Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 9 giugno 1997
Chi ricorda il famoso Comma 22, film sulle follie del sistema militare? «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo
• Chi ricorda il famoso Comma 22, film sulle follie del sistema militare? «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo. Ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è un pazzo». Dunque devi volare ed andare incontro alla morte. Qualcosa di simile potrebbe essere applicata al nostro sistema fiscale attuale, caduto nel paradosso del cane che si morde la coda. Il peso delle tasse su coloro che non evadono è ormai ai limiti del sopportabile. Solo un filo tiene ancora viva la legalità: il fatto che il lavoro dipendente ha delle garanzie e che una parte consistente del carico fiscale non viene percepito, passando direttamente dalle casse delle aziende a quelle del fisco. Si dovrebbe ridurre questo peso andando a pescare gli evasori. Ma il lavoro autonomo non può evitare l’evasione, se è vero, come mostrano le elaborazioni, che se si dovessero pagare tutte le imposte ogni cento lire di reddito quasi 70 finirebbero nelle casse dell’erario. «Se sei pazzo puoi chiedere di essere esentato dalle imposte ma se chiedi di essere esentato dalle imposte non sei pazzo». Forse è per questo che l’Italia dell’evasione fiscale e dell’economia sommersa è più che mai unita. Industria e commercio sottraggono al fisco circa 150 mila miliardi all’anno di reddito prodotto in quote assolute più o meno uguali: 49 mila miliardi il Nord, 48 mila il Centro, 58 mila il Sud. Ma nel Mezzogiorno l’economia in nero ha in proporzione le dimensioni di una vera e propria piaga sociale. Oltre la metà del reddito prodotto, con punte del 70 per cento in alcune Regioni, sfugge al fisco, contro una media nazionale che sfiora il 30 per cento. L’ economia regolare, quella che emerge, è dunque in queste zone solo la punta di un iceberg, i danni per il fisco sono evidenti.
• Ad elaborare questi dati non è stato un gruppo di economisti in vena di scommesse e di analisi sociologiche. Ma un agguerritissima commissione composta da membri del Secit, il servizio dei super ispettori fiscali, esponenti dell’Inps, della Banca d’Italia, dell’Istat, dell’Anagrafe Tributaria.
Il rapporto che ne è scaturito ha un alto grado di attendibilità, essendo i risultati calcolati non su stime di massima ma sui dati effettivi delle denunce dei redditi paragonati a quelli reali dell’Istat. Ed è forse per la sua carica polemica che è rimasto finora seppellito tra le cose da non rendere note.
Eppure all’indomani della scadenza della denuncia dei redditi e dell’ennesima manovra per raddrizzare i conti pubblici, nel bel mezzo di una protesta che in mezz’Italia ha il sapore della rivolta fiscale, questi dati dovrebbero servire a portare un po’ di chiarezza.
• 1) L’evasione. Per il complesso delle attività produttive e dei servizi l’entità del sommerso e dell’evasione è enorme: 365 mila miliardi di reddito non dichiarato, un terzo di quello che risulta invece dalla contabilità dell’Istat, opportunamente corretta. Quest’ordine di grandezza, come rivela uno studio recente dell’Ocse, pone l’Italia al primo posto per la rilevanza dell’economia in nero. Al commercio va la palma dello scarto maggiore tra reddito dichiarato all’anagrafe tributaria e reddito effettivo. Ma anche industria, edilizia e altri servizi fanno la loro parte.
• 2) Nord e Sud. Nel Mezzogiorno sommerso - e dunque evasione - sono proporzionalmente più ampi che al Nord. Ma in cifre assolute Lombardia e Veneto se la battono con la Campania e la Puglia. Dunque quasi tutti contribuiscono a scavare un buco nei conti pubblici, ed in uguale misura. Ma se si paragona quanto sottratto al fisco al prodotto lordo della zona si scopre che ci sono Regioni, nel Mezzogiorno, dove due terzi dell’economia è in nero con evidenti conseguenze sociali e politiche. Economia in nero non significano solo poche tasse ma assenza di qualsiasi tipo di controllo, terreno fertile per la malavita.
• 3) Evasori e tartassati. Va da sé che essendo la pressione fiscale italiana più o meno simile a quella degli altri paesi, ma il peso del sommerso molto più vasto, chi paga è proporzionalmente più tartassato che altrove. Ma il sistema italiano costruito in anni di leggi e compromessi, sembra avere raggiunto una sorta di patto ad evadere. Il lavoro dipendente paga tutto, ma parte del carico ricade, di fatto, sulle imprese. Si sconta che il lavoro autonomo evada e quindi si sono moltiplicate su di esso tasse ed imposte soprattutto sui livelli più modesti, dato che ad alti livelli contribuenti non ce ne sono. Ma se quelle imposte dovessero essere effettivamente pagate nessuno potrebbe sopravvivere né avrebbe convenienza ad avviare un’attività economica o, nel caso del professionista, a guadagnare un reddito. All’opposto a questi livelli di imposizione a nessuno conviene emergere. Nel Mezzogiorno l’economia reagisce a questa situazione rifugiandosi nel nero e sommergendosi sempre di più e sottraendo così pezzi di reddito sempre più vasti. Nel Nord se qualcuno viene chiamato a pagare si reagisce ovviamente con la protesta di piazza.
• 4) Nuove imposte? Chi propone nuove imposte, contributi di tutti i generi e altre entrate per aggiustare i conti pubblici e consentire di non tagliare voci dolorose, come le pensioni, dovrebbe ragionare su queste cifre. Ma anche chi propone di andare a cercare gli evasori con questi livelli di aliquote e di peso fiscale dovrebbe prepararsi ad andare incontro a parecchie delusioni: la prima è che trovare e scoraggiare un evasore è un’impresa azzardata essendo la pratica di sottrarre guadagni al fisco redditizia come il commercio della droga. La seconda è che quand’anche lo si trovasse, in molti casi si avrebbe un risultato nullo essendo l’attività in questione costretta a chiudere. Resta, ovviamente, l’ingiustizia di un sistema in cui pochi pagano tutto e molti poco, pochi niente, e che correla quasi 100.000 miliardi di agevolazioni sullo Stato sociale (ticket, borse di studio, tasse universitarie, e così via) a livelli di reddito per lo più fittizi quando si tratta di lavoro autonomo. Ma il patto si sta rapidamente sgretolando e se qualcuno non riscrive il Comma 22 davvero servirà l’esercito per andare a pescare un evasore.