Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 20 gennaio 1997
La signora O’Dell è in Italia, per ringraziare quelli che han premuto sulla giustizia americana, affinché non eseguisse la condanna a morte di suo marito
• La signora O’Dell è in Italia, per ringraziare quelli che han premuto sulla giustizia americana, affinché non eseguisse la condanna a morte di suo marito. Quindi, presidente della Camera, del Senato, gruppi politici, giornalisti, capo della Chiesa. La Chiesa si è mossa per prima, contro l’esecuzione di O’Dell, e si è mossa per unica contro l’esecuzione di quei tre condannati in una sola notte. Con O’Dell ha avuto successo, con i tre non è stata ascoltata: ma nessun dubbio che la Chiesa cattolica ha creato un urto potente contro l’opinione pubblica americana, i media, le istituzioni.
• L’attività della Chiesa «contro» la condanna a morte è così decisa e palese, da indurci a rileggere quel punto del catechismo in cui invece stabilisce che la condanna a morte è legittima, che gli Stati hanno il diritto di applicarla. La rilettura ci porta ad una conclusione: è un articolo contradditorio, con ogni probabilità quel che lo aggroviglia e lo devia è la sua debolezza linguistica. la lingua che ha tradito l’estensore di quel testo. All’inizio dell’articolo, voleva dire una cosa; alla fine, ne dice un’altra. Sicché è possibile e perfino semplice una correzione, senza che questo significhi una contraddizione.
• Sarebbe anzi una prova di coerenza. Leggiamolo, l’articolo n° 2266, pag. 557 del «Catechismo»: «Difendere il bene comune della società esige che si ponga l’aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, l’insegnamento tradizionale della Chiesa ha riconosciuto fondato il diritto e il dovere della legittima autorità pubblica di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto, senza escludere, in casi di estrema gravità, la pena di morte». Dice che bisogna difendere il bene comune, a qualunque costo. Giusto. Che l’autorità legittima ha il diritto-dovere di provvedere a questo, anche togliendo la vita. Giusto. Perché l’aggressore deve essere messo in condizione di non nuocere. Giusto. A questo punto l’autore scivola, e viene trascinato, senza accorgersene, dal «diritto di uccidere» chi sta per nuocere al «diritto di condannare a morte», che è tutt’altra cosa, perché la condanna a morte elimina uno che è già stato preso e giudicato e messo in prigione e che non può più nuocere a nessuno.
• L’autore aveva affermato un concetto nuovo, ma lo ha male esemplificato. Voleva dire: «l’insegnamento della Chiesa riconosce fondato il diritto e il dovere della legittima autorità di ricorrere a mezzi proporzionali alla gravità del delitto da impedire, senza escludere il diritto di uccidere». In questo modo il comandamento che dice «Non uccidere» non sarebbe tradito o rinnegato, ma applicato: non uccidere nessuno, e se ci sono dei criminali che stanno per uccidere fermali con ogni mezzo. Riscrivere in questo senso l’articolo significherebbe ristabilire il suo giusto spirito. Non sarebbe una correzione etica, ma soltanto linguistica. La Chiesa potrebbe farlo in silenzio, alla prima ristampa del testo.