Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 29 settembre 1997
Quiz: aiutare i ”poveri” e punire i ”ricchi”, è giusto o sbagliato? L’Italia demagogica, solidarista, egualitarista, sociale, socialista, comunista, sinistra, eccetera, risponde sicuramente che è giusto
• Quiz: aiutare i ”poveri” e punire i ”ricchi”, è giusto o sbagliato? L’Italia demagogica, solidarista, egualitarista, sociale, socialista, comunista, sinistra, eccetera, risponde sicuramente che è giusto. Riformulo il quiz: è giusto o sbagliato aiutare le ”cicale” e punire le ”formiche”? ovvio, mi riferisco agli animali della favola. Le cicale se la spassano cantando, le formiche lavorano e mettono da parte. Il ”riccometro” di Visco, Rosy Bindi e sindacalisti della triplice punisce imperterrito chi mette da parte. L’operazione continua a chiamarsi ”giustizia sociale”. Ultimo quiz: è giusto o sbagliato punire i ”ricchi” finché essi diventino più poveri dei poveri? Molti diranno: il caso è impossibile. E qui si sbagliano: il caso è possibilissimo.
• Oggi in Italia la ”giustizia sociale” è capace di trasformare i ricchi in poveri e i poveri in ricchi. Ne è capace e lo fa. Tanto è vero che io mi chiedevo come mai nessuno denunciasse lo scandalo. E avevo istituito un premio segreto di una lira a favore del giornalista che per primo segnalasse in pubblico il paradosso. Bene, sono lieto di annunciare che finalmente abbiamo il vincitore; e ancor più lieto che il vincitore sia un maestro del giornalismo economico: Livio Magnani. Il quale in data 17 settembre scorso, su ”Il Punto” (una lettera aperta, che egli riserva agli amici), svela l’arcano. Può darsi che qualcuno, a mia insaputa, l’abbia preceduto. Mi impegno a pagare una lira di premio anche a tutti gli eventuali predecessori.
• Livio Magnani esemplifica. Definisce povero chi abbia un reddito inferiore ai 30 milioni annui, cioè 2,5 milioni al mese. Costui ha diritto alla ”carta sociale”, valida per ottenere l’assegnazione di alloggi, fitti politici, tasse scolastiche scontate o nulle, asili gratuiti, mense popolari, spacci sociali, sconti ferroviari e sui trasporti urbani, medicine senza ticket, ricoveri ospedalieri e interventi chirurgici senza spesa. Continua Magnani: «Supponiamo che tutti questi benefici abbiano un valore medio di 20 milioni annui a testa. Ebbene, chi denuncerà di non superare un reddito di 29 milioni annui godrà mediamente di redditi, compresi quelli figurativi, di 49 milioni annui, laddove chi non ottiene la carta sociale perché ha redditi superiori, anche di poco, ai 30 milioni e non vuole imbrogliare lo Stato, resterà inchiodato al suo reddito effettivo».
• L’argomento di Magnani si rafforza se badiamo ai redditi al netto delle imposte progressive, le cui aliquote marginali crescono sempre contro l’interesse dei ”ricchi”. Aumenterà l’incentivo a evadere, soprattutto se per dare la ”carta sociale” la burocrazia si contenterà di nostre autodichiarazioni o autocertificazioni che dir si voglia. Con milioni e milioni di carte sociali distribuite e da rinnovare ogni anno, i controlli a campione saranno una burletta, e premieranno i bugiardi, se non pure i falsari. Il riccometro, che giustamente Magnani chiama il poverometro, farà la fine del redditometro: convaliderà la caratteristica molto italiana di contentarsi di riformare con le parole, senza badare ai fatti. La progressività fiscale, anche la più dura, è congegnata in modo che mai, dopo il pagamento delle imposte, più ricco stia peggio del più povero. Altrimenti, si violerebbe il principio costituzionale del contribuire secondo la propria capacità contributiva, non di più. Ma, per ignoranza politica, i nostri governanti hanno aggiunto i vantaggi non fiscali: chiamiamoli vantaggi assistenziali. Il risultato è che la somma dei vantaggi può violare i più elementari criteri di giustizia. E, ben inteso, viola inoltre i più elementari criteri di efficienza economica.
• Che fine farà lo sviluppo dell’economia, quando le formiche si accorgeranno di lavorare esclusivamente per le cicale? Domanda imbarazzante, perché è da un pezzo che le cose in Italia vanno in quella direzione. Il poverometro non farà che accelerare una tendenza in corso. E gli economisti sinceri dovranno ammettere, nelle loro lezioni e nei loro articoli, che lo sviluppo all’italiana è fondato su un inganno, una truffa o sull’ignoranza di milioni di brave persone, le quali credono di lavorare per sé e per la famiglia, mentre invece lavorano per gli sfruttatori. L’aspetto più ignobile della faccenda è gli sfruttatori sfruttano in nome della giustizia sociale.
Le cicale fanno bene a divertirsi, se ottengono dai solidaristi il permesso di saccheggiare i magazzini delle formiche. Saccheggiare impunemente. Caro Magnani, questa storia naturale, che purtroppo non è una favola, non ci piace. Ma ricordati di denunciare la lira, che ti manderò come premio, sennò potresti avere dei guai (denunciandola, potresti avere dei guai peggiori: non so come consigliarti).