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 1998  giugno 01 Lunedì calendario

Il vice Ministro del petrolio iraniano Ali Majedi ha annunciato un’asta internazionale che assegnerà la commessa per la costruzione (in tre stadi) di un oleodotto in territorio iraniano

• Il vice Ministro del petrolio iraniano Ali Majedi ha annunciato un’asta internazionale che assegnerà la commessa per la costruzione (in tre stadi) di un oleodotto in territorio iraniano. La prima fase riguarda una tratta di 392 chilometri dal porto caspico di Neka verso Teheran: trasporterà 40 mila barili di petrolio al giorno che alimenteranno le raffinerie iraniane di Teheran e Tabriz. I circa 400 milioni di dollari necessari per la costruzione (ed i conti del petrolio caspico) verranno finanziati vendendo alle compagnie occidentali petrolio iraniano attraverso terminali sul Golfo Persico. I lavori dureranno due anni e le spese verranno recuperate in cinque. Con la seconda fase verrà realizzato un oleodotto che alimenterà le raffinerie di Isfahan e Arak, mentre il terzo troncone della rete arriverà dal Caspio direttamente al terminale iraniano di Kharg, sul Golfo Persico. «La capacità dell’oleodotto è già insufficente per l’entità dei contratti di scambio firmati con gli Stati del Caspio» ha aggiunto Majedi. Se una ditta straniera dovesse vincere l’asta le sarà richiesto di usare forza lavoro e attrezzature iraniane, inoltre il 40 per cento dell’importo sarà calcolato in rial e il resto in valuta pesante, in modo da favorire la creazione di joint ventures tra compagnie iraniane e straniere.
• Mercoledì 20 maggio una pattuglia della polizia della repubblica russa del Daghestan ha fermato nel centro della capitale Makhachkala un’auto con targa cecena. Le persone a bordo hanno sparato agli agenti uccidendono due e ferendone almeno sei e si sono rifugiate nell’abitazione di Nadirshah Khachilayev, deputato della Duma (fino al 24 aprile faceva parte del gruppo di Nostra Casa Russia poi si è dimesso senza fornire spiegazioni), presidente dell’Unione Russa dei Musulmani e insieme a suo fratello maggiore Magomed leader dell’etnia Lak, la terza del Daghestan (i due milioni di abitanti daghestani si distribuiscono in ben 34 gruppi etnici). La polizia ha circondato la casa (difesa da vere e proprie fortificazioni) ma sul posto sono arrivate tremila persone armate che dopo aver attaccato gli agenti hanno portato fuori in trionfo il deputato. Circa 200 suoi stretti sostenitori in tenuta da combattimento hanno occupato la sede del Governo e del Parlamento disarmando il corpo di guardia e issando al posto della bandiera daghestana quella verde dell’Islam. I manifestanti hanno chiesto le dimissioni del Governo e libere elezioni, membri dell’Unione dei Musulmani hanno formato un comitato d’emergenza nazionale. Magomedali Magomedov, di etnia Darghina, capo del governo federale daghestano, a Mosca per un incontro con il Premier Sergej Kirienko, è subito rientrato nella capitale. Dopo lunghe trattative il palazzo è stato evacuato a patto che nessuno venisse incriminato.
• Il Daghestan è importantissimo per Mosca: per sottrarre al controllo ceceno l’oleodotto russo Baku-Grozny-Novorossirsk l’unica possibilità è una deviazione sul territorio daghestano. Le compagnie petrolifere internazionali sono molto attente alla situazione interna daghestana che potrebbe condizionare i piani di sfruttamento del petrolio caucasico. Nella Repubblica c’è la più bassa percentuale di russi dell’intera Federazione ed è diffuso il risentimento contro Mosca. I daghestani sostengono la secessione cecena; la Cecenia, ora Repubblica Islamica di Ichkeria, ha bisogno di un Daghestan suo alleato e sottratto al controllo russo (la libererebbe dalla minaccia delle truppe russe dislocate alle sue frontiere e dai controlli doganali e fiscali di Mosca). Nel nord Caucaso il Daghestan non trova altri alleati: la vicina Inguscezia è legata alla Nord Ossezia tradizionalmente filorussa e attorno le rimangono solo vasti territori abitati da Cosacchi che le sarebbero certamente ostili.
• I fratelli Khachilayev sono appoggiati dal vicepremier daghestano Gadzhi Makhachev, leader dell’etnia Avara. Principali esponenti dell’opposizione, non avrebbero grandi possibilità di essere eletti durante regolari competizioni. Nadirshah Khachilayev è un fervente musulmano, discepolo dello Shah Al-Turabi del Sudan e appartenente ai Wahabiti, il movimento integralista musulmano dominante nel Regno Saudita. Molti giovani daghestani si addestrano nei campi paramilitari ceceni dell’emiro Khattab: nato in Arabia Saudita, la sua famiglia lo iscrisse ad un’università negli Stati Uniti che abbandonò per trasferirsi in Pakistan. Khattab è un wahabita convinto, fanatico e crudele, come soldato è specializzato in azioni di commando e terroristiche. Durante la guerra russo-cecena comandava (ha il grado di colonnello) un gruppo di assaltatori sabotatori famoso per aver più volte sconfitto interi reparti russi. Dopo la guerra ha condotto numerose azioni terroristiche contro le truppe russe, oggi sembra sia legato ai servizi segreti di Islamabad.
• L’Arabia Saudita finanzierebbe i rivoltosi perché preoccupata dal danno economico che potrebbe derivarle dall’arrivo sui mercati del petrolio del Caspio: se il Daghestan e la Cecenia si alleassero, gli oleodotti russi della zona verrebbero certamente interrotti. Una divisione di paracadutisti è stata inviata nella Repubblica ma si è scoperto che i soldati di Mosca, spesso senza stipendio, anche qui hanno preso a vendere le proprie armi: da una caserma di Buinakask sono scomparsi 280 lanciagranate.