Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 8 maggio 2000
Quand’era in vena di confidenze Svetlana Minaeva, trent’anni, da cinque in Sardegna, raccontava di essere una spia, un’informatrice dei servizi segreti di Mosca
• Quand’era in vena di confidenze Svetlana Minaeva, trent’anni, da cinque in Sardegna, raccontava di essere una spia, un’informatrice dei servizi segreti di Mosca. Questo non le impediva di lavorare per la polizia italiana, a Olbia, chiamata a far da interprete con i suoi connazionali. Altre volte erano i turisti russi a reclutarla come interprete, magari per trattare l’affitto di una villa per l’estate. Niente male per la barista di un locale senza pretese come l’Hollywood, a ridosso della stazione ferroviaria nella cittadina sarda.
Lunedì 3 aprile, alle cinque del pomeriggio, Svetlana Minaeva, un amore appena finito male, un figlio di dieci anni a Mosca, addestrata come paracadutista nell’esercito del suo paese, si è gettata da una finestra al sesto piano del residence in cui abitava, in via Torino. Una morte su cui per ventiquattr’ore ha aleggiato il sospetto di un delitto, un alone di spy story mediterranea, per giunta in quell’area nord della Sardegna la cui mappa è segnata da basi americane e sofisticati centri radar.
• «Nessun giallo, nessun mistero: al 99 per cento è un caso di suicidio» ha smorzato Renato Perinu, il sostituto procuratore di Tempio Pausania che conduce le indagini e, a ogni buon conto, ha secretato gli atti. «Un gesto dettato da ragioni sentimentali: una delusione d’amore» ha laconicamente distillato il procuratore capo Valerio Cicalò. Ma l’uomo sposato il cui abbandono ha addolorato Svetlana, addirittura spingendola al suicidio, era un imprenditore di Olbia che con i russi aveva rapporti d’affari. Costruttore, era stato incaricato di ristrutturare per loro alcune ville in Costa Smeralda. Ancora: tre settimane dopo il suicidio si continuano a studiare i tabulati delle telefonate arrivate e partite dai due telefonini di Svetlana. Su quei tabulati s’è acceso l’interesse degli uomini del Sismi, il servizio segreto militare italiano. Un’attenzione eccessiva per un suicidio d’amore.
• Per gli investigatori, in realtà, la morte di Svetlana, detta Sveta, sembra l’occasione per decifrare un fenomeno cominciato in sordina a metà degli anni Novanta e che diventa sempre più consistente: l’arrivo dei russi sulle coste incantate del nord-est della Sardegna. Tra Olbia e Palau non sbarcano certo i chiassosi commercianti e i piccoli imprenditori moscoviti che da anni battono la Riviera adriatica, investendo in quelle aree soldi di dubbia provenienza. In Costa Smeralda approda l’élite: deputati della Duma, finanzieri con uffici nei paradisi fiscali dell’isola di Man, imprenditori che hanno lasciato Mosca per prender casa in Gran Bretagna o in Svizzera.
Affittano appartamenti, comprano ville, trattano alberghi. Atterrano con i loro jet privati nell’area vip dell’aeroporto di Olbia. O attraccano con gli yacht nei porticcioli della costa. Ufficialmente vengono in vacanza. Ma quel viavai di miliardari dell’Est è seguito da molti occhi. Lo studiano con attenzione, per esempio, gli uomini del Mossad, il servizio segreto di Israele. E con gran discrezione lo sorveglia la Guardia di finanza, che sta svolgendo un’inchiesta sugli affari dei russi in Costa Smeralda.
• L’apripista è stato Alexis Zukov, un petroliere con un curriculum di uomo d’affari fra Gran Bretagna e Usa, nipote di Georgi Zukov, celebre maresciallo dell’Armata rossa. Nel maggio 1995 si aggiudicò per quasi 5 miliardi Villa Lee, ex proprietà del costruttore romano Giulio De Angelis, sul mare color turchese del Piccolo Romazzino, in piena Costa Smeralda. Delle lussuose feste che si danno ogni estate in quella villa hanno scritto le cronache mondane, citando gli ospiti noti, da Santo Versace a Valerie Campbell. E proprio accanto alla magione di Zukov si è appena consumato l’affare immobiliare più straordinario della Costa: la vendita per 18 miliardi di un’enorme villa guardata a vista da nugoli di telecamere. Acquirente, una società, la Omeo, controllata da un industriale dell’Est. Che però, a quanto si dice, non sarebbe russo ma polacco.
• A nord di Olbia, si moltiplicano le presenze di personaggi illustri. L’estate scorsa è approdato in Sardegna il sindaco di Mosca, il potente Yuri Luzhkov, mentre Mikhail Gorbaciov, ospite di connazionali, si è concesso qualche puntata sulla piazzetta di Porto Cervo. Sugli altri nomi, riserbo strettissimo. Dopotutto proprio su un’inviolabile discrezione la Costa Smeralda ha costruito il suo mito, nei quarant’anni dall’arrivo dell’Aga Khan, come buen retiro dei potenti della Terra. E anche dopo che il sovrano ismaelita ha ceduto all’Itt-Sheraton, oggi Starwood, il controllo del Consorzio Costa Smeralda, quella riservatezza resta inespugnabile. Così non filtra il nome del russo che, in queste settimane, ha spedito i propri emissari per cercar casa per l’estate: è disposto a pagare 200 milioni di lire in contanti per una villa da affittare in luglio e agosto, ma vuol prima assicurarsi che ci sia un medico disponibile 24 ore su 24 per assistere la moglie incinta.
• Trattative milionarie. Ne sapeva qualcosa Svetlana Minaeva, la ragazza che i vicini di casa incontravano a volte seduta ubriaca sulle scale? Scavando nella sua vita, gli investigatori hanno scoperto che ”Sveta” incontrava con regolarità un russo, un uomo di mezz’età che periodicamente arrivava in Sardegna per visitare quattro sue connazionali fra Olbia, Palau e Sassari. La barista dell’Hollywood l’aveva visto l’ultima volta una settimana prima di morire. Lo aveva ricevuto a casa, nella mansarda di via Torino. I vicini li hanno sentiti discutere con voce alterata. Dalla morte di Svetlana non c’è più traccia dell’uomo. A ritirare il corpo della ragazza, giovedì 13 aprile, si sono presentate solo due donne, venute dalla Russia: la madre e la sorella.