Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  marzo 24 Lunedì calendario

Le accuse di diffamazione possono costare molto care negli Stati Uniti: la Dow Jones e il suo quotidiano ”Wall Street Journal” sono stati condannati a pagare un risarcimento record da 222,7 milioni di dollari (oltre 370 miliardi di lire) per un articolo pubblicato nel 1993 sulle vicissitudini della società finanziaria texana Mmar

• Le accuse di diffamazione possono costare molto care negli Stati Uniti: la Dow Jones e il suo quotidiano ”Wall Street Journal” sono stati condannati a pagare un risarcimento record da 222,7 milioni di dollari (oltre 370 miliardi di lire) per un articolo pubblicato nel 1993 sulle vicissitudini della società finanziaria texana Mmar. La Dow Jones ha annunciato l’immediata richiesta di sospensione della sentenza di primo grado e il ricorso in appello. Ma la colossale multa - quattro volte il precedente record e superiore anche ai 190 milioni di dollari di utili dell’azienda nel 1996 - ha scosso profondamente il mondo della stampa e dell’editoria americana.
• «Se venisse confermata - ha dichiarato Floyd Abrams, avvocato specializzato nelle cause sulla libertà d’espressione - potrebbe lasciare tracce indelebili in campo giornalistico e legale». A cominciare dal moltiplicarsi, avvertono gli esperti, dei rischi corsi dalle aziende del settore: la copertura assicurativa nei casi di diffamazione non supera tradizionalmente i 50 milioni di dollari e nell’attuale caso del ”Journal” è di 45 milioni di dollari. Le decisioni contro le società di mass media vengono spesso ”corrette” in appello: tra il luglio 1994 e il giugno 1996, ricorda il Libel Defense Resource Center, il 60% delle sentenze sono state ridotte, rinviate ai tribunali di primo grado o annullate. Finora, così, i danni più elevati confermati da una corte d’appello sono stati quelli contro la rete televisiva Cbs: 3,05 milioni di dollari, circa 5 miliardi di lire, per un servizio che accusava la Brown and Williamson di voler vendere sigarette ai bambini. Il precedente record in un tribunale di primo grado spettava già al Texas: la A. H. Belo, che possiede stazioni televisive e giornali a Dallas, nel 1991 fu condannata a pagare 58 milioni di dollari. Il caso, tuttavia, si concluse con un accordo extragiudiziale per una cifra mai rivelata.
• I riflettori delle giurie americane, però, sono oggi sempre più puntati su giornali e televisioni. Quest’anno il network Abc è stato condannato a danni per 5,5 milioni di dollari sull’onda di un servizio sulla catena alimentare Food Lion condotto con l’uso di telecamere nascoste e giornalisti in incognito. La stessa Abc era stata ”multata” a dicembre di 10 milioni di dollari per aver diffamato un finanziere della Florida. Mentre la scorsa estate era stata la volta della Knight-Ridder: l’azienda si accordò per pagare 24 milioni di dollari dopo una lunga battaglia legale. La causa contro il ”Wall Street Journal” nasce da un articolo pubblicato il 21 ottobre 1993 sulla società di brokeraggio Mmar Group. Il gruppo fallì poche settimane dopo e accusò il ”Journal” di essere responsabile del tracollo. Il tribunale federale di Houston ha ora riconosciuto il quotidiano colpevole di cinque affermazioni «false» e «diffamatorie». La Mmar era diventata un controverso protagonista nella vendita di strumenti finanziari derivati garantiti da mutui . E ancora oggi si trova al centro di un caso giudiziario: il fondo pensione dei dipendenti pubblici della Louisiana, uno dei suoi principali clienti, l’ha denunciata per alcune irregolarità nei prezzi dei titoli.
• Il tribunale ha però bocciato la tesi degli avvocati della Dow Jones, che hanno definito le affermazioni critiche contenute nell’articolo accurate o sostanzialmente vere. «Raccontare le difficoltà di una società - ha dichiarato il direttore del ”Wall Street Journal” Paul Steiger - non significa provocarle». Nel frattempo sono arrivate le prese di posizione delle associazioni di difesa della libertà di stampa. « un precedente pericoloso - ha detto Sandra Barton del Legal Defense Resource Center -. Sembra una vendetta». Ma gli esperti sottolineano il clima di scetticismo nei confronti dei mass media: un sondaggio del Pew Research Center mostra che il 37% degli americani crede nella loro attendibilità mentre il 56% li giudica «spesso imprecisi».