Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 27 gennaio 1997
I sassi sulle autostrade non sono una questione che riguarda solo pochi balordi di provincia
• I sassi sulle autostrade non sono una questione che riguarda solo pochi balordi di provincia. Un sondaggio di un centro di ricerca salesiano - condotto prima dei fatti recenti e quindi da essi non influenzati - rivela l’esistenza di una fascia di giovani tra i 14 e i 19 anni che non solo non disapprova i lanci di pietre, ma, in alcuni casi, vorrebbe addirittura parteciparvi. L’episodio di Tortona deve essere quindi considerato come la manifestazione di una condizione piuttosto diffusa che va collegata con la più generale realtà economico-sociale dell’Italia.
• A moltissimi giovani italiani, compresi gli indiziati di Tortona, famiglie premurose, anche se non danarose, garantiscono un reddito da spendere in divertimenti ma non possono procurare loro un’occupazione. più facile che un giovane oggi disponga di un telefonino che di un lavoro e il lavoro, quando c’è, è spesso marginale, deresponsabilizzato, con scarse capacità di crescita. Si pensa di risolvere i problemi dei giovani - e della società in genere - con soluzioni solo materiali, senza trasmettere scale di valori e criteri di scelta.
• E così la Regione Friuli-Venezia Giulia stanzia miliardi per ”blindare” i cavalcavia contro il lancio delle pietre ma non risulta che abbia previsto alcuna spesa per convincere i giovani a non tirarle; in alcune scuole secondarie si pensa di rendere disponibili i preservativi agli studenti ma non sempre si parla loro dei princìpi di una sessualità responsabile; scuola superiore e università offrono materie sempre più specialistiche ma nessuno insegna ai giovani a prendere decisioni assumendosene la responsabilità.
• Spesso i segnali sono della più assoluta confusione. Per prendere solo l’esempio della magistratura - al di là dell’assurdità della sentenza Sofri, mentre i presunti responsabili dell’assassinio del piccolo Nicholas Greene sono stati disinvoltamente liberati - negli ultimi mesi svariati tribunali, di diverso livello, hanno affermato che è lecito bestemmiare, regalare droga agli amici, copiare agli esami, lanciare insulti nei luoghi di lavoro, non timbrare il cartellino. Può darsi che le sentenze fossero giustificabili nei singoli casi, ma, grazie anche alla grossolanità dei mezzi d’informazione, l’impressione che i giovani ne ricavano è quella di un Paese in cui tutto è permesso. Del resto, appena il 3 per cento dei reati viene punito e il sistema giudiziario non riesce a garantire il pagamento dei debiti e le altre forme di giustizia amministrativa. Che male ci può mai essere, in una società del genere, a tirare le pietre? Va aggiunto che la struttura salariale che ci siamo costruiti rende difficile assumere i giovani, mentre considera sacre le pensioni. E chi, avendo un lavoro, vuole uscire dalla famiglia d’origine va incontro a costi e difficoltà non piccole. Ancora maggiori sono le difficoltà delle famiglie giovani che vogliono mettere al mondo dei figli. Meglio allora vivere in maniera effimera, scommettendo oziosamente se il sasso colpirà l’auto che passa veloce sotto il cavalcavia.