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 1997  maggio 05 Lunedì calendario

Il disegno di legge costituzionale presentato da Prodi per far rientrare i Savoia in Italia si aggiunge agli altri dieci (otto firmati dal Polo, uno del Ppi, uno della Lega) depositati presso le Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato

• Il disegno di legge costituzionale presentato da Prodi per far rientrare i Savoia in Italia si aggiunge agli altri dieci (otto firmati dal Polo, uno del Ppi, uno della Lega) depositati presso le Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. Perché la norma transitoria (la XIII) della Costituzione venga effettivamente abrogata ci vorranno alcuni mesi: Camera e Senato devono votare due volte, con un intervallo di almeno tre mesi, e la seconda votazione deve avere la maggioranza assoluta (la metà più uno) dei consensi. Fra i contrari: i ministri Visco, Ciampi e Anna Finocchiaro, Umberto Bossi e Irene Pivetti, Fausto Bertinotti, Giorgio La Malfa (Pri), Paolo Cento (Verdi). Contrario anche il senatore a vita Leo Valiani che fu tra i deputati dell’Assemblea costituente: «Non vorrei che a quei tifatori di caos del nostro Paese si aggiungesse anche qualcuno che si crede il re Leka d’Albania e pensasse di andare in giro a raccogliere consensi e mettersi a fare l’agitatore». Dubbi in proposito dello storico inglese Denis Mack Smith: «Ci sarebbe davvero da temerlo se il figlio di Umberto, Vittorio Emanuele, fosse una persona in gamba. Ma non è un capo partito, è un innocente... No, mi rifiuto di considerarlo politicamente pericoloso». L’ultimo sondaggio sul rientro dei Savoia dava l’82 per cento di favorevoli e l’11 per cento di contrari. I Savoia lasciarono l’Italia salpando sulla ”Duca degli Abruzzi” dal porto di Napoli all’alba del 6 giugno 1946, quattro giorni dopo il referendum che abrogava la monarchia (vinsero i sostenitori della Repubblica con uno scarto di solo 2 milioni e 8.596 voti, Napoli ebbe la maggior concentrazione di voti per la monarchia). Il re Umberto II si rifugiò, da solo, in Portogallo. Sua moglie Maria Josè e i quattro figli andarono in Svizzera. Se avessero vinto i monarchici Umberto II avrebbe mantenuto in vigore lo Statuto albertino (risalente al 1848), riformato il Senato, creato una Corte costituzionale, concesso le autonomie regionali. Avrebbe anche voluto che l’Italia partecipasse a una superpotenza europea in modo da inserirsi autorevolmente fra Stati Uniti e Urss. In poltica interna avrebbe visto bene i socialisti al governo. Pensava a Nenni e a Saragat (sintonia, in questo, con la moglie che ammise una volta di esser socialista). Per il rientro, i Savoia sognano uno sbarco al porto di Napoli, col sole al tramonto.
• Il 17 novembre 1938 Vittorio Emanuele III, «ritenuta la necessità urgente ed assoluta di provvedere», promulga le leggi razziali: vietati i matrimoni misti, espulsi dalle Forze armate gli ufficiali e le reclute ebrei, confermata l’istituzione, decisa tre mesi prima dal governo fascista, di un ”Consiglio Superiore per la demografia e la razza”, da allocare presso il ministero dell’Interno e a cui affidare politicamente la campagana razziale e l’esclusione dalle scuole statali di insegnanti e studenti ebrei. Il primo maggio, interrogato dal Tg2 su questi provvedimenti Vittorio Emanuele di Savoia ha detto: «No, io per quelle leggi non devo chiedere scusa. E poi non sono così terribili». Ne sono seguite polemiche giornalistiche e l’erede al trono ha allora fatto marcia indietro, dichiarando di essere stato preso alla sprovvista e di non avere capito bene la domanda.
• «Il rientro dei Savoia in Italia avrebbe un senso, e una sua dignità storica, se avvenisse in silenzio e con la massima discrezione. Perché non c’è niente da celebrare, cinquant’anni dopo, se non il perdono che il paese ha deciso di concedere agli eredi di quel re che prima avallò la dittatura e poi lo abbandonò nelle spire della guerra e della rovina civile. Ma così, purtroppo, non sarà. Vittorio Emanuele, con un sorriso da crociera, ha già annunciato il suo sbarco a Napoli (mancano solo l’orario dell’attracco e il tipo di cocktail che agiterà in una mano), e non è difficile prevedere la canea di telecamere e taccuini, il corteo di damazze, la ressa di nullafacenti che non vedono l’ora di riorganizzare già sul molo una parodia di corte. Poi ci si è messo Gianfranco Fini (per l’occasione ha rubato il mestiere a Rauti) che ha voluto attaccare al trenino dei Savoia anche un inatteso vagone piombato, chiedendo di abolire anche le norme che vietano la ricostituzione del partito fascista. Il rientro degli esuli, insomma, avverrà inevitabilmente in un clima pesante. Per alleggerirlo, e rendercelo accettabile, i Savoia dovrebbero dimostrare di essere, se non dei re, almeno dei signori. Il pronostico non è favorevole».
• «Perchè festeggiamo quest’uomo? Abbiamo finito gli esseri umani? » (frase di Milton Berle apposta come didascalia a una foto di Vittorio Emanuele di Savoia).