Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 31 agosto 1998
I poliziotti di Lucca-Forte dei Marmi e i loro amici continuano a togliersi la vita e di questa strana sequenza, che deve avere una qualche ragione nella situazione locale, diamo conto questa settimana
• I poliziotti di Lucca-Forte dei Marmi e i loro amici continuano a togliersi la vita e di questa strana sequenza, che deve avere una qualche ragione nella situazione locale, diamo conto questa settimana. Ci limitiamo ai fatti, in ordine cronologico, senza azzardarne nessuna lettura particolare.
Azzarà Massimo, vicecapo della polizia di Forte dei Marmi. Nel ’95 sparò ai due figli e si tolse poi la vita con una 6.35.
• Cenci Campani Lorenzo, viceispettore della polizia di Forte dei Marmi, laureando in giurisprudenza, benestante. Trovò in ufficio il cadavere di un giovane collega, spirato, a parere dei medici, per via di un ictus. Tornò a casa e si sparò con la pistola d’ordinanza davanti alla figlia piccolissima (siamo sempre nel ’95).
• Francesco Fontanini, commerciante, detto ”Pizzino”, imputato di traffico di stupefacenti con l’ex vicecomandante della polizia di Forte dei Marmi. Arrestato, ai primi di marzo di quest’anno ottenne gli arresti domiciliari. Fu trovato impiccato ad una trave del suo salotto, le mani legate davanti, la bocca tappata da un nastro isolante.
• Ivanoe Scandurra, di anni 27, laureando in legge, fratello calciatore, sorella reginetta di bellezza. Il padre, Andrea Scandurra, questore di Lucca, fu bersaglio dei terroristi negli anni di piombo e fondatore dei Nocs. Avendo denunciato alcuni casi di corruzione degli agenti di Forte dei Marmi, fu trasferito a Pistoia. Il figlio Ivanoe, orgogliosissimo della divisa a quanto raccontano tutti, non si dava pace di questo provvedimento. Sabato 13 giugno si impiccò all’imposta della finestra della sua camera, nell’abitazione di servizio della questura di Lucca, in viale Cavour.
• Francesco Brigante, di anni 35, agente in servizio della polizia giudiziaria a Lucca, divorziato da una poliziotta. Aveva confidato al suo diario le prove della corruzione di alcuni colleghi del comissariato di Forte dei Marmi e aveva chiesto più volte ad Andrea Scandurra, prima che lo trasferissero a Pistoia, di poter lasciare l’ufficio della Procura. Provò ad ammazzarsi con l’Aspirina, poi si sparò con la pistola d’ordinanza un primo colpo alla scapola, un secondo al cuore. Di venerdì, lo scorso 3 agosto, a Lucca.
• Antonio Sardo, di anni 47, da Pozzuoli, sposato con Aida Mariotti, una figlia di nove anni. Detto Serpico. Accusato dal pentito Flavio Lazzarini (che poi ritrattò) era stato trasferito dalla squadra mobile di Massa, di cui era capo, alla questura di Lucca. Qui stava dietro a una scrivania, con suo grande disappunto. Aveva scritto invano al Csm e al capo della polizia per denunciare delle irregolarità. Dopo aver lasciato alla moglie un biglietto («Adesso sarai contenta. Così non ti rompo più le scatole») si impiccò con la cintura dei pantaloni legata al letto a castello della figlia, che era al mare dai nonni a Massa, mentre era solo a casa. Di lunedì 24 agosto a Bagni di Lucca, intorno alle 14.