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 1997  aprile 28 Lunedì calendario

Mi scuso per la citazione abusata (’Sfortunato quel paese che ha bisogno di eroi”), ma l’eroe è personaggio che le mitologie dotano di poteri sovrumani affinché faccia quello che le persone normali non possono fare

• Mi scuso per la citazione abusata (’Sfortunato quel paese che ha bisogno di eroi”), ma l’eroe è personaggio che le mitologie dotano di poteri sovrumani affinché faccia quello che le persone normali non possono fare. Invocarlo denuncia sempre una sindrome d’impotenza, credere che ci sia è una scusa per non fare. Se in un paese le ferrovie non funzionano non bisogna invocare un eroe salvatore, ma chiedersi se la colpa è dei capistazione, del direttore generale, di chi altro. Uno degli atteggiamenti più patetici in questo secolo (credo che la colpa sia di Julien Benda) è di lamentare per qualsiasi crisi sociale o politica il tradimento degli intellettuali, oppure invocarli per risolvere tutti i problemi difficili. Una volta Jacques Attali aveva convocato un congresso di dimensioni mostruose a Parigi sul tema ”gli intellettuali e le crisi del nostro secolo” e il mio intervento si era limitato a poche parole: «Badate che gli intellettuali, per mestiere, le crisi le creano, ma non le risolvono». Creare le crisi non è una cosa cattiva. Scienziati, filosofi, scrittori parlano per dire: «Credevate che le cose stessero così, e invece vi state crogiolando in un’illusione perché stanno in un modo tremendamente più complesso». Questo hanno fatto gli intellettuali che abbiamo studiato a scuola, si chiamassero Parmenide, Einstein, Kant, Darwin, Machiavelli o Joyce.
• Se li si prende per quel che sanno dire (quando ci riescono) gli intellettuali sono utili alla società, ma solo nei tempi lunghi. Nei tempi brevi possono essere solo professionisti della parola e della ricerca, che possono amministrare una scuola, fare l’ufficio stampa di un partito o di una azienda, suonare il piffero alla rivoluzione, ma non svolgono la loro specifica funzione. Dire che essi lavorano nei tempi lunghi significa che svolgono la loro funzione prima e dopo, mai durante gli eventi. Un economista o un geografo potevano lanciare un allarme sulla trasformazione dei trasporti via terra nel momento in cui è entrato in scena il vapore, e potevano analizzare vantaggi e inconvenienti futuri di questa trasformazione; o compiere cento anni dopo uno studio per dimostrare come quell’invenzione aveva rivoluzionato la nostra vita. Ma nel momento in cui le aziende di diligenze andavano in rovina o le prime locomotive si fermavano per strada, non avevano nulla da proporre, in ogni caso assai meno di un postiglione o di un macchinista, e chi avesse invocato la loro alata parola si sarebbe comportato come chi rimproverasse Platone di non aver proposto un rimedio per la gastrite. Quando la casa brucia, l’intellettuale può solo cercare di comportarsi da persona normale e di buon senso, come tutti, ma se ritiene di avere una missione specifica si illude, e chi lo invoca è un isterico che ha dimenticato il numero telefonico dei pompieri.
• Un sociologo avveduto poteva avvertire trent’anni fa che lo sviluppo del benessere, accompagnato dal ritardato ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, avrebbe prodotto fenomeni di smarrimento giovanile (droga o sassi dal cavalcavia) e in tal senso avrebbe potuto suggerire come prevenire il fenomeno. Ma nel momento in cui i ragazzi gettano i sassi dal cavalcavia l’unica cosa che si può chiedere all’intellettuale è di non tirarli anche lui. Se lancia un appello contro i sassi dal cavalcavia non si comporta da intellettuale ma semplicemente approfitta di una pubblica disgrazia per fare una bella figura, oltretutto lucrando il compenso per l’articolo. A quel punto la salvezza non viene dall’intellettuale ma dalle pattuglie di polizia, o dai legislatori.
• C’è solo un caso in cui l’intellettuale ha una funzione rispetto a eventi in corso. Quando sta accadendo qualcosa di grave e nessuno se ne accorge. Solo in quei casi un suo appello può servire come allarme. vero che in tal caso svolgerebbe azione intellettuale chiunque lanciasse l’appello, anche se facesse l’idraulico, però è possibile che la pubblica notorietà di qualcuno possa rendere l’appello più percepibile (vedi il ”j’accuse” di Zola). Ma queste cose hanno senso solo se nessuno si era ancora accorto che qualcosa non funzionava. Se invece del problema sono coscienti tutti, l’intellettuale in quanto tale è meglio che non ingombri inutilmente (per dire cose che pensa già anche il suo portinaio) pagine di giornali e riviste che debbono essere lasciate invece libere per notizie e dibattiti ben più urgenti. Rispetto ai quali deve comportarsi come dovrebbe fare in quel frangente ogni cittadino responsabile.
Cosa deve fare l’intellettuale se il sindaco di Milano si rifiuta di accogliere quattro albanesi? tempo perso se gli ricorda alcuni immortali principi, perché se colui non li ha introiettati alla sua età non cambierà idea leggendo un appello; l’intellettuale serio a quel punto dovrebbe lavorare per riscrivere i libri scolastici su cui studierà il nipote di quel sindaco, ed è il massimo (e il meglio) che gli si possa chiedere.