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 1997  aprile 21 Lunedì calendario

Quando decidono che il loro gruppo deve votare a favore sembrano Fonzie, quello di ”Happy Days”: pugno chiuso e pollice in alto

• Quando decidono che il loro gruppo deve votare a favore sembrano Fonzie, quello di ”Happy Days”: pugno chiuso e pollice in alto. Manca solo l’«ehy!» o lo «uauauauau!» pronunciato con voce sensuale e intonazione a stelle e strisce, ma il concetto è quello. Quando invece stabiliscono che i propri compagni devono bocciare un disegno di legge o un emendamento, invertono il pollice come gli imperatori nel Colosseo: e, infatti, quando il pollice è verso, il provvedimento in questione fa generalmente la stessa tragica fine dei gladiatori nell’arena. Quando si astengono infine, si rivolgono ai propri colleghi di partito col pugno chiuso. Motivo per cui quelli di Rifondazione vorrebbero sempre astenersi. E invece, una volta, proprio l’altro giorno, Giovanni De Murtas ha alzato il pollice in alto. Era la volta sbagliata e il povero deputato comunista sardo è stato sottoposto a un processino per aver indotto i compagni Rifondatori a votare a favore di un maxiemendamento sull’emittenza contro cui i Bertinotti-boys avevano fatto fuoco e fiamme. Per la cronaca, il processino si è concluso con l’assoluzione per insufficienza di prove e la colpa è stata data all’eccessiva velocità con cui Luciano Violante aveva posto in votazione gli emendamenti, inducendo il povero De Murtas all’errore.
•  una brutta vita quella dei deputati a cui i rispettivi gruppi assegnano il compito di indicare la linea ai colleghi: gratificazioni poche, rischi altissimi. Basta un attimo di distrazione, una lettura affrettata, un subemendamento assorbito da un maxiemendamento (evento che fa paura solo a pronunciarlo) e i malcapitati passano dei brutti quarti d’ora: è rimasto nelle cronache dell’ultima finanziaria il pollice alzato dal deputato di Forza Italia Luca Danese a favore dell’emendamento che aumentava l’Iva su Telepiù, provvedimento che pare non fosse in cima ai desideri di Silvio Berlusconi. «In quell’occasione - spiega il leghista Edouard Ballaman, autore dell’emendamento che toglieva soldi alla Tv a pagamento per deviarli verso le scuole di montagna - Danese, che rappresentava Forza Italia nel comitato dei nove, si accorse che i deputati della maggioranza scarseggiavano e si fece tradire dalla voglia di mettere sotto il governo. La mia abilità fu quella di scrivere l’emendamento in modo quasi incomprensibile: mi riferii all’articolo 123 bis, tabella B, del Dpr 633 relativo alle radiodiffusioni circolari. Nessuno capì che si parlava di pay-tv».
• Nella difficile arte di alzare e abbassare i pollici, Ballaman è uno dei maestri. O forse uno degli studenti: perché, per i deputati che vengono investiti del compito di dare la linea al proprio gruppo, la preparazione delle sedute richiede notti in bianco per studiarsi migliaia di emendamenti. Non c’è alternativa: perché in pochi secondi bisogna decidere come voteranno decine di compagni, in qualche caso centinaia, e qualunque incertezza potrebbe portare all’errore tutto il gruppo. Studiare o sbagliare, ”tertium non datur”. O forse sì, c’è pure la terza via, la linea post-dc: «Bisogna stare attenti - spiega il buttiglioniano Angelo Sanza - agli emendamenti precedenti. Molto spesso le proposte di modifica vengono votate a gruppi ed emendamenti simili si susseguono». Pollice in alto e pollice verso, pollice verso e pollice in alto. In questi giorni, in cui si vota su decine di decreti e migliaia di emendamenti alla Finanziaria, i malcapitati deputati incaricati di segnalare la linea dei rispettivi gruppi rischiano di slogarsi le dita. «I nostri, poi - ride il riformatore di Forza Italia, Peppino Calderisi - sono sempre un po’ indecisi, spesso tengono il pollice a metà strada, prontissimo a girarsi in velocità».
• Perché il lavoro del deputato-semaforo è davvero difficile, soprattutto quando presiede Luciano Violante, che gestisce l’aula con l’efficienza di un manager e la velocità di un dj: «Luciano è un fenomeno - commenta l’azzurro AIfredo Biondi, che di Violante è il vice - ma si fatica a stargli dietro. Quando presiedo io, cerco di andare più lentamente, perché altrimenti il lavoro di quei poveretti che devono alzare il pollice diventa improbo. Solo i pidiessini Guerra e Campatelli e il nostro ingegner Calderisi sono in grado di andare al suo ritmo». E dopo l’omaggio ai fuoriclasse di oggi, Biondi ricorda i fuoriclasse assoluti: «Credo che siano stati il comunista Pochetti, che non ho mai visto sbagliare, e il mio collega liberale Giomo. Due stili diversi, entrambi quasi perfetti». Passa un altro vicepresidente, il Popolare Lorenzo Acquarone, e ride: «Caro Alfredo, fortunatamente noi stiamo dall’altra parte dell’aula e non ci tocca mai». Parabola perfetta della dura vita dell’uomo-dito. Perché quello di alzare e abbassare il pollice è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo. Meglio se è il collega del banco accanto.