Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 21 luglio 1997
un paradosso che piacerebbe a Margaret Thatcher e a Milton Friedman: nell’unico Paese del mondo dove non esiste uno Stato, neppure fittizio o traballante, e dove qualsiasi struttura pubblica è stata cancellata, fra le continue esplosioni di bombe e proiettili è scoppiato anche il boom economico
• un paradosso che piacerebbe a Margaret Thatcher e a Milton Friedman: nell’unico Paese del mondo dove non esiste uno Stato, neppure fittizio o traballante, e dove qualsiasi struttura pubblica è stata cancellata, fra le continue esplosioni di bombe e proiettili è scoppiato anche il boom economico.
Da sei anni la Somalia è spaccata in territori controllati da milizie e non ha un governo centrale. L’ex colonia italiana non ha neppure tasse, leggi, ministeri, ambasciate all’estero. Economicamente è un’entità del tutto sconosciuta, perché le statistiche sono semplicemente impossibili da accertare. un Far West che è persino uscito dalle classifiche sulla povertà redatte dalle organizzazioni internazionali, dove un tempo occupava sempre una delle prime posizioni. Eppure a Mogadiscio, ma anche negli altri capoluoghi regionali dell’ex colonia, gli affari non sono mai andati così bene.
• A Mogadiscio, per esempio, quattro mesi fa è stata inaugurata una banca, che ha già più di mille conti correnti e filiali ufficiose in tutto il mondo. La controlla il gruppo Barakaat, titolare anche di una società telefonica. Completamente isolata dal resto del mondo sino a poco fa, infatti, ora la Somalia ha scoperto le gioie del telefonino. Le linee normali non funzionano più. Ma chi vuole un cellulare (e può permetterselo) può scegliere addirittura fra tre diversi network, in una situazione di totale e selvaggia deregulation. E grazie ai telefoni satellitari portatili sono ripresi i movimenti finanziari.
• Il principale network telefonico si chiama Somalia ed è gestito da Abdulaziz Sheikh, un imprenditore che lavora in un ufficio senza acqua, senza elettricità e con i colpi di granata sui muri. Nella sua stessa palazzina c’è l’ufficio di una piccola compagnia aerea. L’aeroporto internazionale, naturalmente, è ancora chiuso. Ma su una pista di fortuna alcuni aerei privati hanno inaugurato dei voli regolari con Gibuti. e l’export, che grazie alle banane non si era mai fermato, è in piena rinascita. Nel porto di Bosasso le navi caricano e scaricano merce destinata o preveniente dai Paesi arabi, soprattutto Yemen e Oman. Bosasso ha banchine in costante fibrillazione, dalle quali passano mandrie di cammelli (molto richiesti nella penisola arabica) ma anche prodotti alimentari, oro, argento.
• «La Somalia è diventata un paradiso fiscale off shore. Tutto è possibile e nessuno paga tasse. C’è molta gente che ha saputo approfittare di questa situazione, facendo così rinascere l’innato spirito commerciale dei nomadi”, di Rashid Sed, uno dei portavoce della comunità somala a Londra. proprio dall’estero, infatti, che è arrivata la spinta iniziale per questa strana rinascita economica. Con la partenza dei contingenti di caschi blu dell’Onu, gli emigrati somali sparsi in Europa e in America hanno ripreso a inviare denaro in patria. Il flusso di capitali provenienti da Roma, da Londra e da New York ha rimesso in moto una sorta di sistema bancario ufficioso, ma efficientissimo. «Prima, per mandare denaro a mia madre, che vive a Chisimaio, dovevo trovare qualcuno che andasse a Nairobi e poi pagare un corriere fino a Mogadiscio e da lì a Chisimaio. Oggi vado in una sorta di banca somala, qui a Londra e, se voglio, due ore dopo il denaro è già nelle mani di mia madre», spiega Rashid Sed.
• La banca somala con sede a Londra è sempre il gruppo Barakaat che ha aperto filiali in tutto il mondo per raccogliere le rimesse della diaspora somala. Esiste perfino un direttore marketing: Yusuf Jumale, 36 anni, laureato in Canada. Le filiali, naturalmente, non sono autorizzate e le banche centrali dei Paesi che le ospitano sono tenute all’oscuro. Ma nelle comunità sparse all’estero tutti sanno che basta andare in un certo ufficio per fare il trasferimento. Ovviamente si paga una commissione. A Roma o a Londra, inoltre, il versamento lo si fa in valuta forte, mentre in Somalia arriva sotto forma di scellino la valuta somala.