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 1997  febbraio 17 Lunedì calendario

Questa è una storia agghiacciante

• Questa è una storia agghiacciante. Eravamo quattro amici al bar, tutti intorno ai quarant’anni, chi più chi meno. Uno di noi, quasi mio coetaneo e ferroviere, ha confessato: quest’anno sono andato in pensione. Trauma. Mi ha raddoppiato l’età in un colpo solo. A confessarmi che non era un incubo si è aggiunto un altro amico, il Professore. Anch’io, ha ammesso, ho fatto domanda per andare in pensione, sai con questi chiari di luna sulla previdenza... Ho guardato con orrore al terzo mio amico, sembrava un po’ più giovane degli altri, non vedevo anche lui da un pezzo: e lui ha candidamente confessato che non ha ancora trovato o ritrovato lavoro, è disoccupato. Mi ha dimezzato l’età in un colpo solo, ma dopo il momentaneo sollievo sono caduto in coma profondo. E mi sono sfogato: dunque, io lavoro per voi, mi faccio in quattro per voi...
• Questo è un Paese in cui la forbice tra chi non lavora più e chi non lavora ancora si sta restringendo paurosamente. La barriera esile sono i quarant’anni. Poco prima c’è la probabilità di essere disoccupati, poco dopo c’è la probabilità di essere pensionati. Ho visto le loro facce da panda sconsolati, il finto-vecchio, l’aspirante-vecchio e il finto-bambino e ho capito di non avere né cuore né cervello. Ognuno aveva le sue buone ragioni: la previdenza è allo sfascio, se non si coglie l’occasione buona si rischia l’ergastolo senza pensione, la scuola fa schifo, insegnare è mortificante, i ferrovieri si sentono continuamente processati e per giunta vanno come pazzi a fari spenti nella notte, secondo un’accreditata leggenda. E lui, il povero disoccupato, che colpa ne ha, ha bussato a 40 porte.
• Però l’esito di tre situazioni comprensibili è una situazione grottesca: sommando tre buone ragioni soggettive vien fuori una bella follia oggettiva. E allora con lo sguardo tenero ho detto loro: ma pensate che reggerà questa baracca se lavoro solo io? Dove prenderemo i soldi per pagare le pensioni con l’età media che si è allungata prodigiosamente? Statisticamente la situazione rischia di essere la seguente: quasi mezza vita da figli di famiglia, quasi mezza vita da nonni pensionati. Padri e lavoratori solo nell’intervallo fra il primo e il secondo tempo.
• E già, perché le sorprese non sono finite. Quando siamo passati a esibirci lo stato di famiglia (non ci vedevamo da una vità) ho appreso una situazione analoga alla precedente: uno di loro non è più sposato e un altro di loro non è ancora sposato. Separato e single. E il terzo? Lui è sposato, ma per ora, dice, non vuol saperne di far figli. Sapete, è da irresponsabili, dice lui, mettere al mondo figli, con questa precaria situazione, con il disastro ecologico e previdenziale, e via dicendo. E allora io, coniugato fesso con altri due fessacchiotti a carico, ho reagito inviperito: ma come, figliavano quando la mortalità infantile era altissima, quando si mangiava il pane raffermo e si dormiva tutti in una stanza; si scommetteva sull’avvenire con le guerre ogni dieci anni e la miseria per le strade, e tu ti spaventi? Vigliacco! Poi, ha fatto di nuovo gli occhietti da panda e ho ritirato l’invettiva, dicendogli: sai, è tutta invidia, la mia. Ma non era vero.
• Doveva essere un’allegra rimpatriata e invece è stata un’apocalisse: non ho visto futuro nelle loro parole, nei loro occhi. Non ho visto la vita, anche se tutti o quasi navigavano che è una bellezza su Internet e facevano zapping che è una meraviglia. Voi pensate che un Paese, una società, possa andare avanti in questo modo? Che possa dire qualcosa nell’avvenire, possa sopravvivere e non squagliarsi di fronte all’invasione a questo punto fatale e meritata di immigrati? Ecco, sono quelli i parametri giusti che ci mancano per entrare nella Casa Comune. Che non è semplicemente l’Europa. Ma è il Domani, il nostro domani. Si allunga la vita ma si accorciano le aspettative di vita. Si gonfia il presente ma si rattrappiscono la memoria e la speranza. Benvenuti a pensiolandia, dove si resta bambini a sessant’anni e si diventa vecchi a quaranta, metà nonni e metà nipotini. Mai adulti.