Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 5 maggio 1997
Si è concluso ieri notte al Forum di via Rieti, tra lazzi e frizzi, il seminario ”Estetica hard
• Si è concluso ieri notte al Forum di via Rieti, tra lazzi e frizzi, il seminario ”Estetica hard. Forme, generi e linguaggi del cinema pornografico”, organizzato dalla Cattedra di Sociologia della comunicazione di massa dell’Università ”La Sapienza”.
Momento clou alle 20.30, quando la pornostar Selen, al tavolo dei relatori, è stata aggredita da certo Gabriele Paolini, 22 anni, che si definisce editore e scrittore (tra le sue opere, Patente, i nuovi quiz). Il giovane ha messo in mano alla pornodiva, con gesto plateale un preservativo srotolato di ingenti dimensioni. «Conoscendo la sua sensibilità - ha detto - accetti questo simbolo dell’informazione negata, dell’ipocrisia che impedisce un’efficace lotta all’aids». Con una certa diffidenza, Selen ha accolto tra due dita il reperto e lo ha esposto ai flash dei fotografi.
• Tutta la serata si è svolta sul doppio binario: quello togato delle relazioni accademiche e quello ridanciano delle battute provenienti da un fondo sala affollatissimo. In mattinata invece, Enrico Ghezzi, con il suo intervento, intitolato ghezzianamente ”Nulla senza fin(zion)e” aveva registrato un’audience di 30 spettatori. Roberta Tatafiore, ex redattrice di ”Noi donne”, nel pomeriggio aveva trovato un pubblico più fitto e popolare (con qualche presenza inquietante, decisamente extra universitaria). Relazionando sul dibattito interno alle femministe pro e contro la pornografia, si era schierata a favore della massima libertà espressiva in tutti i campi. Poi aveva presentato lo spezzone di un film porno americano, prodotto da un gruppo di donne e indirizzato a un pubblico femminile. La differenza di questo ”Porno New Age” - così viene definito - è che le donne, nelle scene calde, partecipano all’azione con atteggiamento paritetico e non sottomesso.
• Alle 21.30, accolto da un brusio compiaciuto, è stato presentato un altro spezzone, questa volta di Voyeur, un film di Mario Salieri, autore di culto. Dopo la sequenza dei titoli, in cui le attrici, a cominciare da Luana Borgia, fanno roteare la lingua, si presenta agli spettatori un quadretto familiare di tipo neorealista, in bianco e nero. Sullo schermo appare una citazione di Marx, che fa riferimento agli influssi dell’ambiente nella formazione dell’individuo. I personaggi vengono introdotti da una voce fuori campo. Sembra di stare in un film di Rossellini. Ma improvvisamente il sesso prorompe sullo schermo, nelle sue forme più esplicite. «Ecco, se vogliamo interrompere», dice Sergio G. Germani, uno dei relatori al convegno. Disappunto e risatine in sala. Poi iniziano le esposizioni dotte di Bruno Di Marino e altri, che, esibendo il linguaggio più astruso e settoriale possibile, tirano in ballo Visconti, la commistione dei generi e altre finezze.
• Salieri, che sembra un Abatantuono abbronzato, con occhialetti d’oro, interviene controvoglia: «Io sono solo un piccolo artigiano, castrato dalla impossibilità di fare cinema in questo paese». Cacciato dalla porta, ammette di essere in qualche modo riuscito a rientrare dalla finestra: «Mi diverto a fare quello che posso in questo settore, per puro spirito commerciale. Naturalmente cercando di tirare fuori il mio stile e alcune cose che mi interessano».
Selen, bella come una commessa media della Standa, lo difende: «Dice così, ma in realtà ha rivoluzionato il cinema porno. Lui sa far recitare gli attori, sa raccontare storie. In America hanno dovuto prendere atto del suo cinema. Lui ha il merito di avere alzato il livello». Sergio G. Germani, fine relatore al convegno, abbocca e si inoltra a sproloquiare su «ricerca non solo linguistica ma anche formale di un’immagine alta». Salieri non si scompone: «I miei sono film di fruizione masturbatoria». Fine della lezione.