Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 24 novembre 1997
Delle Cave Silvestro, di anni nove, scolaro di quarta B della scuola elementare di Cicciano, figlio di Giuseppe, che fu muratore e ora è operaio in una fabbrica di porte blindate a Nola, e di Rosaria Petrone, bracciante che raccoglie pomodori, abitanti in Sasso, frazione di Roccarainola
• Delle Cave Silvestro, di anni nove, scolaro di quarta B della scuola elementare di Cicciano, figlio di Giuseppe, che fu muratore e ora è operaio in una fabbrica di porte blindate a Nola, e di Rosaria Petrone, bracciante che raccoglie pomodori, abitanti in Sasso, frazione di Roccarainola. Roccarainola (Napoli) è l’ultimo paese prima delle montagne del Nolano. A Sasso vivono 850 persone, a Cicciano 15.000. Parte di Cicciano consiste in qualche decina di palazzine Gescal color giallino o rosato, fabbricate in mattoncini e appoggiate su colonne di cemento, separate da strade tutte dritte che portano nomi di fiori (via degli Anemoni, via delle Camelie, via delle Ginestre), qui vivono un duemila persone. Intorno alle palazzine parcheggi ordinati, la chiesa, un parco giochi un poco desolato, un droghiere da cui si compra tutto, la sala giochi con i videogiochi. In alcuni di questi videogiochi - il karate o il calcio - il bambino Silvestro eccelleva e pur di giocarci chiedeva soldi a tutti. Era sbruffone e simpatico e glieli davano. Silvestro, come niente, per impressionare i ragazzi più grandi tirava fuori dalla saccoccia quando le mille, quando le cinquemila lire. Come tutti i bambini, faceva l’adulto, mostrava di ammirare le ragazze, giocava ai videogiochi con le gambe incrociate, la Coca Cola in mano, l’aria annoiata anche se il cuore batteva forte. Una volta la madre gli trovò una centomila lire nel libro di scuola, tutta allisciata. A questo non diede importanza, ingannata speriamo dalla propria ignoranza e dal fare guascone del bambino. Essa non si preoccupò neanche di questo: che da settembre Silvestro i soldi in giro non li chiedeva più. Ne aveva e non si sapeva dove li pigliava.
• Ed ecco le ultime ore di quella creatura. Il venerdì sera andò col fratellino Carmine alla bar di Sasso, dove ci stava un karate. Giocò, ma malamente, benchè di solito fosse assai bravo, benchè il fratellino più piccolo lo incoraggiasse e gli desse consigli. Fu visto bisticciare con un amichetto, gli voleva vendere una scheda telefonica con sopra la foto di un capostazione e quell’altro non ci stava. Silvestro tifava Juventus, comprava palloni e collezionava le schede. Con quell’altro si diede delle spinte, e poi fecero pace, e la scheda gliela regalò addirittura. Il sabato mattina, 7 novembre, eccolo far finta di entrare a scuola, dire che ha dimenticato a casa i pastelli, uscire di nuovo e correre al lotto 27/A, che sta a cinquanta metri dalla scuola. Suona il citofono, entra nel piccolo androne, sale gli otto gradini, corre sul ballatoio fino al pianerottolo stretto del primo piano, la porta di laminato si apre, un vecchio lo guarda entrare, sgattaiolare nel corridoio e imbucarsi svelto svelto nella prima stanza a sinistra. Il vecchio richiude.
• Era costui Andrea Allocca, di anni 70, contadino, vedovo di una Rachele operaia in una fabbrica di biscotti. da lui che adesso il bambino va sempre quando ha bisogno di soldi. Come molti hanno capito, il vecchio tocca il bambino o si fa toccare da lui e in cambio di questo gli dà del denaro. Il bambino non si impressiona. Ma stavolta, nella prima stanza a sinistra, c’è pure il genero del vecchio, un Pio Trocchia, di anni 38, panettiere, che tutti chiamano ”Piuccia” per i modi un tantino effeminati, nonostante sia tarchiato, basso e con i baffi. Il vecchio prende a palpare il bambino e Trocchia fa: «Andre’, mica ’o guaglione è solo tuo» e gli salta addosso. Silvestro si ribella, non vuole, si divincola, cerca di scappare. I due uomini lo tengono fermo nell’angolo della stanza, dove c’è la stufa. Silvestro scalcia. I due lo stringono, lo prendono a schiaffi. Il bambino grida che se non lo lasciano racconterà tutto a papà, dirà quello che gli fanno. Quelli gli offrono mille lire. Ma Silvestro non la smette. Allora Piuccia, gli mette una mano attorno alla gola e con l’altra gli dà dei pugni, il bambino casca per terra, poi si rialza, vuol fuggire e in quel mentre il vecchio gli spacca la testa con un bastone, poi prende una roncola e con un colpo forte e deciso gli taglia la gola. I due telefonano allora a Nola, dove sta Gregorio Sommese, di anni 43, operaio in una fabbrica di materiali plastici, detto – ’o femminiello” anche se greve nei tratti e sgraziato, genero anche lui del vecchio di cui ha sposato la figlia Antonietta. I due generi hanno rapporti con il suocero. Questo Sommese arriva e vede il sangue dappertutto e Silvestro che rantola in terra, il giubbino bordeaux lacerato, una maglietta a righe rosse e verdi, i jeans, le scarpe da ginnastica nere. Piccoli sussulti ne scuotono il corpo. Tardando a morire, il suocero lo colpisce di nuovo alla testa col bastone di prima, finché non lo vede immobile.
• Adesso i tre devono far sparire il cadavere. Sommese va a prendere la Panda bianca parcheggiata poco distante. Il vecchio invece, impugnata la roncola, divide il corpo in due parti tagliandolo sotto le costole. Taglia la testa, stacca le braccia e le gambe. Infila i pezzi nel sacco di juta che adopera per le patate badando che i tagli siano rivolti all’insù in modo che non sgocciolino troppo. Trocchia resta in casa a pulire, gli altri due escono in strada con il sacco in spalla.
• mattina piena, possibile che nessuno li abbia visti o abbia sentito le grida. Nella piazza, là dov’è parcheggiata la Panda, ci sono le solite bancarelle del sabato: abiti da quattro soldi, jeans falsi, oggetti per la casa, attrezzi per la campagna. Piove e c’è più confusione del solito. I due caricano il sacco nel bagagliaio e partono. Attraversano il centro di Cicciano, tagliano verso la statale 7(la Napoli-Avellino), girano per via Trivio, prendono una strada sterrata, arrivano a Comiziano nel noccioleto del vecchio. A qualche decina di metri rombano le automobili che percorrono la Napoli-Bari, vicino c’è la cava abusiva di sabbia di Campocavallo. Il vecchio scende, si carica il sacco sulle spalle, lo sistema sotto alcune fascine tagliate di fresco. Sembra un qualunque contadino al lavoro nel proprio fondo. Finito tutto, risale in macchina e se ne va a casa di Sommese a pranzare con pasta, carne, frutta, vino. Alle cinque, quando è già buio, i tre tornano nel noccioleto. Tirano fuori il sacco, estraggono i pezzi, li sminuzzano con una mannaia, ammucchiano le fascine, vi buttano dentro i libri ed i quaderni di scuola, gettano lo zaino in una discarica lì vicino, staccano dai pantaloni di Silvestro la chiusura lampo e dal giubbotto i bottoni di metallo (il fuoco non li avrebbe distrutti) versano la benzina, accendono. Lasciano bruciare per due ore, dopo spargono la cenere tutt’attorno usando una vanga. Il lunedì successivo Allocca ha giocato sulla ruota di Napoli il terno 5, 9 e 79 (’la mano”, ”i carabinieri” e – ’o mariuolo”). Ha preso un ambo, e con l’ambo quarantamila lire.