Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 1 settembre 1997
Caro direttore, il mio più volte esibito spirito di solidarietà mi ha indotto a intrattenermi con campioni di immigrati, così da capirli colloquiando con loro
• Caro direttore, il mio più volte esibito spirito di solidarietà mi ha indotto a intrattenermi con campioni di immigrati, così da capirli colloquiando con loro. Poiché gli immigrati sono e ancor più saranno un grosso problema per l’Italia, può darsi che i nostri lettori abbiano interesse a conoscere quanto ho imparato dai contatti. Riferisco in breve, cominciando dai nomadi. I nomadi, o zingari che dir si voglia, mi hanno spiegato che essi appartengono a una razza superiore, secondo testimonianze bibliche imprecisate. Ne consegue il loro diritto a derubarci. Essi ci chiamano gagé e ci considerano stupidi, tanto stupidi da lavorare. Pazienza se lavorassero solo le donne e i bambini, ma anche gli uomini... Dunque, non vogliono integrarsi con noi. Ho notato che molti immigrati slavi sono difficilmente distinguibili dai nomadi. Tuttavia gli slavi sembrano muoversi meno e gradire meno gli accampamenti, che i nostri regolamenti comunali chiamano «aree di sosta attrezzate» (a nostre spese).
• Gli albanesi sono convinti che gli spetti la cittadinanza italiana, quando gli è utile. Ma non è la nostra cittadinanza italiana, perché non implica l’obbligo di pagare imposte e tasse e altri oneri del genere. Gli albanesi hanno una memoria storica formidabile. Ricordano tutto quanto gli conviene: che nel 1917 l’Albania fu protettorato italiano; che nel 1928 il re Zogu salì al trono con la tutela italiana; che nel 1939 l’Italia a mano armata occupò il loro Paese e lo annesse all’impero di Mussolini. Dopo la guerra, si misero sotto l’ala prima di Stalin poi di Mao. Oggi dicono di volersi mettere sotto l’ala italiana perché la nostra nazione è la nazione più comunista che sia rimasta in Europa.
• Con gli albanesi non siamo fratelli, ma compagni. Precisamente: gli albanesi si considerano compagni comunisti, che noi dobbiamo risarcire dei danni causati a suo tempo dai camerati fascisti. Intendono la doppia nazionalità come il permesso di prendere da entrambe le nazioni e dare a nessuna delle due: criticarle entrambe, lodarle mai. Inoltre, la doppia nazionalità autorizza, secondo gli albanesi, a non farsi trovare dalla polizia: «Se ci cerca al di qua dell’Adriatico, siamo di là; se ci cerca di là, siamo di qua». Una pacchia, per i delinquenti.
• I nordafricani negano di avere delinquenti nelle loro schiere immigrate. Ci tengono a essere chiamati extracomunitari, alla pari con gli svizzeri e gli americani. La loro tesi è che le nostre leggi sono sbagliate, per cui si resta nel giusto solo violandole. Non hanno dubbi sulla supremazia del diritto islamico rispetto al diritto italiano. Esempio: il diritto italiano li lascia entrare facilmente in Italia, ma li ostacola nel trovare un lavoro regolare. C’è contraddizione. Ergo, i nordafricani entrano, trovano un lavoro irregolare, denunciano il padrone italiano (o lo ricattano) e si fanno pagare un indennizzo per lo «sfruttamento» subìto.
• Altro esempio: nei Paesi d’origine è regola che le donne mostrino nulla del loro corpo, e pure il viso è velato; il topless sulle spiagge italiane induce i nordafricani a confondere la donna onesta con la sgualdrina o la professionista del sesso.
Allora, gli uomini confusi possono talvolta commettere, senza volerlo, reati contro la persona. La polizia italiana non li avvisa che da noi il «comune senso del pudore» è diverso, e che una prostituta si distingue perché è generalmente più vestita di una bagnante. Così stando le cose, i nordafricani islamici non si sentono colpevoli, caso mai truffati.
• Mi hanno spiegato che, analogamente, stentano a capire le nostre norme sulla droga: si può detenere, non spacciare; che vuol dire? «La volete o non la volete?».
Ammetto di non avere saputo rispondere chiaramente. I nordafricani aggiungono che trovano le pene, previste dalla giustizia italiana per i colpevoli di vari reati, ridicolmente miti, infrequentemente irrogate e, insomma, totalmente inefficaci, a prevenire il crimine. Piuttosto adatte a promuoverlo, il crimine. Secondo loro, è l’Italia a pervertire il costume nordafricano, non viceversa. Non vedono altra soluzione che islamizzare l’Italia. Perciò hanno costruito una grande moschea a Roma, ma mai permetteranno che Roma costruisca una chiesa alla Mecca.
Credo che anche i barbari si sentissero superiori ai romani della decadenza imperiale. Ma questa è un’altra storia. Oggi non è politically correct parlare di barbari.