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 1998  maggio 04 Lunedì calendario

Negli ultimi tre anni sono stati scoperti sei importanti giacimenti petroliferi in Zaire, Colombia e Angola

• Negli ultimi tre anni sono stati scoperti sei importanti giacimenti petroliferi in Zaire, Colombia e Angola. Situati a grande profondità, sono ricchissimi: ognuno garantisce oltre 500 milioni di barili di petrolio. Secondo gli esperti, tutte le compagnie multinazionali sono interessate a diversificare le fonti di approvigionamento, ma contemporaneamente hanno la necessità di avvicinarsi ai mercati di sbocco per ridurre i costi di trasporto e deposito.
• Gli investimenti internazionali nell’area del Caspio sono stati sinora considerati di primaria importanza, ma nel prossimo futuro potrebbero essere relegati ad un ruolo secondario e di importanza regionale (le cause: diminuzione del prezzo del greggio, difficoltà e alti costi di trasporto). Le risorse petrolifere del continente africano sono vaste e, a differenza di quelle centrasiatiche, non mancano di sbocchi sui mercati. Fra breve le importazioni americane di petrolio dall’Africa supereranno quelle dal Venezuela (attualmente quelle dal Medio Oriente rappresentano solo il 20 per cento del petrolio importato in Usa).
• Il caso Nigeria: la grande crescita economica portata dal petrolio è stata seguita da una grave crisi. «Se una gran quantità di ricchezza petrolifera affluisce ad un sistema economico inadeguato si corrono rischi seri. Il modo giusto di riformare l’economia è di non tener conto del denaro che proviene dal petrolio... In tal modo, sia che vi siano petrodollari o no, si riesce a mantenere l’economia in una posizione stabile e sostenibile. Altrimenti si rischia la stessa sorte del Venezuela o della Nigeria. La loro situazione è davvero difficile, dovrebbero procedere a enormi riforme strutturali. Si tratta di Stati enormememente inefficenti che hanno del tutto sprecato il boom economico petrolifero degli anni ’70» (Andrew Apostolou, Università di Oxford, consulente per l’Asia centrale).
• La Nigeria estrae 2 milioni e mezzo di barili di greggio al giorno dalle piattaforme off-shore concesse alle compagnie petrolifere Shell, Elf, Agip, Mobil Chevron e Texaco (è il quinto Paese produttore dell’Opec e il primo dell’Africa). Le tre raffinerie statali del Paese dichiarano di produrre 445 mila barili di benzina al giorno (circa il doppio del fabbisogno giornaliero). A causa dell’incuria, della cattiva gestione e degli attentati agli impianti (diretti contro il governo militare: Capo dello Stato è il generale Sani Abacha al potere dopo il golpe del 1993) nel paese manca del tutto il carburante, le file ai distributori sono lunghe chilometri e sorvegliate da uomini armati (il 21 marzo la ”papamobile” di Karol Woitjla in visita nel Paese è rimasta bloccata alla nunziatura apostolica di Abuja per mancanza di carburante). Il Ministero del Petrolio ha ricevuto due miliari di dollari in tre anni per rinnovare le raffinerie che continuano a non funzionare. Alcuni membri del governo comprano la benzina nigeriana al prezzo imposto di 200 lire al litro, la esportano, poi la fanno rientrare e la vendono come benzina ”importata” a 2 mila lire al litro: nel 1997 la Nigeria ha speso circa 600 milioni di dollari per l’importazione di benzina.
• Il consorzio guidato dalla Esso e costituito da Exxon, Shell e Elf per sfruttare i giacimenti petroliferi del bacino di Doba in Ciad: 300 pozzi nei campi di Komé, Bolobo e Miandoum (l’estrazione inizierà nel 2001, nei prossimi 30 anni produrranno circa 1 miliardo di barili di greggio, 225 mila al giorno). Dai pozzi uscirà un misto di petrolio, gas e acqua: il gas alimenterà una centrale elettrica da 100 MW, l’acqua depurata e riversata in pozzi servirà per l’irrigazione, il petrolio sarà convogliato in un oleodotto interrato a un metro di profondità (170 chilometri in Ciad e altri 1.100 fino al Golfo di Guinea passando attraverso il Camerun). Saranno relizzate inoltre stazioni di pompaggio e di immagazzinamento, raffinerie, una pista d’atterraggio e ancora un centro di formazione, uffici, alloggi e una clinica per circa 2.000 addetti. Sono previsti avanzati controlli di sicurezza ambientale. Il progetto è stato presentato lo scorso 21 gennaio nella città di Donia da una delegazione della Esso arrivata direttamente da Houston, Texas, con a capo il direttore generale Jean-Pierre Petit: la Banca Mondiale, il cui finanziamento è indipensabile, è ancora esitante per via delle pressioni degli ecologisti (europei e americani). Le entrate previste per il governo del Ciad sono di circa 50 miliardi di franchi centrafricani (500 milioni di franchi francesi).
• Lo scontro fra i ribelli cristiani dell’Spla (Esercito di liberazione del popolo sudanese, finanziato dall’Occidente attravero l’Uganda) e i governativi islamici del Fronte islamico nazionale del Sudan di Hassan Turabi, Presidente del Parlamento (da nove anni procede all’islamizzazione forzata del Paese) ha spinto nella sola capitale Khartoum almeno 2 milioni di profughi. La trattativa (con l’intervento di mediatori europei, per l’Italia il sottosegretario agli Esteri Rino Serri) che stava per aprirsi a Nairobi lo scorso ottobre è fallita, motivo: la richiesta del capo dell’Spla John Garang di piena autonomia per il sud del paese, la regione più ricca di petrolio.