Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 10 marzo 1997
Si chiama Youngtown, città giovane, ma il nome non inganni
• Si chiama Youngtown, città giovane, ma il nome non inganni. Quelli che l’hanno fondata, nel 1954, poco fuori Phoenix, in Arizona, la chiamarono così solo perché i suoi abitanti, tutti pensionati, si sentissero «giovani nel cuore». E infatti adesso che due giovani ”veri” hanno osato stabilirvisi, il Consiglio comunale di Youngtown ha decretato la loro espulsione. Non perché abbiano fatto qualcosa di storto ma semplicemente perché non hanno l’età. Certo, le circostanze che hanno portato lì i due ragazzi hanno commosso molti di loro (Chaz Cope, 16 anni, si è rifugiato dai nonni per sfuggire a un patrigno ubriacone e manesco; Deserae Carrie, anche lei 16 anni, si è ritrovata sola dopo che sua madre, malata di cancro, è stata ricoverata in ospedale dove sta consumando gli ultimi giorni); ma di fronte alla legge, si sa, i sentimenti passano in secondo piano.
• La legge infatti dice che la discriminazione è vietata sulla base della razza, del credo religioso, del sesso, ma non fa nessun accenno all’età. Anzi, se in una comunità l’80 per cento delle case è abitata da almeno una persona al di sopra dei 55 anni, quella comunità può essere registrata come ”adulta”, e questo le consente cose come il coprifuoco alle 7 di sera per i ragazzi ”in visita” o la loro cacciata nel caso in cui pretendano di mettere le radici, come Chaz e Deserae.
• Se chiedete agli abitanti di Youngtown il perché di tanto accanimento vi rispondono che i ragazzi (non loro due in particolare ma i loro coetanei in genere) disturbano la quiete e hanno un atteggiamento ”di disprezzo” nei confronti dei vecchi. Ma se insistete un po’ la ragione vera salta fuori. Se si accettano i ragazzi bisogna creare le scuole, se si creano le scuole bisogna pagare le tasse.
• La disputa è ancora in corso perché il ministro della Giustizia dell’Arizona, Grant Woods, ha temporaneamente sospeso il decreto di espulsione e se la sta vedendo con gli avvocati di Youngtown. Ma le sue possibilità di ”resistenza” sono dubbie. Prima di tutto perché elettoralmente parlando il suo atteggiamento è una specie di suicidio; in secondo luogo perché quella dei pensionati è oggi la maggiore ”industria” dell’Arizona, seconda solo alla Florida nella scelta degli americani del luogo in cui andare ad aspettare la morte. L’anno scorso, è stato calcolato, i pensionati ”emigrati” lì hanno speso qualcosa come 14 miliardi di dollari, quasi 25.000 miliardi di lire.