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 1997  luglio 07 Lunedì calendario

Claire non respirava già più, ma riusciva ancora a sognare

• Claire non respirava già più, ma riusciva ancora a sognare. Giaceva sul tavolo operatorio con il torace aperto e svuotato dai chirurghi, come si svuota un vecchio cassetto ingombro di cianfrusaglia inutile, in attesa che cuore e polmoni nuovi le arrivassero dal cielo, portati da un piccolo reattore a noleggio che volava verso di lei; nel sonno dell’anestesia le apparve un giovane sconosciuto. Si baciarono, nel «bacio più profondo che io avessi mai provato», dice oggi Claire e lei «respirò il suo respiro»; sette ore più tardi, si svegliò credendo di avere soltanto cuore e polmoni nuovi, e si sbagliava. Il suo era stato un trapianto di anima. Claire Sylvia è la più celebre trapiantata d’America, è la donna che ha sfidato le nostre fragili certezze biologiche e ha rinnovato il vecchio, dolce mito del cuore come sede della personalità e dell’anima. I chirurghi sorridono. I biologi scuotono la testa infastiditi. Gli psicologi danno spiegazioni psicologiche quando leggono la storia della sua vita appena pubblicata da una seria casa editrice di New York (Little & Brown) già sceneggiata per il cinema e scritta da William Novak, autorevole biografo di Nancy Reagan. E anche a noi, che scienziati non siamo, riesce difficile crederle, prendere per buona la sua storia, con quelle frasette da romanzo per signorine Felìcita, quel «respirare il suo respiro». Ma poi leggiamo. E poco alla volta la tentazione è quella di subire con lei, come dice il titolo della biografia, «A Change of Heart», un cambio di cuore, dunque di opinione.
• Torniamo allora sulla tavola operatoria dell’ospedale dove il guscio aperto e vuoto di Claire sta aggrappato ai tubi e agli aghi delle macchine. Ce l’ha portata una lunga storia di ipertensione polmonare, una condizione che ha distrutto la sua carriera di ballerina classica e ha logorato anche il suo cuore. Ha 47 anni, e poche ore da vivere. Gli anestesisti fissano un grande orologio di stile militare che batte i secondi che mancano all’atterraggio del Learjet e all’arrivo del frigorifero con il cuore e i polmoni. Claire è nel profondo del sonno da sodio pentotal. Comincia il sogno. «Mi apparve uno sconosciuto, un giovanotto bello, bruno, sorridente, che camminava verso di me in mezzo a una luce intensa. Senza chiedermi nulla, e senza che io mi opponga, mi bacia, sulla bocca. un lungo bacio e io respiro il suo respiro con ingordigia, come una pescatrice di perle che torni alla superficie dopo un lunga apnea sott’acqua. Il respiro diventa lui, lui si dissolve, io lo inalo tutto. Quando mi sveglio, i medici mi chiedono come mi sento. Benissimo, rispondo. Racconto il mio sogno. Suggestione, dicono annnuendo». E noi siamo con i medici: dei sogni nessuno piò avere certezza, neppure colui che li fa. Sa di invenzione, «...io lo inalo tutto...», Claire, andiamo. Quando esce dall’ospedale, Claire ha 47 anni.
• Cerca di riprendere la sua vita, ma la sua vita non c’è più. Cammina per strada e si accorge di guardare con desiderio le belle ragazze, ma soltanto quelle bionde e prosperose. Strano, pensò. Non era mai stata lesbica, le piacevano molto i maschi, era stata madre, moglie due volte e amante appassionata molte. Forse sono i medicinali, gli ormoni, le terapie, si rassicura. Sente dentro di sè un’irresistibile voglia di junk food, ma soltanto di polpettine di pollo fritte, hamburger sgocciolanti ketchup e majonese, patatine fritte nel sugo. Strano, pensò, mai potuti soffrire. Forse è la reazione a un vita da bellerina e da malata di cuore, costretta a carotine crude e gambi di sedano. La sera gioca con il telecomando della TV e si sorprende a guardare le partite di football, sport che detestava. Strano, si disse... Troppe cose strane.
• Quando torna all’ospedale, tempesta l’amministrazione con domande sul donatore, senza successo. L’identità è segreta. Le dicono soltanto che era un giovanotto di 18 anni, ucciso da un incidente di motocicletta nel Maine, e il suo nome era Tim. Claire parte per il Maine, consulta le collezioni dei giornali locali. L’Internet. Tombola. Negli annunci funebri di un piccolo quotidiano trova l’obituary, la necrologia di un giovanotto di 18 anni, ucciso in moto. Era il giorno del trapianto. Il suo primo nome era Tim. Noi siamo ancora scettici, ma un po’ scossi, perchè la storia, dal sogno in poi, è verificata: all’ospedale ricordano bene la sua insistenza. Nelle bibliotechine del Maine, sparse in piccoli paesi freddi sulla costa del nord atlantico, molti rammentano quella invasata. Claire risale all’indirizzo di Tim. Bussa alla porta dei genitori. Si presenta. La madre di Tim scoppia a piangere, le due donne si abbracciano. «Mi racconti qualcosa di lui» chiede e la mamma parla. Dice le solite, struggenti banalità’ che dicono le madri in questi casi, un ragazzo pieno di vita, bravo, affettuoso. Poi entra nei dettagli. Era pazzo per il football, sa. Va be’, non è certamente il solo. Gli piaceva il junk food. E allora? Piace a milioni di giovani. Ma quale ”food”? azzarda Claire. Polpettine di pollo fritto, hamburgers coperti di ketchup e maionese, patatine fritte nel sego, singhiozza la donna. Claire sente il cuore di Tim accelerare i battiti dentro il suo petto, quando le fa l’ultima domanda : aveva per caso una ragazza? Sì. Me la può descrivere? ansimano i polmoni di Tim nel corpo di Claire. «Alta, robusta, belle gambe, bionda. E - aggiunge la mamma con un guizzo di indulgente maliziosità femminile - un po’ culona. A lui piacevano così, robuste di dietro».
• La madre ha confermato parola per parola questo colloquio e le crediamo: una mamma non dimentica l’incontro con la donna che racchiude in sè il cuore di suo figlio. Claire esce con la testa che le gira. Ora tutto, il sogno, i gusti, la libido, lo sport, persino quei peli ispidi che le crescevano sul mento e sul petto acquistano un senso che lei ancora respinge: è diventata Tim in un involucro di donna. Le spiegazioni scientifiche e psicologiche le sembrano meno rassicuranti, eppure devono essere vere, si ripete. L’anima non si trapianta, l’anima non ha vene arterie e nervi, lo sanno tutti. Va da uno psicoanalista che la mette in contatto con altri pazienti, altri trapiantati confusi che lui chiama ”ibridi”. Una donna già sofferente di vertigini che ha sviluppato una furiosa passione per il paracadutismo dopo avere ricevuto senza saperlo cuore e polmoni di un parà ucciso durante un’esercitazione. Una ragazza che riceve il cuore di una bambina e comincia a giocare con le bambole e l’altalena. Un mite padre di famiglia che diviene manesco e violento dopo il trapianto da un donatore ucciso in una rissa. ”Esorcismi”, ”matti”, ”autosuggestioni”, ”schizofrenie” indotte dallo shock del trapianto, interviene severa la scienza ufficiale.
• Giusto, Ma qualcuno azzarda ipotesi di ”memoria cellulare”, ricordi scolpiti nelle cellule dei donatore e poi frammischiati ai ricordi delle cellule nel corpo nuovo. Se anche le molecole dell’acqua hanno una ”memoria”, com’è stato ipotizzato, perché non potrebbero averla le cellule viventi? Siamo davvero così certi delle nostre certezze? Alla fine, oggi che h 56 anni, Claire si è rassegnata a essere quello che è, una donna con due anime, una persona intrappolata in una ”twilight zone”, in un crepuscolo ai confini tra scienza e ignoranza. «Non voglio dimostrare niente» ripete a tutti «Sono una donna che è cambiata per sempre il giorno nel quale mi hanno messo nel petto una parte di un altro essere umano». Ha sognato ancora Tim? «Mai più»? I suoi medici sono preoccupati: con tutta quella passione per il fritto rischia di rovinarsi anche il cuore nuovo. E al prossimo intervento, non ci sarebbe più un Tim per soffiarle dentro un’altra vita.