Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 9 giugno 1997
Il tassista che incontriamo alla stazione Principe ci invita a prendere posto davanti, perché il sedile posteriore è pieno di libri
• Il tassista che incontriamo alla stazione Principe ci invita a prendere posto davanti, perché il sedile posteriore è pieno di libri. Un grande sacco, da cui sporgono La mia filosofia di Jaspers, Antidühring di Engels, il secondo tomo dell’Impero romano di Santo Mazzarino, un raro volume rilegato con dorso in pelle, De l’inconscient au conscient del docteur Gustav Geiey, Paris, Alcan, 1919. Sono il frutto delle sue più recenti esplorazioni nei bidoni delle immondizie, dove va frugando da anni, e con i quali si è fatto una incredibile biblioteca. Il tassista si chiama Piero Corti, è nato ad Acqui nel 1943, ha lasciato gli studi alla seconda avviamento, e da tutta la vita legge. Compra anche, qualche libro; ma legge, soprattutto, quelli che pesca lui, nelle pattumiere. La vocazione a cercare fra i rifiuti ce l’ha dall’infanzia.
• «Quando ero bambino io non si sprecava niente. Per me l’immondizia ha sempre significato una cosa positiva, una fonte di oggetti da assemblare per sviluppare la creatività», dice. Da adulto, ha trovato ragioni più profonde. «Mi sono interessato a molte cose, al passato dell’uomo, all’archeologia. E l’immondizia per l’archeologo è essenziale. Sostituisce la storia».
Ma il segno decisivo, la sua stella polare, gli è venuto dal padre, sindacalista di una vetreria di Acqui, facente capo alla Saint Gobain. «I cervelli della multinazionale avevano programmato di chiudere la fabbrica, come diverse altre, per concentrarsi su poche grandi aziende. Mio padre, frugando tra i bidoni degli uffici, ha trovato tanti pezzetti di carta con i numeri, ha ricostruito il budget: e ha potuto dimostrare che la vetreria era in attivo, evitando la chiusura. Con quelle carte ha sconfitto i dottori della Saint Gobain». Su questa via luminosa, il figlio ha sviluppato l’attività, cercando la luce nel buio di cassonetti e discariche.
• Ma ha potuto dare una impronta quasi scientifica alla sua ricerca dal 1987 quando, dopo varie esperienze (è stato per otto anni funzionario del Pci) si è messo al volante di un taxi.« un mestiere che dà una mobilità straordinaria. Io porto un cliente, e mi faccio quattro o cinque bidoni. Mi pagano, per andarli a vedere. Perché quello è il mio vero lavoro». Un lavoro delicato, spiega, che chiede perizia, competenza, soprattutto dedizione. Per compierlo si è creato uno strumento apposta, una specie di rampone che fiocina il libro nel mare del pattume, e lo tira su come un pesce all’amo. Ci sono alcune regole, da rispettare. Mai cercare nei bidoni intorno a casa, dove potrebbero essere finiti documenti dei vicini. « etica professionale», dice. Mai lasciare l’immondizia buona dopo averla scoperta. «Se torni dieci minuti dopo, non la trovi più». Sa i luoghi migliori (i quartieri dei ceti medi) e quelli da fuggire (le strade dei poveri e quelle dei ”ricchi”, che non buttano niente). «Ormai conosco i segni», dice, «intuisco i sacchetti dove ci sono i libri», e va a colpo sicuro.
• Maigret della rumenta, ricostruisce dagli indizi intorno alla sua preda, la figura dei proprietari. Il Mahabarata tradotto in ottava rima per l’Accademia d’ltalia nel 1933 apparteneva, quasi sicuramente, a un prete, cappellano nella seconda guerra mondiale. La rarissima penna Patek Philippe in argento, tirata su dentro una borsa da viaggio, a una donna dentista, che ha girato il mondo, bionda («c’era il trucco sull’azzurro»). Il catalogo di oggetti massonici 1912-13, con il timbro dell’Istituto mazziniano, era stato preso a prestito da un famoso avvocato, che morì prima di restituirlo. Provvederà ora lui. «Molti libri vengono buttati via quando qualcuno in casa viene a mancare. C’è sempre, nelle famiglie, prima o poi un discendente ignorante». Piero Corti ha trovato nei cassonetti una edizione del rapporto Warren, in inglese; una copia del dramma 8 settembre di Squarzina, con un fascio di articoli sul generale Castellano, raccolti chiaramente dai familiari; e, pochi giorni fa, un rapporto dattiloscritto sull’affondamento dell’Andrea Doria, «impressione del 1° Ufficiale di macchina, Pazzaglia Luigi», inviato dopo la tragedia a un suo superiore. Da qualche tempo si moltiplicano i testi del marxismo. «Hanno cominciato a buttarli nel 1992. Ci hanno messo tre anni per elaborare il lutto». Il tassista pesca tutto, dai libri di storia ai testi universitari di chimica e di medicina. «A me manca una base di studi. Mi sono preparato 150 anni di letture».
• Ma pensa anche ai suoi colleghi, che gli chiedono libri in prestito. «Sono diventato la loro biblioteca». Da qualche tempo gli fanno le ordinazioni. «Se trovi una bella storia romana, un manuale di orticoltura...». E lui glieli trova. Qualche volta, nel suo lavoro, c’è chi gli fa compagnia. «Un giorno in piazza Dante, ho incontrato un barbone carico di roba, mi ha fatto segno col mignolo, il solo dito libero. salito, si è fatto portare dietro la caserma dei vigili del fuoco, dove c’era un immondezzaio abusivo». Ha fermato il taxi, e lì, a tassametro acceso, si è messo a guardare fra i rifiuti: cercava pezzi per una batteria. «A questo punto sono sceso anch’io, mi sono messo a fare le mie ricerche». Il tassista ha trovato qualcosa, il barbone no. «Siamo risaliti, l’ho portato a casa, lui voleva pagare tutto». Ma l’etica professionale non lo consentiva. «No, gli ho detto, siamo colleghi: mi paghi solo la corsa».
Piero Corti è contento di fare tanto buona pesca, e un po’ gli dispiace. Pensa a tutto quello spreco. In un cassonetto ha trovato, un giorno, 175 volumi di Harmony, a lui non interessano, li ha venduti subito, a 300 lire l’uno. In un altro, c’era tutta la collezione rilegata dei Nobel letterari: non li ha voluti nessuno. «Ma come, gli Harmony sì e i Nobel no? Sappiamo che l’ltalia non va troppo bene, questo è uno dei sintomi».