Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  luglio 21 Lunedì calendario

Tra i metodi che causano il soffocamento del condannato lo strangolamento, la garrota e l’impiccagione

• Tra i metodi che causano il soffocamento del condannato lo strangolamento, la garrota e l’impiccagione. Lo strangolamento esiste sin dai tempi più remoti. Prevede l’ostruzione delle vie respiratorie tramite la costrizione del collo. L’aspetto di un morto strangolato è il seguente: volto ingrossato e tumefatto, lingua fuori dalla bocca, occhi gonfi, collo ferito dal legaccio usato per strangolare. La pena era considerata ignominiosa e riservata a grandi criminali.
• La garrota è un metodo di esecuzione tipicamente spagnolo. Sta all’impiccagione come la ghigliottina alla decapitazione. Inizialmente un piccolo torchio stringeva pian piano tramite una corda il collo del condannato. La corda fu sostituita poi da un collare metallico. L’arteria tracheale restava intatta e l’agonia era più lunga. L’apparato fu perfezionato piazzando sul palo, al quale è poggiata la testa del condannato, una punta metallica o una vite che penetrando nel collo spezzava la colonna vertebrale. L’ultima applicazione della garrota in Spagna nel 1974 (anarchico Salvator Puig Antich).
• L’impiccagione è uno dei metodi più diffusi, dato che non richiede conoscenze particolari o materiali difficili da reperire. La dinamica è semplicissima: il corpo, legato per il collo a un cappio, cadendo provoca la compressione della carotide. L’afflusso di sangue al cervello si blocca, le vertebre cervicali quasi sempre si spezzano e infine si muore. Se la caduta non avviene da un’altezza sufficiente l’agonia è lunga. La morte è causata dalla sola asfissia. Le forche messe a punto in Inghilterra, dove questo è il modo d’esecuzione tradizionale, sono state modificate nel tempo proprio perché garantissero la frattura delle vertebre. In Europa l’impiccagione è stata tradizionalmente riservata alle classi inferiori. Un adagio francese recita: «l’ascia ai nobili, il capestro ai plebei». Se si voleva umiliare un nobile, lo si appendeva. Ma solo dopo averlo ucciso in altra maniera.
• La ricerca dei metodi più efficaci per eseguire l’impiccagione fu affidata in Inghilterra a delle commissioni reali. L’ultima di queste si riunì nel 1953 ed elaborò la tecnica detta del ”long drop”, cioé della rottura delle vertebre. I principi applicati dalla legislazione britannica erano quelli della ”umanità, sicurezza e decenza” della pena. Per rispettare tali principi vennero calcolate la lunghezza della corda e l’altezza del patibolo, in modo che la morte del condannato fosse rapda e indolore.
• Per un uomo di ottanta chili, la lunghezza della caduta deve essere di 2 metri e 40. Per ogni tre chili in meno la lunghezza va diminuita di 5 centimetri. I rischi sono l’agonia, se la caduta non è abbastanza violenta. La decapitazione se lo è troppo.
• Numerosi i casi di ”resurrezione” dopo l’impiccagione. Il Collegio Reale di Chirurgia di Londra rilevò nel 1951 che su 36 casi di autopsia effettuata su impiccati, in 18 il cuore batteva ancora sette ore dopo l’esecuzione.