Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 23 dicembre 1996
Mancavano pochi giorni al Natale dell’88, quando Craig Shergold cominciò a lamentarsi per un insopportabile dolore alle orecchie
• Mancavano pochi giorni al Natale dell’88, quando Craig Shergold cominciò a lamentarsi per un insopportabile dolore alle orecchie. Nove anni, figlio di un camionista inglese, Craig non era tipo da far capricci a vuoto. Infatti, i medici diagnosticarono un grosso tumore al cervello e avvertirono i genitori: «Potrebbe morire anche stanotte». Qualche giorno dopo, una prognosi appena più ottimista: «Sopravviverà solo qualche mese». Furono le infermiere a escogitare un surrogato d’immortalità: potresti entrare nel Guinness dei primati, gli proposero. Ma a quale record mondiale poteva aspirare un bimbo condannato a morte? L’unico possibile: raccogliere il massimo numero di cartoline d’auguri. L’appello guadagnò il clamore dei giornali, i biglietti affluirono da tutto il mondo. E Craig tirava avanti, non moriva.
• In mezzo a tante cartoline, un giorno arrivò una lettera. La mandava John Kluge, considerato a quei tempi l’uomo più ricco d’America. Offriva di pagare a Craig un’operazione di alta chirurgia negli Stati Uniti. L’intervento avvenne il 1º marzo del 1991. Il tumore fu quasi completamente estirpato, i medici dichiararono Craig guarito. Adesso ha sedici anni, e il suo nome è nel Guinness: prima dell’operazione, il conteggio delle cartoline era già arrivato a quota 33 milioni.
• La favola bella si è conclusa cinque anni fa. Quella che sopravvive inestirpabile, da allora, è una sua grottesca parodia, un mostro comunicazionale e tecnologico con venature di superstizione che vive di vita propria. Perché la mobilitazione per Craig Shergold non è finita con la sua guarigione. Alimentata senza posa da gente di buona volontà che non ha saputo del lieto fine, ha continuato a essere diffusa su tutto il pianeta per lettera, per fax, per telefono, e negli ultimi tempi via Internet. Ha subìto anche diverse trasmutazioni: il nome del bambino è diventato Greg, il cognome Sherwood, e talvolta Sherfold; adesso colleziona biglietti da visita. Spesso assume le sembianze - e tocca le discutibili corde - delle classiche ”catene di Sant’Antonio”.
• Niente, ormai, sembra in grado di fermare la valanga. Non ci sono riusciti i maggiori giornali americani, dal ”New York Times” a ”People”, dedicando articoli alla vicenda. Non c’è riuscita la madre di Craig, con un appello sulla Bbc. Una delle fondazioni americane che ricevono le cartoline per Craig ha smesso di contarle quando hanno raggiunto quota 60 milioni; ora ritiene che abbiano oltrepassato la soglia dei 100 milioni. Le autorità della Georgia, insospettite dalla richiesta di biglietti da visita che ha sostituito quella di cartoline, hanno indagato per verificare se qualcuno stava sfruttando la situazione per costruirsi un ciclopico archivio di potenziali contatti d’affari.Verdetto: è solo una campagna umanitaria sfuggita di mano. Qualcosa di buono, comunque, ne è scaturito: rivedendo buste e cartoline ai collezionisti di francobolli, si raccolgono soldi per le richerche sulla leucemia.