fila di gabinetti sotto il diretto controllo della polizia: se le autorità avessero sospettato che il suo stomaco era pieno di droga, l’avrebbero fatta sedere lì fino a che non le avrebbe espulse. Poi sarebbe stata chiusa in prigione. Per un minimo di cinque anni. Decine di portatori finivano così ogni mese.
• Lei invece riuscì a raggiungere l’albergo indicatole dal cargador. Il lieve lassativo che aveva ingoiato un’ora prima l’aiutò a liberasi del carico. Pulì i contenitori e li consegnò allo spacciatore che venne a bussare alla sua porta. E finalmente poté cominciare a sognare. Duemila dollari non sono tanti, ma poteva fare qualche altro viaggio, mettere da parte una bella sommetta, comprare una casa nuova, in un quartiere meno miserabile.
Ma la storia di Maria non è una storia a lieto fine. La giovane che aveva osato presentarsi da sola ai narcotraficantes, che aveva osato sfidare la macchina della giustizia dei gringos, non aveva pensato che il rischio maggiore veniva dall’uomo che diceva di amarla. Reynaldo, bulletto dei ghetti, non poteva accettare che la sua donna avesse compiuto un atto di tale indipendenza. Che si fosse presentata ai boss senza dirgli nulla, che fosse a Miami da sola, che stesse mettendo da parte un gruzzolo tutto suo. Maria era tornata a casa da appena una settimana quando Reynaldo l’ha uccisa a coltellate, per punirla della sua impertinenza.