Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 5 maggio 1997
Jacques Delors è felice per la vittoria di Tony Blair, ma è ancora ferito, nell’animo molto più che nel viso, per lo sgarbo ricevuto mercoledì a Grenoble: una torta spiaccicatagli sul naso da fanatici antiMaastricht mentre si accingeva a tenere una conferenza all’Istituto di studi politici davanti a più di mille studenti
• Jacques Delors è felice per la vittoria di Tony Blair, ma è ancora ferito, nell’animo molto più che nel viso, per lo sgarbo ricevuto mercoledì a Grenoble: una torta spiaccicatagli sul naso da fanatici antiMaastricht mentre si accingeva a tenere una conferenza all’Istituto di studi politici davanti a più di mille studenti. Una torta in faccia all’Europa unita di cui Delors è stato l’architetto e resta un simbolo anche oggi che non è più presidente della Commissione di Bruxelles. Al telefono dalla sua abitazione parigina la voce gli trema: per l’indignazione, più che per il fastidio provocato dai graffi e da una tumefazione non del tutto riassorbiti.
• «A forza di dire certe cose contro Maastricht, di demonizzare l’Unione monetaria come fanno certuni in Francia, ecco dove si finisce: alle torte in faccia. Sa che cosa mi hanno gridato mentre mi riempivano la faccia di crema e di frutta candita? Quello che Hitler non è riuscito a fare, la Grossa Europa, l’ha fatto Delors. Senza esagerare l’importanza della mia persona, a sangue freddo mi sento di dire che i forsennati euroscettici, che ormai sono un po’ dappertutto in Europa, dovrebbero meditare su questo episodio» (Jacques Delors).
• Dalle immagini televisive è sembrato che lei quasi si attendesse un gesto del genere. rimasto impassibile, ha tirato fuori dalla tasca un fazzoletto e si è pulito il viso e il vestito, poi ha tenuto la conferenza come se nulla fosse accaduto.
«Aspettarmelo proprio no. Anzi sono rimasto di sale. Perché, vede, non era un comizio politico, dove uno può anche mettere in conto una contestazione perfino dura, addirittura qualche gesto sconsiderato. Uno ci va preparato, psicologicamente, magari anche protetto da una scorta. Ma lì era una riunione con universitari, senza sfondo politico. Mi ha fatto proprio male» (Jacques Delors a Paolo Garimberti).
• In senso letterale perché lei è rimasto anche ferito, vero?
«Si, ho riportato delle escoriazioni in viso perché quelle brave persone non mi hanno tirato addosso soltanto della crema, ma anche il contenitore della torta che era duro, forse addirittura metallico. Tanto che per un paio di ore ho avuto problemi alla vista, quasi non ci vedevo più. A quel punto mi sono detto: devi mantenere il sangue freddo, non devi dargliela vinta. Appena mi sono ripulito e ho ripreso il controllo, sono tornato e ho tenuto la mia conferenza. Non è tanto piacevole parlare per più di un’ora senza vederci bene. Non riuscivo neppure a guardare gli appunti che avevo preparato. Però sa, l’Europa è un tema che conosco bene e me la sono cavata lo stesso. Anzi, alla fine ci sono state molte domande che mi hanno ripagato di tutto» (Jacques Delors a Paolo Garimberti).
• Ma da dove nasce una contestazione così becera? un gruppo organizzato, lei li conosce?
«No, e non ci tengo a saperlo. Del resto, ha poca importanza. Ha importanza invece il clima in cui un gesto così è maturato. Intendo dire la rozzezza del dibattito che si è acceso in questi giorni in Francia sull’Europa. Non si è più capaci di discutere pacatamente su Maastricht, sull’unione monetaria, su quella politica. Si mette tutto su un rogo per bruciare, neanche predicassimo un’eresia. Ecco quello che mi amareggia e preoccupa» (Jacques Delors a Paolo Garimberti).
• La vittoria di Blair almeno la consolerà. Ci sono molte attese su un indirizzo meno anti-europeista del governo laburista britannico. Lei le condivide?
«Io sono prudente per natura e per esperienza. Non mi pronuncio. Però sono contento per altre ragioni. Perché Blair ha preso posizioni, in campagna elettorale, che sono vicine alle mie. La sua concezione del rapporto uomo-società è la stessa che porto avanti da tanti anni. Blair ha messo correttamente l’accento sulla responsabilità individuale, ma anche sul senso di solidarietà che deve pervadere la società. Ha saputo impegnarsi sui punti deboli della società britannica, sul problema della povertà, delle ineguaglianze sociali, dell’istruzione. E un programma che condivido completamente. Certo, in campagna elettorale sull’Europa è stato prudente. Ma che cosa doveva fare, stretto come era tra l’allergia degli uni e le inquietudini degli altri? Ma non dimentichiamo che i laburisti inglesi nel Parlamento europeo hanno avuto finora posizioni incoraggianti. Insomma, almeno l’ottimismo della volontà, come diceva un vostro compatriota, è doveroso quando si parla di Blair e dell’Europa» (Jacques Delors a Paolo Garimberti).