Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 25 maggio 1998
«Nel 1808 lo Zar nominò un comandante per la città e la regione di Baku
• «Nel 1808 lo Zar nominò un comandante per la città e la regione di Baku. Per il nuovo comandante questa destinazione era un segno evidente di disgrazia. Baku era la città più lontana, la più sudicia e la più superflua di tutto l’Impero degli Zar. La nomina a comandante di questo angolo sperduto non era né più né meno che una deportazione a malapena mascherata». Il comandante decise di ingraziarsi lo Zar inviandogli un dettagliato rapporto sulla zona a lui assegnata: scrisse fra l’altro che in diversi punti nei dintorni della città una specie di olio trasudava dal terreno e del fatto informava l’Accademia Imperiale delle Scienze. Nella relazione che questa produsse si legge: «Il petrolio è un liquido minerale sprovvisto di ogni utilità. Per la sua natura, è un liquido vischioso che ha un pessimo odore. Il petrolio non può essere usato in alcun modo. Esso potrebbe essere tutto al più utilizzato di quando in quando a lubrificare le ruote dei carri degli indigeni, che cigolano terribilmente». Il comandante riuscì in seguito ad affittare quelle zone impregnate di petrolio, dopo lunghe trattative e ad un prezzo ridicolo, per la durata di dieci anni, ad un armeno. Lo Zar ne fu soddisfatto, lo promosse di grado e lo trasferì ad una residenza migliore.
• il feudale signorotto del petrolio, Isa-Bey, si fece edificare un palazzo di tre piani in forma d’un castello di carte da giuoco. Sulla facciata di questo palazzo stava scritto in cubitali lettere d’oro: ”Qui abito io, Isa-Bey di Gandscia”. Esso fu interamente fornito di tutte le raffinatezze dell’architettura moderna, ma, per espresso desiderio del proprietario, non possedeva latrine, perché Isa-Bey si considerava troppo nobile per tollerare nella sua dimora locali tanto indecenti. Le latrine si trovavano nel più appartato angolo del cortile, e di ciò il nobile signore era assai fiero».
Un altro ”barone de petrolio” era il signor Musa-Nagi, un settario persiano, che possiedeva più oro dello Scià di Persia. Egli risolse di edificare una casa di puro oro per sorpassare tutto ciò che esisteva. L’architetto durò fatica a persuaderlo dell’impossibilità di realizzare questo progetto. Infine, Nagi insistette perché almeno tutte le pareti esterne della casa fossero rivestite di spesse lastre d’oro. Quando la casa fu finita, non gli piacque, le stanze erano troppo vaste, l’aria era diversa da quella della sua dimora dove da anni l’aria esterna non penetrava, e l’oro era troppo tentatore per gli scassinatori, i quali in realtà non avevano bisogno di scassinare nulla ma potevano contentarsi di staccare qualche cosa. Con rapida decisione donò la casa ad una Associazione di beneficenza, che non seppe che farne».
• «Verso la metà del 1880, degli indigeni industriosi incominciarono a sfruttare il petrolio di loro propria iniziativa. Come nei tempi dei vecchi Khan si trasportò il petrolio a dorso di cammello attraverso il deserto. A poco a poco si sparse la voce che Baku non doveva più essere considerata solo come un luogo di deportazione. ”Ditemi: - domandò un giorno lo Zar al suo ministro delle finanze Witte - che cosa è propriamente questo petrolio di cui si parla tanto?”. - ”Maestà, - rispose il Ministro - il petrolio è un liquido che emana un orribile odore”. - ”Ah, ah, e di che cosa odora dunque, mio caro Witte?”. - ”Esso sa di oro, Maestà”. Lo zar scosse la testa a tale originalità, ma non dimenticò la parola ”oro”» (dialogo fra lo Zar Alessandro III ed il suo Ministro delle finanze, il conte Sergej Jul’evic Witte).
• «Si partì per Baku e si accertò che un intraprendente svedese di nome Nobel vi aveva eretto delle torri di aspetto bizzaro, che questo svedese comperava petrolio, lo rivendeva e guadagnava moltissimo denaro. (...) Fu l’inizio di una caccia selvaggia al petrolio. Avventurieri delle razze più diverse, venuti da ogni parte della Russia si concentrarono a Baku. Ladri, coatti evasi, banditi e truffatori fiancheggiarono industriali seri. (...) Armeni, mussulmani, russi polacchi, ebrei e svedesi, commercianti onorati e trafficanti scaltri costituirono una nuova casta che si gettò avidamente sulla nuova ricchezza».
• «Baku, piccola città tranquilla ed assopita, si svegliò con una vita brutale e febbrile. (...) La città vide sorgere palazzi che riflettevano la fantasia barbara dei loro proprietari». Uno di questi «era costruito con la forma di un drago; torce bruciavano nelle narici del drago e si entrava nella casa attraverso la bocca spalancata. In questa casa i cui muri risplendevano di marmi di tutti i colori dell’arcobaleno non c’erano nè bagni nè gabinetti. L’architetto non aveva pensato a particolari così meschini. In compenso vi era una sala tutta di porcellana. Un vicino invidioso si fece allora costruire una camera tutta di cristallo di rocca».
• «Fuori Baku, vicino alla città, si stende una regione allucinante chiamata la ”Città nera”. Tutte le raffinerie, fabbriche, serbatoi e colline operaie degli addetti al petrolio si trovano là. L’atmosfera della città nera è impregnata di petrolio. Il terreno è imbevuto di petrolio. Le case sono nere di petrolio. Tutta la regione stilla petrolio. Essa è appestata e oleosa come senza dubbio nessuna altra regione del mondo. La città è nera e sinistra.
Emmanuele Nobel scelse questo angolo per stabilirsi definitivamente. Fece venire da tutte le parti del mondo i giardinieri più esperti e pose loro un problema assolutamente insolubile. Una parte di questo deserto imbevuto di petrolio doveva diventare un giardino sontuoso. I giardinieri si misero al lavoro. Il loro buon successo resta un enigma, ma il fatto è che un bel giorno la regione petrolifera fu rallegrata da un vasto parco dalla vegetazione lussureggiante, ricoperto di erba e attraversato da larghi viali ed alberi. In mezzo a questo parco Nobel fece costruire una piccola casa svedese che portò il fiero nome di ”°Villa Petrolio”. Là abitava, dirigeva la sua impresa mondiale e aspirava i profumi del suo giardino».