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 1997  ottobre 13 Lunedì calendario

Sgarbi, lei ha detto, dopo il terremoto di Assisi, «in fin dei conti c’è andata bene»

• Sgarbi, lei ha detto, dopo il terremoto di Assisi, «in fin dei conti c’è andata bene». «E lo credo. Di Giotto e Cimabue potevano rimanere solo mucchietti di finissima polvere e invece i danni non sono poi così tragici. Ci si può metter mano e questo è il vero pericolo». Che vuol dire? «Che le vere minacce al patrimonio artistico nazionale non sono i terremoti». E quali allora? «Il restauro al primo posto. Poi pompieri che tirano giù una chiesetta del Quattrocento del Beato Giacomo a Isola. Poi l’abbandono generale. Anzi no, poveri pompieri, passiamoli al terzo posto. Poi tutto il resto, compresi i terremoti». (Vittorio Sgarbi intervistato da Luigi Irdi).
• Cos’ha contro i restauri? «Be’, quando vedo un edificio del Cinquecento con gli intonaci rifatti come fossero pizzerie, effetti un po’ rustici, scale nere e arredi aberranti, mi vengono i crampi. Dovunque l’Italia è devastata dai restauratori». Esempio? «Dove lavoro io, alla Fininvest». Berlusconi non è del Cinquecento. «Battuta pessima. Parlo della chiesa di San Gregorio al Celio, tardo Rinascimento. Appena restaurata. La parte priva del restauro è perfetta; la parte nuova sembra l’intonaco di una casa popolare. Sono gli architetti che non conoscono i materiali giusti per queste operazioni. In questo modo è stata devastata un’infinità di luoghi di grande valore artistico». (Vittorio Sgarbi a Luigi Irdi).
• Un altro caso? «Al Teatro di Marcello a Roma pochi giorni fa hanno pulito parte delle arcate rendendole bianchissime. Poi c’è un’altra area del teatro ancora sporca e una terza superficie, rifatta durante il fascismo con una pietra più affine a quella sporca. Risultato: il Teatro di Marcello è a strisce». E come mai questi restauratori sono così incompetenti? «Perché sono architetti ambiziosi e incapaci, tutto qui. Causa di una catena di catastrofi. Vogliamo parlare del museo storico di Campobasso?». Parliamone. « stato allestito in un palazzo cinquecentesco bellissimo dove hanno fatto pareti rosa, pistacchio e violetto, con storie del mondo antico rappresentante a fumetti per istruire i giovani coglioni. Un luna-park. Credo di avere presentato un centinaio di denunce ai procuratori di tutta Italia, ma quelli sono pronti a perseguire solo il primo sfigato che prende mezza tangente, mentre chi mette, poniamo, la gomma stampata su strutture di metallo alla biblioteca comunale di Isernia, quello la fa franca. Rinviano a giudizio uno che dice ”mi faccia il piacere” a un vigile urbano, ma mai un architetto o un restauratore. un’epidemia». La terapia. «Non c’è; l’epidemia non si ferma». (Vittorio Sgarbi a Luigi Irdi).
• Primo, il restauro. Poi l’abbandono, e poi i vigili del fuoco. E il ministro per la Cultura Walter Veltroni? «Veltroni? No, anzi, ha fatto più bene che male». Sgarbi che parla bene di Veltroni? «Pur nella sua inconsapevolezza ha fatto almeno una cosa buona. Invece di chieder per sé il ministero dell’Interno o della Difesa, ha scelto quello per la Cultura, mettendo in luce così ciò che nel mondo è considerata la vera risorsa italiana, il patrimonio artistico. Un bel gesto». Questo sul piano simbolico. E su quello operativo? «Ha fatto riaprire con la velocità del fulmine la Galleria Borghese a Roma, per esempio». (Vittorio Sgarbi a Luigi Irdi).
• Torniamo ai disastri. «Il Molise, patria Antonio Di Pietro, è la regione più devastata. Ancora oggi le Sovrintendenze autorizzano rifacimenti selvaggi di pavimenti, di intonaci, scale in cemento armato come quella che a Termoli collega il centro storico a un garage. Non si può guardare. Abominevole. il regno del ”maestro del tetto sfalsato”, come lo chiamo io». Maestro del tetto sfalsato? «Sì, ci deve essere un geometra folle che disegna case dove non c’è mai uno spiovente dei tetti che coincide con l’altro. Un mistero. Uno schema che si ritrova in zone archeologiche, medievali, dappertutto. Invece di occuparsi di Forlani, Di Pietro avrebbe fatto del bene alla nazione se si fosse occupato di lui. Questo geometra è il grande interprete del conflitto tra il semplice restauro e il restauro architettonico». Spieghiamo al colto e all’inclita. «Confliggono l’esigenza del puro restauro da una parte e la scelta di testimoniare il nostro tempo dall’altra. Il recupero di monumenti secondo le regole originarie e la voglia di adeguarle alla civiltà contemporanea». (Vittorio Sgarbi a Luigi Irdi).
• Proviamo ancora. «Il convento di San Benedetto a Catania. intervenuto il famoso architetto De Carlo che, invece di limitarsi al restauro, ha voluto lasciare traccia del suo disgustoso passaggio. Un edificio settecentesco bellissimo, rovinato. E così Vittoriano Viganò, grande urbanista milanese, che ha distrutto il lungolago di Salò sul Garda, dopo aver mirabilmente illuminato un’estremità di corso Sempione con lampioni a quattro palle giustificandoli con l’immagine di un ideale planetario. O l’architetto genovese Aldo Rossi, buonanima, che ha delittuosamente restaurato il teatro Carlo Felice». Lei è inarrestabile, Sgarbi, ma non indica uno straccio di soluzione. «Il terremoto, naturalmente. I terremoti sono benefici perché quando colpiscono fanno cadere anche qualcosa di questi orrori. solo un problema di mira». Sì, ma il terremoto, poi, presuppone il restauro, e allora siamo da capo a dodici. «Appunto». (Vittorio Sgarbi a Luigi Irdi).