Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 12 maggio 1997
Cragnotti lo ha licenziato a fine gennaio e adesso qualcuno è già pronto a sostenere che Zeman sfrutterà dal punto di vista umano e professionale l’esperienza che più di ogni altra cosa lo ha segnato nel corso della sua carriera
• Cragnotti lo ha licenziato a fine gennaio e adesso qualcuno è già pronto a sostenere che Zeman sfrutterà dal punto di vista umano e professionale l’esperienza che più di ogni altra cosa lo ha segnato nel corso della sua carriera. Chi sostiene questa teoria non conosce l’uomo e non stima il tecnico, coerente fino all’autolesionismo: se solo Zdenek fosse stato più ragionevole dopo le prime due stagioni da laziale, non sarebbe mai stato cacciato a metà della terza da Cragnotti, che il 27 gennaio mandò via per la prima volta un dipendente del suo gruppo. Il finanziere intuì che non avrebbe potuto prendere una decisione diversa: la Lazio, ormai, non rispondeva più alle sollecitazioni del suo maestro. Zeman non cambierà neanche stavolta: chiuso il laboratorio di Formello ne riaprirà un altro a Trigoria, senza modificare uno solo dei suoi metodi di lavoro. Zdenek è un uomo coerente, che crede solo in se stesso e da solo insegue il calcio perfetto. «Non c’è altro sistema di gioco con cui si possa coprire il campo meglio che con il 4-3-3, il valore dei giocatori conta poco mentre conta molto la loro disposizione al sacrificio». A Formello aveva rotto quasi con tutti, si era isolato perché non desiderava confrontarsi con gli altri, era stato anche idealmente abbandonato dai giocatori, che vedevano nel loro allenatore solo un capo e mai un padre di famiglia. Lo capì anche lui, nella primavera del ’96, quando riprese la Lazio a metà classifica e poi la condusse fino al terzo posto, eppure non cambiò due mesi dopo, alla vigilia del trasferimento a Frantiskovy Lazne, quando disse che la squadra di Okon, Protti e Buso era più forte di quella di Boksic, Winter e Di Matteo.
• Il boemo assumendo la direzione tecnica della squadra giallorossa trasferirà le regole che aveva imposto al Foggia e alla Lazio, senza modificarle perché mai le ha modificate. Zeman quando assume un incarico desidera sempre lavorare almeno venticinque-trenta giorni con il nuovo gruppo: ad Abtwil, sede del suo primo ritiro biancoceleste, restò ventinove giorni e ad un certo punto decise di organizzare una amichevole ogni quarantotto ore, nel tentativo di addestrare dal punto di vista tattico tutti i suoi giocatori. Il periodo di preparazione inizia a metà luglio e scatta con il famoso wash out, cioè una dieta a base di patate lesse e altre verdure cotte: a pasto e a cena per tre giorni consecutivi i giocatori della Roma non potranno mangiare altro e se qualcuno si facesse scoprire con un panino tra i denti (successe a Gascoigne, tanto per cambiare...) perderebbe immediatamente la stima del tecnico. Il luogo di lavoro deve avere caratteristiche precise: isolato e privo di distrazioni come bar e locali notturni, innanzitutto, ma anche distante da centri turistici di grande richiamo e possibilmente poco attraente anche per i tifosi. Dal punto di vista organizzativo la sede del ritiro (a proposito: nei frigoriferi delle camere non devono esserci bevande, meglio se non ci sono proprio i frigoriferi) deve consentire alla squadra di raggiungere il campo a piedi e deve avere un percorso in pianura di almeno due-tre chilometri. su quel tracciato che Zeman ricostruisce i muscoli dei suoi giocatori, che iniziano subito a correre da una base di almeno dieci chilometri al giorno
• Il boemo vuole essere assistito sempre da Vincenzo Cangelosi, l’unico collaboratore di cui si fida: è nello stesso tempo preparatore atletico e preparatore dei portieri, ma in ritiro ha anche il compito di seguire in bicicletta i giocatori lungo il famoso percorso di guerra. Due sedute di lavoro al giorno durante l’estate: la prima alle 9.30, la seconda alle 17.30. A Trigoria, durante la stagione, verrà modificato solo l’inizio dell’allenamento pomeridiano: le 14.30 con l’ora solare, le 16 con l’ora legale. Zeman dovrà mutare almeno una delle sue abitudini: abitando al Fleming, dove ha comprato un appartamento poco prima di essere licenziato, riusciva a tornare a pranzo a casa da Formello, ma la distanza che lo separerà da Trigoria non gli permetterà di mantenere un’usanza a cui teneva fin dai tempi di Foggia. Con i giocatori parlerà solo una volta, in gruppo: il primo giorno di lavoro stabilirà le sue regole chiare, decise e anche molto rigide. «Siete tutti uguali, per me partite sullo stesso piano, giovani e vecchi: scenderà in campo chi riterrò più in forma, gli altri non avranno spiegazioni altrimenti sarei costretto a dire delle bugie. Chi non gradisce, può andarsene subito». questo, più o meno, il discorso che fa ogni anno ai suoi giocatori all’inizio della stagione. Zdenek non gradisce i lamenti e gli atteggiamenti provocatori, accetta l’ironia (di cui è ampiamente dotato) e desidera sempre la massima educazione per difendere, anche nelle situazioni più delicate, l’immagine del club che rappresenta.
• I giocatori dovranno abituarsi a restare in tensione fino a quarantacinque minuti prima di ogni partita ufficiale: è quello il momento in cui Zeman comunica all’accompagnatore ufficiale il nome degli undici titolari e delle sette riserve. Il riscaldamento lo fanno tutti e diciotto, senza conoscere il loro destino. Nel corso di una settimana normale sono previste otto sedute: una di martedì, due di mercoledì, due di giovedì, due di venerdì e una di sabato. Quella del venerdì pomeriggio può essere annullata se di mattina la squadra ha lavorato con grande applicazione. Il raduno prima degli impegni casalinghi è previsto alle 19: i giocatori saranno liberi fino a quell’ora. Zeman è molto geloso della sua privacy e di quella della sua squadra: non ammette interferenze dei dirigenti e come punto di riferimento vuole avere una o al massimo due persone, cioè il presidente e il direttore sportivo. A Foggia non saliva sul pullman della squadra neanche Aniello Casillo, il suo amico del cuore.