Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 30 giugno 1997
Jamaica - Il suo sogno era la Jamaica
• Jamaica. Il suo sogno era la Jamaica. Da quando il depliant di un albergo di lusso in Jamaica era atterrato, chissà come, sulla sua brandina all’ospizio dei poveri dove viveva, Rubin aveva iniziato a sognare l’isola di Marley, le spiagge di zucchero, il mare di cristallo, le palme. Ogni sera si contemplava le foto del celebre albergo-resort, Sandals. e viaggiava prima di addormentarsi con la fantasia, che è un mezzo di trasporto molto a buon mercato. Perché fossero proprio la Jamaica ad affascinarlo tanto, e quell’hotel Sandals, neppure lui ha saputo spiegare, dopo. Ce ne sono a dozzine, di isole, di spiagge e di alberghi così nei Caraibi, ma lui voleva la Jamaica, la Jamaica, la Jamaica.
• Il problema erano i soldi, naturalmente; Rubin Livingstone era praticamente un barbone e non aveva una lira, o un centesimo, o un dollaro, insomma niente moneta. Il ”package tour” viaggio e soggiorno più economico costava mille e 500 dollari, due milioni e mezzo, grosso modo mille e cinquecento volte più di quello che lui possedesse. Con la logica ineccepibile dei disperati, Rubin arrivò alla conclusione di non avere niente da perdere. Avrebbe provato a partire per la Jamaica senza un soldo in tasca per vedere se fosse riuscito ad arrivare alla sua ”isola del tesoro”. Rubin viveva ad Atlanta. La Jamaica è vicina a Cuba. Per un viaggiatore normale, intendo con biglietto, è un’ora e mezzo di volo diretto, poca cosa. Ma l’aeroporto di Atlanta è il più importante d’America, insieme con quello di Chicago, e la sorveglianza è attentissima. Salire a bordo senza biglietto è un’impresa impossibile. Decise per un piano meno rischioso, per una lunga marcia a tappe di avvicinamento al suo sogno. Indossò quel che di meglio avesse e s’imbarcò su un treno verso il Sud, verso la Florida, la terra americana più vicina alla Jamaica.
• Viaggiare a sbafo sui treni non è difficile, neanche in America. Basta giocare ai quattro cantoni tra gabinetti e sedili e scompartimenti per sfuggire ai controllori. Il treno si fermò a Tallahassee, in Florida. Non era la Jamaica, ma era già qualcosa. Rubin gironzolò nella stazione, rubacchiò qualche cosa da mangiare nei buffet e nei fast food, tenne le orecchie bene aperte e scoprì quali merci erano in partenza per Miami. Salì come clandestino su un merci diretto sempre a Sud, dormendo sotto il telone di cerata che copriva macchinari destinati allo scalo di Miami. Si svegliò per il caldo, quando il sole della Florida del Sud riscaldò il telone come un forno a microonde. Fece l’autostop fino all’aeroporto e andò senza difficoltà fino alla porta d’imbarco per Montego Bay la capitale della Jamaica, volo American Airlines. Non esistono controlli dei passaporti per chi esce dagli Stati Uniti. Adocchiò una donnona grassa e sola, con una bambinona grassa dall’aria annoiata a rimorchio. Le si appiccicò dietro, come fossero una comitiva famigliare in viaggio e riuscì a sgattaiolare sull’aereo, girovagando per la carlinga fino a quando il portello fu chiuso, pronto a infilarsi nella toilette in caso disperato. Ma ebbe fortuna: alcuni posti in prima classe erano vuoti. Si sedette. L’assistente di volo gli sorrise subito e gli portò una bibita. Quando la fortuna gira bene, gira bene.
• Un’ora dopo era in Jamaica. Due ore dopo, grazie ad un autobus troppo affollato per preoccuparsi dei biglietti, era alle porte del paradiso, l’hotel Sandals. E fu qui che nell’ebbrezza del sogno quasi realizzato dopo 72 ore di viaggio, nell’eco ormai vicina e deliziosa delle risate di donne, dei tonfi dei corpi in acqua, nel ritmo morbido degli ”steel drums”, dei tamburi d’acciaio che suonano il reggae, Rubin si rilassò. E si fregò. «Are you alone?» lei è solo, l’apostrofò a bruciapelo un impiegato dell’hotel. Sì, rispose lui senza pensare, senza sapere. L’impiegato sorrise con l’aria del gatto che ha mangiato il canarino e allora qui non può stare. E perché? balbettò Rubin. Perché il Sandals, signore, disse quello calcando con sarcasmo sulla parola signore, è un albergo riservato esclusivamente alle coppie. Niente singles al Sandals. Poche ore più tardi sentendosi come Adamo cacciato dal Paradiso senza neppure uno straccio d’Eva, Rubin era al consolato americano di Montego Bay, con un biglietto di ritorno per Atlanta. Ma la storia ha un lieto fine: l’albergo, commosso da tanta tenacia e da tanta pubblicità gratuita, ha offerto a Rubin un mese di soggiorno in cambio di qualche ora di lavoro come garzone al bar della piscina. Il management dell’albergo ha posto una condizione, perché le regole sono regole: che non venga da solo. Nessun problema. Ha già una donna pronta ad accompagnarlo: la sua mamma. Il che, visto che Rubin ha appena 10 anni, non gli farà neanche male.