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 1997  luglio 28 Lunedì calendario

I leoni del Parco nazionale Kruger hanno colpito ancora

• I leoni del Parco nazionale Kruger hanno colpito ancora. Durante la notte tra martedì e mercoledì tre mozambicani che avevano varcato clandestinamente la frontiera che divide il Mozambico dal Sud Africa e tentavano di raggiungere il villaggio di Phalaborwa sono stati sbranati da un branco di leoni «ormai trasformati in vere guardie di confine», ha detto ai giornalisti uno dei ranger del parco, Peter Clifford. «I Leoni – ha detto il ranger – hanno divorato i primi due clandestini e fatto a pezzi il terzo che è stato poi lasciato in pasto alle iene». Un altro immigrante illegale mozambicano è stato ritrovato in preda al panico appollaiato su un albero sul quale aveva trovato rifugio. All’ospedale da campo di Phalaborwa, uno dei centri turistici più visitati del Parco nazionale Kruger (PnK) il sopravvissuto ha raccontato ai ranger la terribile avventura e il suo tragico epilogo.
• I quattro si erano incontrati per caso all’uscita di Massingir, un villaggio mozambicano distante una trentina di chilometri dalla frontiera, un gruppo di capanne definito dalla polizia di Maputo «la centrale di raccolta e smistamento» per i sempre più numerosi clandestini che tentano di scavalcare la frontiera e cercare fortuna nel Sud Africa, terra del latte e del miele». Lunedì sera il quartetto si era lasciato alle spalle Massingir raggiungendo all’alba di martedì la rete metallica posta alla frontiera ed eretta agli inizi degli anni Ottanta e che va dall’estremo nord sudafricano fino al confine con lo Swaziland. Fino al 1994 la rete era attraversata dalla corrente elettrica, disattivata perché decine di mozambicani erano rimasti fulminati da letali scariche di cinquemila volt mentre tentavano di attraversare la barriera.
• Se l’elettricità è stata eliminata rimangono i soldati dell’esercito di Pretoria. Per lo più ex combattenti del «Battaglione Bufalo», veterani di lingua portoghese della guerra d’Angola. Il quartetto di clandestini lo sa. A Massingir – ha raccontato il superstite – ci sono guide e specialisti del passaggio clandestino, ma i quattro disperati non avevano i quattrini per pagare e così hanno preferito arrangiarsi da soli e attendere il calar della notte. Trascorsa la giornata nel denso bush africano che si estende sino alla No-Man Land, la «terra di nessuno», hanno scavato sotto la rete per sgusciare in terra sudafricana. «C’era la luna che ci indicava la direzione e non abbiamo mai pensato che i leoni o altre belve potessero attaccarci... stato un attimo... Una serie di ruggiti e le urla dei miei amici... Io non so che cosa ho fatto», ha raccontato il mozambicano ai ranger del PnK. Adesso le autorità sudafricane, soprattutto quelle incaricate dei parchi nazionali, si trovano di fronte a un vero e proprio dilemma. Abbattere i leoni che sono diventati divoratori di carne umana e incorrere così nelle ire internazionali dei protettori della fauna selvaggia o lasciare che le belve continuino a funzionare, senza uniforme, da guardia di confine?
• Ma la di là di questo dilemma, per i leoni se ne presenta un altro, di «enormi dimensioni», dice il dottor Dewald Keet, veterinario dello Stato. Pare infatti che l’80 per cento dei leoni del PnK, orgoglio delle riserve statali di fauna africana, sia affetto da Aids. E si teme ora per i famosi leoni bianchi di Timbawati, una riserva primvata confinante con il parco nazionale Kruger. Secondi fonti bene informate e documenti in possesso del ”Pretorian News”, il giornale di lingua inglese della capitale, i felini avrebbero contratto il virus «attaccando e ingerendo carne e sangue di persone affette da Aids. Molto probabilmente – scrive il quotidiano – rifugiati mozambicani che dopo aver scavalcato la barriera elettrica ormai fuori uso tentavano di attraversare il parco nazionale in cerca di lavoro nel nostro Paese.