Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 28 ottobre 1996
La notizia passava sussurrata di bocca in bocca da qualche giorno a Milano
• La notizia passava sussurrata di bocca in bocca da qualche giorno a Milano. E un funzionario dell’anagrafe, alla fine, ce l’ha confermata: «Sì, la signora Idea Beneduce è deceduta, il 12 ottobre scorso». Il nome completo della signora era in realtà Idea Nuova Socialista. Un nome singolare per un personaggio che ha sfiorato in silenzio il cuore della storia economica del paese. Idea questa storia l’ha seguita dall’intimità della sua casa, essendo figlia di Alberto Beneduce, l’artefice del successo dell’Iri tra le guerre, e moglie di Enrico Cuccia, l’eminenza grigia della finanza italiana negli ultimi 50 anni.
Le note di cronaca terminano qua: per sessant’anni la signora ha interpretato con riservatezza il suo ruolo di donna di casa, presenza forte ma discreta al fianco del padre prima e del marito poi. Il suo humor, le sue curiosità intellettali sono rimaste appannaggio esclusivo della ristrettissima cerchia degli amici di famiglia. Non si può immaginare un personaggio più lontano da ogni mondanità: fece il giro del mondo alla stregua di un clamoroso scoop, pochi anni fa, la banale sequenza di immagini scattate da un fotografo a Roma, con lei e il marito a passeggio per i negozi nella zona di via Frattina.
• Era più facile vederla velata e contrita in piena estate, all’annuale messa in suffragio dell’ex presidente della Comit Raffaele Mattioli, all’abbazia di Chiaravalle, che a una prima della Scala. Il culto della famiglia e della privacy, la modestia quasi frugale della vita quotidiana che da sempre hanno caratterizzato Enrico Cuccia hanno trovato in lei una non meno convinta sostenitrice. Non era scritto nel suo destino questo approdo. Suo padre Alberto Beneduce fu per circa 15 anni uno degli uomini più potenti del paese. Presidente dell’Iri, fu forse il principale consigliere economico di Mussolini lungo il Ventennio. Entrambi venivano dall’esperienza del socialismo: negli anni della Rivoluzione d’ottobre e del Sol dell’Avvenire poteva non parere eccessivo che un uomo della buona borghesia illuminata decidesse di chiamare le proprie tre figlie rispettivamente Idea Nuova Socialista, Vittoria Proletaria e Italia Libera. E non risulta che le tre ragazze, con i loro nomi di bandiera, fossero neppure in seguito di intralcio alla brillante carriera del padre, che del fascismo fu gran navigatore solitario e in qualche modo anomalo.
• Amico dell’America, seguace delle teorie economiche di Keynes, intimo di economisti e intellettuali che col fascismo avevano spesso un rapporto conflittuale, Beneduce apriva il proprio salotto la domenica pomeriggio, per il té delle 5 a una ristretta cerchia di conoscenze, e le ragazze facevano come si diceva gli onori di casa. Enrico Cuccia, allora poco meno che trentenne, all’Iri per completare l’apprendistato sul potere economico e finanziario dopo essere passato per la Banca d’Italia. In quei pomeriggi conobbe la figlia del capo. Un rapporto che proseguì per mesi, tra una tazza di té e un pasticcino, fino al fidanzamento ufficiale, nel ’35.
• Ad Idea Nuova Socialista piacque subito questo giovane che sprizzava determinazione da tutti i pori, riservato ma nient’affatto grigio: Cuccia era in privato già allora brillante e anche sarcastico, quand’era il caso. Sciorinava volentieri il suo perfetto francese e traeva dalle sue sterminate letture citazione e aneddoti sempre calzanti. Dalla frequentazione con uomini di valore sapeva trarre i più impensabili insegnamenti, messi poi a frutto nella sua lunga carriera. La sua stessa Mediobanca di questi anni, a ben vedere assomiglia incredibilmente alla Bastogi del suocero, il primo vero «salotto» della finanza italiana, al quale già negli anni Quaranta partecipavano, accanto agli uomini che rappresentavano il potere pubblico, i più importanti nomi dell’imprenditoria privata dell’epoca, da Agnelli a Pirelli, a Volpi e a tanti altri: un modello che Cuccia ha copiato alla virgola per l’istituto di via dei Filodrammatici, di cui da mezzo secolo è la mente ispiratrice. Alla giovane figlia di Beneduce, che portava un nome tanto impegnativo, non piacevano le mezze figure. E quel fidanzato dagli occhi azzurri, che alla sua prima missione ufficiale all’estero seppe tener testa a un gerarca del peso di Rodolfo Graziani, viceré dell’Abissinia e alla sua compagnia di corrotti, seppe convincerla di essere l’uomo della sua vita.
• I due si sposarono nel giugno del ’39, mentre l’Europa correva a precipizio verso la guerra. Un matrimonio religioso dal quale nacquero tre figli. Ai primi due Enrico Cuccia, più tradizionalista del suocero, impose nomi di famiglia: Beniamino il primogenito, come suo padre; Auretta Noemi (sua madre si chiamava Aurea), la seconda; Silviia Lucia la terza. In sessant’anni di vita pubblica, mai un pettegolezzo ha scalfito la solidità di quel matrimonio. L’argomento «donne» per Cuccia sembrava chiuso per sempre; come in certe favole ne aveva scelta una tanti anni fa, e tanto bastava.
Oggi dopo oltre mezzo secolo, questo sodalizio si interrompe. Idea se ne è andata, e la sua morte è avvolta da un riserbo assoluto, tanto che parlarne provoca persino imbarazzo. A Enrico Cuccia, in questo momento doloroso, le più sentite condoglianze.