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 2000  marzo 27 Lunedì calendario

Per ”Restaurare i dieci comandamenti di Dio” il signore della setta ha stabilito che bisognasse immolarsi e purificare il corpo con il fuoco

• Per ”Restaurare i dieci comandamenti di Dio” il signore della setta ha stabilito che bisognasse immolarsi e purificare il corpo con il fuoco. Alle 11 e 30 di venerdì 17, oltre duecento adepti della setta ugandese hanno avuto fiducia assoluta nel comandamento e sono bruciati vivi nella chiesetta di legno alle pendici dei vulcani. Nel cuore dell’Africa donne e bambini, pigiati all’interno dell’edificio hanno intonato canti e lodato il signore per ore, prima che il gran capo della setta Restoration of the Ten Commandments of God appiccasse il fuoco alle travi per far giungere il loro giorno del giudizio. Il fuoco ha consumato i corpi e compiuto il sacrificio collettivo. Un suicidio di massa che non ha portato altro che cenere sulla giungla, lì dove la foresta degli altipiani nasconde i rari santuari dei gorilla, accerchiati dalla guerra e attraversati da traffici di ogni sorta e da credenze che confondono i dettami cristiani con riti animisti.
• L’assoluta osservanza dei dieci comandamenti sarebbe il fondamento su cui si regge il mistico sacrificio della chiesa di Kanungu; il leader della setta (che sarebbe stata fondata nel ’94 dal predicatore Joseph Kibweteere) aveva chiesto ai seguaci di seguire un undicesimo comando - l’autodistruzione - disfacendosi prima di tutti i beni terreni, perché la fine del mondo era giunta. Aveva convinto i credenti a vendere le proprietà, a bruciare il bestiame, a digiunare per una settimana, e a «prepararsi ad andare in Paradiso». Una prima Apocalisse sarebbe stata rinviata il 31 dicembre 1999, e spostata al Capodanno successivo. Venerdì il guru riunisce il suo gregge nella chiesetta da loro stessi eretta, inizia la messa e fa cantare inni e leggere testi sull’Apocalisse; mentre gli altri sono in mistica attesa lui cosparge le pareti esterne di benzina e accende il fuoco. Nessuno ha cercato di fuggire, il rogo sacro ha infiammato il tempio, avvolgendo gli adepti nella morte. La polizia ha trovato solo cenere e i resti carbonizzati di «almeno 235 persone», tra cui anche quelli di alcuni poliziotti. Nessun superstite tra i redenti della giungla.
• Kanungu è un villaggio nella regione di Rukingeri, alle porte del parco Ruwenzori e non lontano dal confine con la Repubblica democratica del Congo e il Ruanda; dista oltre trecento chilometri dalla capitale dell’ex colonia britannica, Kampala, vi vivono piccole comunità contadine, vi giungono solo missionari, bracconieri o guerriglieri delle milizie che combattono nell’ex Zaire. Una società chiusa agli influssi del mondo, ma quei rari che penetrano nelle regioni più lontane dal potere centrale di Kampala, come Rukingeri, sembrano capaci di generare comportamenti folli, scaturendo dall’amalgama delle dottrine cristiane con le credenze tribali, e a tal punto da divenire una minaccia per il potere del presidente Yoweri Museveni. Nel nord del paese, a contatto con i ribelli cristiano-animisti del Sudan che combattevano contro il regime islamico, si svilupparono alla fine degli Anni ’80 i movimenti tribali-religiosi dello Spirito santo; Museveni, ex ribelle da poco salito al potere, combatté queste espressioni tribali, senza riuscire a sradicarle. Le credenze rinacquero nel nome dei ”Ribelli del Signore”, guidati da una donna (alla quale vengono attribuiti poteri magici) e che regolarmente rapiscono bambini dai villaggi per indottrinarli alla sacra ribellione contro Kampala.
• Intimorito dall’insorgere e dal radicarsi di culti così bellicosi, Museveni ha imposto un giro di vite sulle sette; negli ultimi mesi le forze di sicurezza ugandesi hanno smantellato a Luwero, a nord della capitale, un culto millenarista chiamato ”Chiesa dell’ultimo avviso del messaggio mondiale”. La chiamata finale per i seguaci sarebbe dovuta arrivare nel giugno ’99, poi era stata rinviata al giugno di quest’anno; ma nel settembre scorso la polizia è entrata a forza nella sede della comunità (alla quale appartenevano mille adepti), mentre il profeta-fondatore Wilson Bushara sfuggiva all’arresto. Gli agenti liberavano sette ragazze che erano legate ed erano state ripetutamente violentate. Le forze di sicurezza hanno arrestato una decina di persone con l’accusa di violenza sessuale. Il guru è stato accusato di sequestro e stupro; un terzo dei suoi seguaci era minorenne.
• Più dolce e innocuo sembrava essere il rito seguito nella cittadina di Ntusi - a metà strada tra Kampala e Kanungu - dove gli agenti hanno arrestato un centinaio di persone che seguivano i dettami di una sacerdotessa diciannovenne, Nabassa Gwajwa, che imponeva di cibarsi soltanto di miele per prepararsi alla fine del mondo. I seguaci sono stati riportati nelle città di origine, la sacerdotessa e i suoi familiari sono stati portati in carcere. Gran parte dei credenti erano donne e le indagini della polizia hanno fatto emergere che nella comunità, alla quale in città ci si riferiva con il nome di ”Sodoma”, vigevano usanze sessuali che avevano attirato non pochi notabili dell’etnia di Museveni, gli Hima, nonché dei Tutsi, etnia al potere in Ruanda e Burundi e legata al governo di Kampala.