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 2000  febbraio 07 Lunedì calendario

Qualche settimana fa all’ospedale Edouard Herriot di Lione è stato eseguito il primo trapianto al mondo di entrambe le mani e gli avambracci

• Qualche settimana fa all’ospedale Edouard Herriot di Lione è stato eseguito il primo trapianto al mondo di entrambe le mani e gli avambracci. Il professor Ugo Crovella, 50 anni, primario di Chirurgia plastica e della mano all’ospedale Mauriziano di Torino, migliaia di volte in sala operatoria, dodici reimpianti di segmenti d’arto amputati, dice che non firmerebbe mai il consenso a un intervento di quel tipo: «E per un semplice motivo: tecnicamente reimpiantare un arto, soprattutto da cadavere, è un lavoro che siamo in grado di eseguire anche a Torino. Il problema sono le conseguenze. Nessuno pensa alle crisi di rigetto? Potremmo dire di aver davvero superato una nuova frontiera della medicina se avessimo trovato il modo di contrastare la reazione che l’organismo scatena dopo l’impianto di un organo estraneo. La notizia clamorosa sarà quella, non l’esistenza di un’équipe che dopo 17 ore col bisturi ha restituito le mani a un uomo che le aveva perse per un petardo. I farmaci anti rigetto sono sostanze che annullano le difese immunitarie, perché l’organismo non riconosca come ”nemico” l’organo trapiantato. Ma senza difese immunitarie anche una banale influenza può uccidere. Senza anticorpi il trapiantato non potrà uscire di casa, andare al cinema, a teatro, vedere gli amici [...]». Di diverso avviso Marco Lanzetta, 37 anni, uno dei quattro chirurghi dell’équipe di Lione: «Nel caso di rigetto tutt’al più si tornerebbe alla situazione di partenza. La parte trapiantata verrebbe reamputata, senza altre conseguenze. questa la differenza rispetto a chi ha subito un trapianto al cuore o al fegato, le cui condizioni fisiche sono integralmente compromesse. Nel caso dei trapianti della mano invece è diverso: si tratta per lo più di soggetti giovani e ”sani”, nel senso che pur soffrendo di una deformità cronica gravissima, godono di uno stato generale di salute. Il nostro primo trapiantato, per esempio, era un maniaco del culturismo; quest’altro era un maratoneta. Entrambi, con una corretta terapia riabilitativa, torneranno a fare tutto quello che facevano prima. Come centinaia di migliaia di trapiantati sparsi per il mondo che conducono una vita perfettamente normale: viaggiano, vanno in vacanza, fanno figli, lavorano e sono perfettamente integrati nella società» .
• Protesi. Il dottor William Dobelle, 59 anni, fondatore dell’Istituto Dobelle contro la cecità, presso il Presbyterian Medical Center di New York, ha inventato una protesi elettronica che permette ai ciechi di distinguere le persone e i contorni degli oggetti: una telecamera miniaturizzata inserita negli occhiali e fornita di un sensore ultrasonico di distanza invia, attraverso un cavo, le immagini a un mini-computer, che dopo aver elaborato l’immagine manda gli impulsi al cervello tramite 68 elettrodi di platino inseriti nella corteccia cerebrale. Per ora l’unico paziente sottoposto all’esperimento è stato Jerry, 62 anni, pensionato americano, che perse la vista a 36 anni. Dobelle: «Non sappiamo ancora se le mie scoperte consentiranno di vedere anche ai ciechi dalla nascita, ma i prograssi dell’elettronica e della miniaturizzazione mi rendono certo che tra qualche anno i Jerry si moltiplicheranno» .
• Cyborg. Kevin Warwick, professore di cibernetica dell’Università di Reading in Inghilterra, si farà inserire nel braccio un microprocessore, collegato sia alle sue terminazioni nervose che a un computer. Obiettivo: capire in che modo gli impulsi nervosi muovono il corpo umano e provare a riprodurli elettronicamente. Anche la moglie Irene si farà impiantare un chip identico al suo: i due processori entreranno in connessione e i coniugi proveranno a trasmettersi a vicenda gli impulsi nervosi («Manderò in viaggio mia moglie a Boston. Da qui io proverò a muovere le dita e vedrò se, dall’altra parte e nello stesso tempo, anche lei farà la medesima cosa»). Warwick è convinto che una volta ottenuta la codifica elettronica dei segnali nervosi del movimento si potranno trasmettere anche gli stati emotivi: sensazioni di caldo e freddo, di gioia e dolore, fino all’eccitazione sessuale. Punto di arrivo: la creazione del cyborg, creatura metà uomo e metà macchina (come l’umanoide protagonista di Blade Runner) .
• Anna Begenholm, 29 anni, norvegese, «clinicamente morta» per due ore, è stata «resuscitata» dall’équipe del professor Mads Gilbert dell’ospedale norvegese di Tromso. Rimasta intrappolata nel ghiaccio per 40 minuti, la donna era arrivata in ospedale priva di circolazione e respirazione spontanee, con le pupille dilatate e insensibili alla luce e una temperatura corporea di 13.7 gradi centigradi (23 gradi in meno del normale). I medici l’hanno sottoposta a un bypass cardiocircolatorio: il sangue le è stato estratto, riscaldato, fornito di ossigeno e reimmesso nel corpo. Un’ora dopo l’arrivo in sala operatoria, il cuore ha ricominciato a battere .
• La setta dei raeliani (da Rael, ultimo discendente degli extraterrestri sulla Terra), persuasi che il genere umano sia stato creato attraverso la manipolazione genetica del Dna di esseri extraterrestri di razza umana (gli Elohim), ha fondato alle Bahamas la prima società al mondo che offre al pubblico il servizio di clonazione (’Clonaid”). Essere clonati costa 200.000 dollari (quasi 400 milioni di lire). Più economico il servizio ”Insuraclone” (50 mila dollari, circa 100 milioni di lire), che permette a chiunque di conservare le cellule delle persone amate, per ridare loro la vita dopo la morte. Sulla pagina Web di ”Clonaid”: «La clonazione permetterà al genere umano di raggiungere la vita eterna. Il passo successivo consisterà nel clonare una persona adulta senza passare attraverso il processo di crescita, trasferendo poi in quella persona la memoria ed una personalità» .
• Il biologo e imprenditore americano Craig Venter giorni fa ha annunciato che la sua compagnia, la Celera genomics, ha mappato il 90 per cento del genoma umano, grazie alle 230 macchine superveloci per la lettura del codice genetico della consociata Perkins-Elmer. La decodificazione completa è prevista per la fine del 2000 (il Progetto genoma umano, che coinvolge governi e ricercatori di vari paesi, finora ha mappato il 45 per cento del dna umano e prevede di terminare nel 2003). La Celera genomics ha speso 330 milioni di dollari di fondi privati, il Progetto genoma umano 1,25 miliardi di dollari di fondi pubblici .