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 1997  aprile 28 Lunedì calendario

Un pomeriggio nella pancia di ”Domenica In” ferita nell’onore è quasi meglio di un rapporto del Censis

• Un pomeriggio nella pancia di ”Domenica In” ferita nell’onore è quasi meglio di un rapporto del Censis. Conferma che siamo un popolo di esagerati. Con i furbi più furbi, gli scemi più scemi, i ladri più ladri e gli onesti più onesti. Basta paragonare il funzionario indagato per truffa alla collega del ministero delle Finanze che lo ha sostituito ieri. Quando un italiano si mette a rubare, lo fa con una sfrontatezza che sfiora la stolidità. Dovreste vedere il telefono a schede da cui Umberto Baldini, l’arbitro venduto, dettava le risposte al suo complice imbranato: è al crocevia fra il bar dove Bisteccone sbrana i suoi maritozzi ammosciandoli nel caffelatte e il corridoio presidiato da un caleidoscopio di ballerine, sacerdoti, cantanti, portaborse e bambini Down che lo studio di Mara Venier inghiotte ed espelle con respirazione costante.
• La truffa dell’anno si svolgeva qui, nell’intimità di un centinaio di persone e nessuno che vedendo i pissi pissi del Baldini accartocciato sulla cornetta abbia mai lontanamente immaginato la verità. Che fegato, però, quell’uomo. Esagerato. Come il suo opposto, d’altronde. Perché è quando una situazione compromessa diventa disperata che spunta come un miracolo l’italiano onesto. Che non è mai un onesto qualsiasi, ma un gendarme dell’ordine, un maniaco del regolamento, un pignolo delle buone maniere. Evviva questi maniaci e questi pignoli, che ogni volta ci risollevano dalla polvere e ci porteranno anche a Maastricht, rimediando a chissà quali altri pasticci.
• Stavolta l’italiano perbene ha la faccia molto italiana e perbene della dottoressa Vincenza Ardito, siciliana di Roma con la camicia gialla a fiori che in video non spara e il capello cotonato di fresco che denota un appetito sano di gloria televisiva. L’hanno seppellita in fondo a un tunnel, accanto al camerino della «più bona della Rai», sostiene la scritta sulla porta: Valentina Paci, la ”ballerina di Siviglia” che a Macao ”non scopre la caviglia”. Non la scopre neanche la dottoressa Ardito, fasciata in un completo da mamma elegante della media borghesia, quale sembra ed in effetti è. I figli la stanno chiamando orgogliosi e sfottenti dalle prime ore del pomeriggio, quando Mara Venier ha pronunciato per la prima volta il suo nome in trasmissione. Lei ha goduto a monosillabi. Aveva altro da fare. L’esagerato Baldini sceglieva i concorrenti del quiz pescando i primi nomi dell’elenco e inserendoci in mezzo il suo protetto. L’esagerata Ardito si è organizzata diversamente. Prima ha sorteggiato venti elenchi telefonici provinciali, scampati a un armadio polveroso. Poi ha sorteggiato le pagine degli elenchi e quindi le colonne, che sono quattro per pagina, e a quel punto ha cominciato il lavoro vero, «perché su ogni colonna ci sono almeno centocinquanta nomi» e lei ha infilato centocinquanta numeretti in una palla e ha fatto altri venti sorteggi, andando ogni volta con la sua unghia smaltata a pizzicare sull’elenco il nome corrispondente. Non siamo sicuri di aver capito bene, ma forse non l’ha capito nemmeno lei: la miglior garanzia, in fondo, della pulizia dell’operazione.
• Mentre l’ardita Ardito smazzava e sorteggiava come un frullatore, un delirio d’inflessibile onestà si impossessava dell’intera macchina organizzativa. «Dove va?, si qualifichi», intima il commesso sulla porta alla ragazza del pubblico che si guarda le punte dei mocassini panterati: «Donego Susanna». «Desidera?», strilla il vocione polifemico. «Sono insieme alla qui presente Donelli Miriam...» «Ha detto Miriam?». «Sì, l’ho portata al posto del previsto Torri Adalberto. può entrare con me?». «Ha detto Miriam, eh? Infatti qui risulta un Adalberto, ma nessuna Miriam, niente da fare». «Ma se l’altra volta...». «Desidera?», che a Roma è un modo astruso e terribile di minacciare sfracelli.
• Dentro gli studi l’onestà è persino peggio. Il direttore di Rai1 Giovanni Tantillo sguscia come un furetto da un angolo all’altro dei camerini, quasi avesse un metal detector al posto del naso. «Che settimana, che settimana», borbotta fissando la borsetta che Wilma Goich ha dimenticato come al solito su un tavolino. Chi oserà mai rubarla, con un Tantillo del genere nei paraggi? Accompagnato dal suo surreale assistente don Felice («e se fossi un truffatore vestito da prete?»), Don Mazzi appare più rigido di un cavaliere medievale. «Ho detto che Mara intende devolvere alla mia comunità i cento e più milioni dei quiz truffati. Grazie, ma non li voglio. I soldi sporchi non si puliscono con un’opera di bene. Per me quelli sono come i fondi sequestrati alla mafia. Macchiati per sempre. Se li tengano. Io, d’altronde ero contro i giochi in denaro fin dall’inizio. Sono immorali: una bella bicicletta, una radiolina a transistor, un monopattino, quelli sono premi che approvo».
• Torniamo fra i contemporanei. Incombe la regina degli onesti, la Giovanna D’Arco dei telequiz. Fulgida nella sua aureola di santità, Mara Venier avanza nel corridoio con un mazzo di rose rosse, regalo di uno sconosciuto. Magari il Baldini: sarebbe un bel gesto. Venier è tesissima e per scaricarsi usa il metodo più vecchio del mondo: prendersela con qualcuno. Per esempio gli inglesi che in settimana sul ”Financial Times” l’hanno paragonata a una pescivendola. «Ma perché non si fanno i cazzi loro? Scusate la volgarità, ma d’altronde sono una pescivendola, no?». Pochi metri più in là è in corso un affascinanate dibattito fra Wilma Goich e Rosanna Fratello sulla beatificazione della Venier. «Credo sia una donna, ma non una santa», ammette con voce seria l’ancora bellissima Fratello, prima di accorgersi di fare il verso alla sua canzone più famosa. Anzi, forse non se ne accorge neanche dopo. Il verdetto finale spetta alla figlia della santa, Elisabetta: «Povera mamma, capitano tutte a lei. però da questa ne esce bene: se lo meritava». Assolta dalla prole e rappacificata nell’animo, Mara sorseggia un bicchier d’acqua, stira il sorriso e si tuffa davanti a una telecamera per cominciare la trasmissione. Legge sul gobbo parole di scusa per i telespettatori, incassa l’applausone e comincia con i soliti giochini, con una trasparenza persino feroce: «Ma la domenica non hai niente di meglio da fare?», abborda Graziella da Roma, la prima concorrente. E Graziella da Roma, formidabile: «No, sto sempre in casa a vede Domenica Ing. Mara, me lo dai un aiutino?». L’impressione, confermata dalle telefonate successive, è che al pubblico a casa di questo scandalo non gliene freghi assolutamente niente. Anzi, l’improvviso delirio d’onestà dei divi televisivi suscita sorpresa e perfino compassione: «Caro Tito da Lerici, non sa come sono contento di sentirla», grida Venier all’unico concorrente serale sopravvissuto agli infiniti filtri della dottoressa Ardito. «Signor Tito», vibra Mara, «sono così tesa ed emozionata!». E Tito, serafico: «Sì? E perché?». Venier è davvero troppo emozionata per replicare qualcosa che non sia un messaggio materno alla nazione: «Non perdete la fiducia. In Italia ci sono anche persone perbene». Una di queste, la Ardito, sta ancora pulendosi le unghie impolverate dagli elenchi. «Bisogna dare fiducia alle istituzioni». Cioè alla Venier, in relax post-partita: «A me questa storia sembra un film. Comunque dalla prossima settimana il giochino lo faccio condurre a Bisteccone». Non è un caso. Finita l’emergenza, l’Italia di sempre può riprendere posizione. Nello studio passa una folata di nulla e dentro ci sono cinque giacche: i Ragazzi Italiani, la risposta nostrana alla vuotaggine dei Take That. E che risposta. Esagerata.