Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1996  dicembre 09 Lunedì calendario

Un pedofilo è un malato? «Non sempre

• Un pedofilo è un malato? «Non sempre. La pedofilia pura è una perversione sessuale, e come tale deve essere considerata una malattia. Il pedofilo puro, cioè il malato, è quello che non riesce ad evadere dal comportamento ”perverso”. Non può avere rapporti sessuali diversi da quelli con bambine o bambini che non hanno ancora raggiunto la pubertà. Poi ci sono le persone che subiscono impulsi pedofiliaci più o meno forti, che però possono essere controllati con maggiore o minore difficoltà». (Prof. Francesco Bruno, docente di psichiatria forense all’Università di Roma).
• Quanto sono diffusi i vari fenomeni? «Gli impulsi pedofiliaci sono diffusissimi. Si può dire che sono presenti nel 40 per cento dei maschi adulti. Perché bisogna chiarire che la pedofilia è quasi esclusivamente maschile. La maggior parte delle persone controlla questo tipo di impulsi e li reprime. Altri invece, abitualmente o casualmente, cedono: ossia vivono i loro impulsi. Credo che il fatto possa riguardare l’un per cento dei maschi adulti italiani, cioè circa 200 mila persone. Mentre la pedofilia pura risulta molto più rara». (Prof. Francesco Bruno, docente di psichiatria forense all’Università di Roma).
• Quanti casi ha esaminato? «Tanti: come perito durante i processi e come medico, più di cento casi in vent’anni di professione. Tra questi malati i pedofili puri sono stati una minoranza: non più di dieci. Gli altri erano persone che avevano ”vissuto” i loro impulsi. Sottolineo che la pedofilia, di qualsiasi tipo, non è di per sé associabile alla violenza. Anzi: nel 90 per cento dei casi i pedofili amano i bambini che desiderano. Al di là del rapporto sessuale, sono lontani dall’idea di sottoporli a brutalità fisiche. La loro aspirazione è di coinvolgerli affettivamente nei loro giochi» (Prof. Francesco Bruno, docente di psichiatria forense all’Università di Roma).
• Sono possibili cure efficaci? «In alcuni casi, sì. Le cure con alta percentuale di successo riguardano i casi di pedofilia pura. Si agisce con dei farmaci antagonisti del testosterone che riducono gli impulsi sessuali. Viene brutalmente chiamata castrazione chimica. Sono più difficili da affrontare, invece, i casi dei pedofili ”casuali”: per loro gli impulsi devianti, più che da squilibri ormonali, provengono da atteggiamenti psicologici. Si può agire con la psicoterapia. L’obiettivo non può essere quello di spegnere le pulsioni, ma di rafforzare il loro controllo. Un lavoro lungo e difficile, con speranze di succcesso solo se il paziente è disposto a riconoscere il suo problema. Cosa che spesso non avviene» (Prof. Francesco Bruno, docente di psichiatria forense all’Università di Roma).
• In altri paesi esistono prassi più severe che da noi per contrastare i pedofili? «Recentemente, in California ha suscitato scandalo la norma che impone la castrazione chimica ai pedofili violenti. A mio parere il controllo chimico del testosterone deve essere una pratica accettata dal paziente. Così è nei paesi scandinavi, considerati gli inventori della terapia farmacologica di ”castrazione”. In Italia questo metodo è poco diffuso, ma io che l’ho applicato in almeno 50 casi (pedofili ma anche stupratori abituali) lo considero efficace e accettabile se accompagnato da terapie psicologiche di appoggio» (Prof. Francesco Bruno, docente di psichiatria forense all’Università di Roma).