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 1997  gennaio 27 Lunedì calendario

Tempi duri per l’oro che la settimana scorsa, al Mercantile Exchange di New York, è stato offerto al prezzo più basso da tre anni a questa parte: 355 dollari l’oncia, ossia oltre il 15% in meno rispetto alla punta di 418 toccata un anno fa, e meno della metà al massimo assoluto di oltre 800 dollari del 1980

• Tempi duri per l’oro che la settimana scorsa, al Mercantile Exchange di New York, è stato offerto al prezzo più basso da tre anni a questa parte: 355 dollari l’oncia, ossia oltre il 15% in meno rispetto alla punta di 418 toccata un anno fa, e meno della metà al massimo assoluto di oltre 800 dollari del 1980. In lingotti o monete, l’oro si è così rivelato, negli ultimi 16 anni, uno degli investimenti peggiori. E i prezzi del metallo giallo, secondo la maggior parte degli esperti, sono destinati a scendere ancora.
• Il ribasso dell’oro è il rovescio della medaglia del boom mondiale delle borse e degli altri mercati finanziari. Bene rifugio per eccellenza, l’oro è richiesto quando l’inflazione imperversa, le tensioni internazionali si acuiscono e, in generale, i risparmiatori sono incerti sulle prospettive future delle monete e dei titoli mobiliari. Quando invece i prezzi restano stabili, i timori di conflitti internazionali si attenuano e obbligazioni offrono buone possibilità di guadagno, la domanda di metallo giallo crolla. Non è una coincidenza, per esempio, che martedì 14 gennaio, quando si è capito che Netaniahu e Arafat stavano per raggiungere un accordo su Hebron e il futuro assetto dei territori occupati, la quotazione dell’oro a New York è calata, in poche ore, di 5 dollari l’oncia, la flessione più forte dallo scorso marzo. La prospettiva di una pace durevole in Medio Oriente, infatti, nuoce all’oro nella stessa misura in cui rafforza Wall Street.
• Al ribasso del prezzo dell’oro ha contribuito anche l’annuncio che nel 1996 la banca centrale olandese ha liquidato un quinto della sua riserva aurea, gettando sul mercato 300 tonnellate di lingotti. Anche il Belgio ha effettuato ingenti vendite di oro, mentre in Svizzera è stata presentata una proposta di legge per la riduzione delle riserve auree del Paese. Tenuto conto anche degli acquisti di alcuni istituti, secondo un broker di New York, il CPM Group, le vendite di oro proveniente dalle riserve delle banche centrali nel 1996 sono aumentate del 12% rispetto al 1995, raggiungendo un totale di 310 tonnellate, e confermando la tendenza, in atto da otto anni consecutivi, alla riduzione delle riserve ufficiali. Gli operatori del Mercantile Exchange sospettano che altri Paesi europei, fra cui l’Italia, abbiano venduto, o stiano per vendere, massicce quantità d’oro delle riserve delle loro banche centrali. I proventi di queste vendite servirebbero a ridurre il debito pubblico di queste nazioni, nell’ambito delle manovre per rientrare nei parametri di Maastricht. Di conseguenza si prevede che nel 1997 le vendite di oro delle banche centrali europee aumenteranno in misura compresa tra il 50% e il 100% rispetto all’anno scorso. Se poi si arriverà alla creazione di un’unica banca centrale per tutti i paesi dell’Unione Europea, è probabile che questo nuovo istituto necessiterà di una riserva aurea sensibilmente inferiore ai 700 milioni di once che oggi rappresentano la somma di tutte le riserve di oro degli istituti di riserva europei.
• Al mercato dell’oro viene anche a mancare, da qualche tempo, il tradizionale supporto dei grandi investitori del mondo in via di sviluppo: gli sceicchi arabi, i dittatori africani, gli uomini forti dell’America Latina e i megacapitalisti asiatici. «Una volta - spiega Ted Arnold, specialista dei metalli preziosi della Merril Lynch - quando in Asia c’era tensione, la domanda di oro nella regione esplodeva». Ma l’anno scorso, quando la Cina e Taiwan sembravano sull’orlo di un conflitto, «il bene rifugio più richiesto era il dollaro, in biglietti da 50 e da 100».
• In Medio Oriente, un altro mercato importante per il metallo giallo, la domanda di oro lavorato è leggermente diminuita nel 1996 rispetto all’anno precedente. E la Gold Fields Mineral Services, un broker specializzato londinese, calcola che nello scorso anno gli acquisti di oro in lingotti da parte di individui in tutto il mondo siano crollati del 62%, scendendo al livello più basso dell’ultimo decennio. Nella maggior parte dei casi questi acquisti di oro fisico - che costituiscono comunque una quota relativamente minore degli scambi mondiali in metallo giallo - vengono effettuati da cittadini di Paesi i cui mercati finanziari sono fra i meno sviluppati. Con la globalizzazione e la deregulation dei mercati, quindi, sono destinati a scomparire. La compravendita di oro per investimento viene ormai effettuata per mezzo di certificati che attestano le proprietà di quantitativi di metallo depositati nei forzieri dei broker e delle clearing houses internazionali.