Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 9 giugno 1997
Proprio alla vigilia delle dure critiche di Scalfaro, ”la Padania”, giornale della Lega, è uscito con un titolone da prima pagina, a otto colonne, che deve aver sollevato più di un’emozione nel popolo di Bossi: «La secessione l’ha già fatta il Pil»
• Proprio alla vigilia delle dure critiche di Scalfaro, ”la Padania”, giornale della Lega, è uscito con un titolone da prima pagina, a otto colonne, che deve aver sollevato più di un’emozione nel popolo di Bossi: «La secessione l’ha già fatta il Pil». Nel testo, poi, si cita l’ultimo rapporto della Svimez sullo sviluppo del Mezzogiorno e si spiega che il Centronord e il Sud stanno ormai, e da tempo, viaggiando a velocità tali da allontanarsi sempre di più. Insomma forse non è vero che Bossi solo attraversando a piedi la Padania, da Torino a Venezia, riuscirà a provocarne la separazione dal resto del paese. Ma i fedeli leghisti possono sempre ben sperare nella talpa dell’economia che starebbe scavando sotto l’Italia per dividerla. Le regioni del Centronord crescono, nonostante tutto. Il Sud, invece, rimane fermo. Basterà attendere ancora qualche anno, questo è il ragionamento implicito, e un migliaio di comizi di Bossi, poi l’Italia si sarà divisa da sola. Nel senso che le sue due metà saranno talmente distanti una dall’altra da essere irriconoscibili, incomunicabili, insomma separate. Vi viene da ridere? Sbagliato. E per almeno un paio di buone ragioni. La prima è che quanto denunciato dal giornale della Lega, e dalla Svimez, è assolutamente corretto. A partire dal 1993 i percorsi economici del Sud e del Centronord sono diventati molto divergenti. Al punto che, da allora a oggi, le due aree si sono certamente allontanate più che avvicinate. L’Italia ha sempre avuto il problema di un Mezzogiorno troppo poco sviluppato e troppo indietro rispetto al Centronord. Ebbene, al di là di tutti i discorsi ufficiali, questo distacco a partire dal 1993 in avanti è cresciuto invece di diminuire.
• Questo significa che se il Mezzogiorno era un problema, ogni anno che passa lo è sempre di più. Le cifre sono chiarissime e non ammettono molte repliche. Se prendiamo in esame i dati dell’aumento del Pil dal 1994 al 1996 (tre anni), notiamo subito che, contro una crescita media di appena lo 0,7 per cento nel Sud, abbiamo una crescita annuale del 2,3 per cento nel Centronord. Il che significa che nel giro di appena tre anni (mille giorni), le aree più fortunate del paese sono cresciute (nonostante la crisi e tutto il resto) di quasi il 10 per cento mentre il Sud non è riuscito a crescere nemmeno del 3 per cento. Poiché già il Sud partiva da valori di benessere molto più bassi, è evidente che ormai sta perdendo strada a vista d’occhio. Questa differenza di velocità (naturalmente a valori invertiti) vale anche per quanto riguarda l’occupazione: negli ultimi tre anni nel Sud essa è diminuita in media dell’ 1,5 per cento all’anno mentre nel Centronord è diminuita di appena lo O,1 per cento ogni dodici mesi. Il che significa che nell’arco di mille giorni il Mezzogiorno ha perso quasi il 5 per cento della sua occupazione (già scarsa) mentre il Centronord ne ha perso poco più dello 0,3 per cento: dieci volte meno. Si potrebbe continuare a citare dati di questo genere per una settimana. E il risultato non cambierebbe mai. Ma perché accade questo? Perché il Sud, invece di avvicinarsi al Nord, si allontana? La ragione esiste, ed è molto semplice. Dal 1992 è in corso un processo di risanamento della finanza pubblica del paese. E questo comporta che i consumi interni siano tenuti bassi. L’economia italiana, cioè, non può crescere attraverso un allargamento dei consumi interni (degli acquisti degli italiani), ma deve cercare di crescere attraverso le esportazioni. Deve seguire cioè una sorta di modello giapponese.
• Ma, se questo è corretto e inevitabile (in caso contrario ripartirebbero inflazione e disavanzi pubblici), come conseguenza si ha che l’economia del Centronord, molto più attrezzata di quella del Sud, ne esce avvantaggiata. Nel Nordest insomma, caduto il mercato interno si sono messi a esportare come matti. Nel Sud, invece, caduto il mercato interno sono rimasti con le mani in mano e hanno assistito impotenti alla diminuzione della loro attività e della loro occupazione. Il modello giapponese, che abbiamo adottato e che sarà tipico dell’Italia ancora per molti anni, comporta appunto quello che proclama la ”Padania”: il Nord è messo in condizioni di crescere molto più in fretta del Sud, e quindi le due aree si allontanano. In mille giorni, quasi il dieci per cento di crescita complessiva al Nord e meno del 3 per cento al Sud. Il Nord, cioè, sta crescendo, e abbastanza stabilmente, a una velocità che è tripla rispetto a quella del Sud. E questi sono dati medi.
• Basterebbe prendere i dati della regione più fortunata del Nord e di quella più fortunata del Sud per vedere che nel Nordest c’è chi cresce anche dieci volte più in fretta di certe regioni meridionali. L’ altro giorno uno dei maggiori pubblicitari italiani mi spiegava che ormai anche per loro sta diventando difficile lavorare in questo paese perché in realtà cominciano ad essere due paesi, sia sotto l’aspetto della cultura che dei consumi. Fare campagne pubblicitarie, per qualsiasi prodotto, che vadano bene tanto al Nord quanto al Sud è sempre più complicato. Fra un po’ sarà quasi impossibile. Non ci si può rivolgere nello stesso modo a chi guadagna 100 di stipendio e a chi guadagna meno di 30. Insomma, si mobilitino pure i carabinieri, i magistrati, si sventolino le bandiere tricolori, si canti l’inno d’Italia, ma in mezzo all’Italia l’economia sta scavando un solco che ogni anno è sempre più grande. Questa è la pura verità. E non penso che magistrati e carabinieri siano in grado di rovesciare la direzione di marcia dell’economia. In questo caso servirebbe la politica. Ma la politica, oggi, è occupata altrove. Così il Sud va indietro.