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 1997  marzo 10 Lunedì calendario

Ehi, che ne dite ragazzi? Questa sera ci facciamo una vecchietta

• Ehi, che ne dite ragazzi? Questa sera ci facciamo una vecchietta. Cool. Va bene. Era venerdì sera, nel paesino di Moses Lake, tra le abetaie dello Stato di Washington, nel lontano West. Timmy, Tom, Fat Boy Ciccio e il loro capo banda Sharky non avevano un centesimo in quattro per il week end alle porte. L’ unica soluzione era rapinare qualcuno: e chi meglio di una vecchia. In quella zona, un po’ piovosa ma mite, riparata dalle tempeste dell’Oceano Pacifico, erano andati a finire i loro anni molti pensionati e anziani fuggiti dalle grandi città, e i quattro ragazzi li conoscevano tutti. Quando avevano voglia di lavorare, facevano le consegne a domicilio per il supermercato di Moses Lake e sapevano dove vivevano le vecchiette sole e quanti soldi tenevano in casa.
• Dopo un breve consiglio di guerra presieduto da Sharky, lo squaletto, avevano scelto due vedove, che avevano messo insieme le loro solitudini e i loro soldi e dividevano una villetta un po’ isolata, sul limitare di un bosco, perfetta. Non conoscevano i loro nomi - Marty Killinger e Dorothy Cunningham - e non erano neppure così vecchie, quelle ”vecchiette”, 62 anni Marty e 75 Dorothy. Ma quando si hanno 17 anni, quanti ne avevano in media i quattro ”predators”, un cinquantenne è già un vecchio, e oltre i 60 è rudere.
• Poco prima delle dieci di sera, lo Squaletto, il Ciccio, Timmy e Tom suonarono alla porta della casina del bosco. Venne ad aprire la più giovane, e dunque la più in gamba, quella che sempre si alzava a rispondere al telefono e al campanello, Marty. Abbiamo l’auto in panne, signora, disse Sharky, e vorremmo telefonare per un carro attrezzi. Prego, disse la prima nonna, entrate pure. I ragazzi entrarono e Ciccio, che era il più grosso oltre che il più grasso, chiuse il collo di Marty in una presa col braccio e gridò: «Tira fuori i soldini, vecchia cagna, subito, e dammi le chiavi della tua macchina o ti ammazzo».
• Marty cercò di divincolarsi, di dare calci nei punti molli di quel ragazzo, come aveva visto fare alla televisione dalle muscolose istruttrici che insegnano l’autodifesa alle donne, ma la vita non è la televisione e lei non era una muscolosa istruttrice. Le si piegarono le gambe. Dorothy, l’altra nonna, era davanti al televisore, sonnacchiosa. Sentì il trambusto nell’ingresso, gridò: «Marty chi è? Ma chi c’è?» senza ottenere risposta. Le arrivarono invece le grida, i tonfi, le intimazioni di ”tirare fuori i soldi” dirette alla ”old bitch”, alla vecchia cagna, alla sua amica, e Dorothy sentì la paura salirle in gola. Sospirò rassegnata. Alzò le ossa, sempre un po’ dolenti nel clima umido della zona, trascinò i piedi fino alla credenza. Non c’era altra cosa che lei, una povera nonna, potesse fare.
• Aprì il cassetto delle cose care e preziose e prese la sua pistola. Non una rivoltellina da signora, una di quelle graziose Derringer con il calcio di madreperla e la doppia canna che un tempo le damine del West tenevano leggiadramente infilate nella giarrettiera sotto la crinolina. La sua pistola era una Luger, un’arma da guerra, la pistola d’ordinanza degli ufficiali austro-tedeschi. Un cannone. Con la sua Luger in pugno, la nonna entrò nell’atrio. I ragazzi la guardarono, un po’ sorpresi, un po’ divertiti. Una nonna con la pistola? Con quel cannone, poi? Sharky rise, oh oh, arriva Calamity Jane. «Ascoltatemi bene, stronzetti» disse tranquilla Dorothy, che confesserà imbarazzata all’agenzia giornalistica americana AP di avere usato un linguaggio inconsueto per lei «se non ve ne andate subito vi sparo prima nei coglioni e poi, se mi sento buona, in mezzo agli occhi». Uh uh che fifa ragazzi, sghignazzò il capo, la nonna ci spara. Bang, partì il primo colpo.
• Una nonna, per fortuna di quei quattro balordi, è una nonna, anche con la Luger in mano. Non mirò basso, ma alto, un centimetro sopra la testa dei quattro ragazzi. Bang, bang, bang, bang, quattro pallottole vicinissime, una per ciascuno, a un dito dai capelli. «La prossima sarà più giù», disse abbassando con calma la canna, ma lo Squalo, il Ciccio, Timmy e Tom stavano già correndo via nel buio, lontani dalla nonna con la pistola e verso le manette della polizia che li avrebbe arrestati tutti e quattro, il mattino dopo. «Sapevo dove miravo» dirà poi Dorothy a una Tv locale, «perché sono cresciuta in un ranch del Montana, sempre in mezzo a schioppi, carabine, pistole che il mio papà mi insegnava a usare. Anzi, questa Luger me la regalò proprio il papà che era già malato, poco prima di morire, il mio povero papà». Piangeva, ma ci vuol pazienza. Una nonna è sempre una nonna, anche quando è una nonna del West.