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 1997  marzo 10 Lunedì calendario

Forse non è una buona idea contrapporre, come fanno alcuni politici, ministri, economisti o tecnici, i ragazzi senza lavoro e i vecchi con la pensione, lasciando intendere che quanto finora è andato agli anziani deve da ora in poi spettare ai giovani, e allineando brutti ragionamenti

• Forse non è una buona idea contrapporre, come fanno alcuni politici, ministri, economisti o tecnici, i ragazzi senza lavoro e i vecchi con la pensione, lasciando intendere che quanto finora è andato agli anziani deve da ora in poi spettare ai giovani, e allineando brutti ragionamenti. Con toni allarmati e sgomenti si annuncia che in Italia i vecchi, oggi tredici milioni, saranno venticinque milioni nel 2027, una massa costosissima dal punto di vista previdenziale e sanitario: e allora? che vogliamo fare, ammazzarli? eliminare i vecchi perché vecchi? lasciarli morire d’inedia senza neppure la pensione, anche se per quella pensione loro e i loro datori di lavoro magari hanno pagato contributi per decenni? Con toni pragmatici si ipotizza di tener lontani i vecchi malati dagli ospedali, assistendoli eventualmente a casa oppure mettendoli in appositi cronicari: come se quei vecchi, non diversamente da ogni altro, non avessero pagato durante tutta la vita tasse e contributi per una Sanità disastrata e parziale. Con toni virtuosi, si tende a descrivere i pensionati come privilegiati, e si sostiene che a simili privilegi abbiano diritto anche (o più?) i giovani disoccupati.
• Naturalmente, sappiamo benissimo tutti che alcune leggi e disposizioni sulle pensioni hanno un’origine elettoral-clientelare (tu mi voti, e io ti consento di andare in pensione a quarant’anni; tu mi voti, e io ti regalo una pensione d’invalidità), che a suo tempo vennero elaborate e concesse senza preoccuparsi troppo di come avrebbe fatto poi lo Stato a pagare. Naturalmente, sappiamo benissimo tutti che correggere gli errori anche legislativi commessi in passato è una caratteristica delle democrazie.
• Ma, a parte il giusto motto ”calma e gesso” del presidente del Consiglio, è difficile avere molta fiducia nei nuovi Robin Hood che dicono di voler togliere ai vecchi per dare ai giovani. Non si finirà per togliere senza dare? L’ esperienza dei licenziamenti giustificati con la necessità di procurare lavoro ai giovani non è rassicurante: perlopiù è andata a finire che i lavoratori hanno perso il lavoro, i disoccupati non l’hanno trovato e non sono stati assunti, le aziende pubbliche o private hanno risparmiato, gli utenti e i consumatori hanno avuto servizi e prodotti peggiori. Pare che da noi, per ridurre le spese dello Stato o delle imprese, ci sia sempre bisogno d’un motivo demagogicamente presentato come nobile e fatale, dall’entrare in Europa al fare largo ai giovani: però non è da disfattisti temere che le uniche novità restino gli aumenti di tasse, i tagli alle pensioni e i licenziamenti.
• Nel caso particolare, le conseguenze possono essere le peggiori. In Italia troppi fenomeni supernegativi (mafia, servizi deviati, evasione fiscale, malasanità) esistono da oltre cinquant’anni senza venir corretti e neanche sfiorati, ma una guerra generazionale di giovani contro vecchi non c’è mai stata (almeno sul piano sociale, poi i conflitti biologici, psicologici e famigliari sono un’altra cosa). Vogliamo dichiararla proprio adesso, con tutte le implicazioni di inciviltà, intolleranza e razzismo che può comportare? Con le parole bisogna andare piano: neppure è bello umiliare gli italiani anziani, sempre più numerosi nell’invecchiamento della società, parlando di loro nei discorsi ufficiali e programmatici senza rispetto, con impazienza, come fossero pesi rovinosi, ingombri superflui, ostacoli all’economia, una sciagura che sarebbe tanto utile veder di colpo scomparire; non è bello addolorarli, ferirli, farli sentire soli e disprezzati, farli disperare.