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 1997  luglio 07 Lunedì calendario

Sulla spiaggia ci stanno pochissimo, non più di un’ora al giorno, e poi rimangono sdraiati a fissare con disgusto il mare, senza nessuna voglia di buttarcisi dentro; arrivano al colmo, quasi incredibile, di trascurare l’abbronzatura

• Sulla spiaggia ci stanno pochissimo, non più di un’ora al giorno, e poi rimangono sdraiati a fissare con disgusto il mare, senza nessuna voglia di buttarcisi dentro; arrivano al colmo, quasi incredibile, di trascurare l’abbronzatura. La barca li annoia, l’automobile li affatica, il go-kart li nausea, il pettegolezzo non dà più brividi, il flirt non è più neppure pensabile. Sotto gli ombrelloni roventi non ci sono che bambini, governanti, amiche povere addette alla sorveglianza dei bambini e Paola di Liegi, coi capelli ritti sulla testa, come vuole la sua leggenda, però domata, casalinga, capace di rinunciare ai nights e alle litigate in pubblico. L’unica attività consentita di giorno è frugare con rabbia nelle ceste dei venditori ambulanti, alla ricerca delle famose magliacce St. Tropez, con l’ancora, il timone, o la stella ricamata in mezzo al petto, vendute ormai a migliaia al giorno, al modico prezzo di millecinquecento lire (con grande rabbia di chi le ha comprate davvero a St. Tropez, e si sentiva un pioniere, o di chi le ha acquistate nelle boutiques cittadine, a cifre folli). L’acquisto di ingenti quantitativi di queste magliacce, e di dozzine di fazzoletti, è d’altra parte connesso al gran rito che scoppia puntualmente ogni sera in tutti i locali della Versilia, e per il quale i grandi villeggianti hanno trascurato di giorno ogni svago, aspettando frementi e cupi un’ora notturna, decente, per potersi scatenare. Nel twist, naturalmente.
• L’una di notte, alla Bussola: hanno suonato le orchestre di Bruno Martino e di Lelio Luttazzi, la gente le ha ascoltate, ha fatto anche qualche balletto sentimentale, ma adesso comincia ad essere nervosa; le signore scrollano indietro i loro boleri di cincillà, le ragazze controllano di aver portato un numero sufficiente di magliette e fazzoletti di ricambio, per sè e per i loro cavalieri, perché tra un po’ cominceranno a sudare come minatori. Finalmente salgono sulla pedana gli idoli di questa agitata estate versiliese: sono cinque bellissimi giovanotti negri, alti, secchi, sorridenti, i più bravi fabbricanti a ripetizione di twist. Per un’ora Carl Holmes e i suoi ragazzi continueranno a suonare, a urlare, a ballare, a saltare. In un baleno la pista è zeppa: giovanissime in pantaloni e scarpe da ginnastica, crucciate e bravissime pazze in chiffon, con tacchi a spillo, intellettuali panciuti e spregiatori della vita notturna, giovanotti emaciati che hanno sempre odiato il ballo. E via senza stancarsi, a contorcersi con perizia o goffaggine, incuranti delle gomitate che si ricevono, dei colpi che si danno, dei piedi dilaniati dai pestoni, ognuno impegnato con i propri muscoli, isolato, la compagna di ballo finita chissà dove, dimenticata, forse caduta per una sincope, ma non fa niente.
• L’importante è seguire il ritmo dei negri, concentrarsi su ginocchia che sbattono, piedi che si alzano, fianchi che rullano, braccia che imitano il movimento di un pugile, di un corridore campestre, di una massaia che trita le cipolle. Nessuno si sogna di abbandonare la pista, dopo un po’ si levano le scarpe, poi le magliette maschili vengono roteate sulla testa, si è in pieno spogliarello-twist; se i negri non smettessero, chissà dove si andrebbe a finire, sotto il suo gran gonnellone bianco tutto ricamato di oro persino un enorme principe dell’Arabia Saudita ha cominciato ad agitare selvaggiamente le austere gambe, le signore strillano, l’intellettuale ruggisce, solo i giovanissimi continuano a lavorare concentrati e austeri, come se si allenassero ad un gara sportiva.
• Non si era mai vista, in Versilia, una follia del genere, collettiva, quotidiana e tenace che assorbe tutte le energie, tutte le fantasie dello strano pubblico di quest’anno, molto misto, in bilico tra l’habitué raffinato e il turista di massa. I proprietari dei nights sono soddisfattissimi: fanno tutti l’esaurito, ogni sera, e solo perché si sono accaparrati qualche negro o anche qualche bianco, in mancanza di meglio, che suona il twist. In questo clima di svago forsennato e solitario, che esclude persino il più tradizionale degli sport estivi, il flirt: i soli uomini che le donne hanno voglia di corteggiare sono proprio questi grandi negri bonaccioni, pazienti, educati e sempre ilari, disposti, anche di giorno, in spiaggia o per le strade, dovunque vengano fermati, a insegnare ai più goffi gli ultimi barocchismi del twist e i primi rudimenti del nuovo ballo, piuttosto difficile, e che solo i più chic della Versilia cominciano a preferire alle contorsioni.
• «Imparate il madison», intimano grossi cartelli piantati lungo le strade, e la massa più evoluta, assetata di sapere, ubbidisce. Eccoli, ancor tutti sudati, appiccicati, a pezzi per l’ora di twist, eppure già disposti ad erudirsi, ad affaticare, nel caso del madison, più lo spirito che le gambe. Il madison è infatti un ballo tristissimo, quasi funereo, composto da cinque passi diversi, non difficili da copiare, se c’è uno bravo che lo fa, ma difficilissimi da ricordare. Con il Madison tutte le regole tradizionali del ballo moderno vanno all’aria, si ritorna alle ”community dance”, alle danze popolari, di massa, da ballar sull’aia, o anche, con ritmo ben diverso, a certe danze sepolte che escludono la coppia avvinghiata, qualcosa come il minuetto e la gavotta, però molto più disordinate e senza gaiezza. Uomini e donne si dispongono su un paio di file, come soldati, e non c’è nessuna necessità di avere un cavaliere o una dama: ci si muove lentamente, avanti, indietro, mezza giravolta, una giravolta, piedi incrociati, si battono le mani dandosi un po’ di ginocchiate e di pestoni, ma senza vivacità. Alla fine gira la testa e ci si sente malinconici, quasi costretti a pensare. Ma niente paura: i più raffinati tra i raffinati sanno già fare lo ”smashed potatoes”, la ”patata spiaccicata”: danza difficilissima che trasporta i fortunati che la sanno già in piena foresta vergine, durante, probabilmente, una feroce danza di guerra: i piedi si muovono vorticosamente, in un a serie di saltelli disordinati.
• Alle cinque del mattino il fatto che si è in vacanza impone di andare a dormire: le ragazze di spirito domestico raccolgono le cinque o sei magliette del cavaliere, i fazzoletti grondanti sudore e li ripongono nell’indispensabile borsa della spesa che ha sostituito, quest’anno, le borsettine preziose, da sera, ricamate e dorate ma inadatte a contenere biancheria sporca; le signore sui quaranta, dopo aver goduto nei contorcimenti la sensazione di essere giovanissime, si guardano nello specchio e si spaventano, il trucco fiaccato dal sudore, l’indispensabile toupé che soffoca tutte le teste femminili di quest’estate completamente sbilenco. Cominciano a rimpiangere certe estati meravigliose, tutte canasta, cocktails e bellissimi villici molto romantici, che sapevano farle su con discorsi sentimentali, mentre adesso stanno tutti concentrati sul ginocchio che non si piega come dovrebbe e , se fissano ingordamente i fianchi di una ragazza, è solo per capire esattamente come fa a muoverli con tanto ritmo. Brutta estate anche per le celebrità, costrette ormai a riposarsi come tutti gli altri, a rimettersi in carne e a curarsi l’insonnia: chi li guarda più, infatti, Linda Christian e Edmun Purdom, Frankie Avalon e Milva: se vicino a loro ci sono due ignoti ragazzini che sanno ballare bene, si prendono anche loro delle belle gomitate nel ventre per essere scostati come schermi importuni. Tornassero alla vita notturna i principi di Liegi, dovrebbero dimostrare di sapere il madison meglio degli altri per essere presi minimamente in considerazione.