Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 17 febbraio 1997
Ventitre giorni di sciopero della fame per un amico, che non è mai una causa sbagliata, hanno ridotto Carlo Panella all’antenato di se stesso
• Ventitre giorni di sciopero della fame per un amico, che non è mai una causa sbagliata, hanno ridotto Carlo Panella all’antenato di se stesso. Sembra proprio il suo trisavolo, il bandito calabrese Carlo Panella. Inutilmente indossa un elegante completo color senape. Gli sta addosso come la divisa di un brigante, gli casca dappertutto. La sua voce è strascicata. Presentiamo Panella: è un giornalista ”di destra”, non ha paura di dire. E neanche rinnega di essere stato un capo di Lotta Continua.
• Panella, cos’è questa sotria del digiuno? una gara per far vedere chi ama di più l’antico capo?
«Una questione di giustizia. Sofri, Bompressi e Pietrostefani sono innocenti».
E lei fa sciopero per liberarli. Non è una pretesa esagerata?
«Io credo che si possa arrivare a un compromesso. E questo compromesso è la grazia data da Scalfaro. Se il Parlamento cambia la legge che regola l’uso dei pentiti durante i processi, imponendo riscontri severi, si potrà riconoscere da parte di Sofri e degli altri la liceità del giudizio. Il quale però sarebbe certo stato diverso se la legge fosse stata quella nuova».
Che complicazione.
« un compromesso onesto».
(Carlo Panella a Renato Farina).
• Insomma la grazia... Perché Sofri non ha l’umiltà di chiederla senza costringerla a queste acrobazie alimentari? Anche la vedova Calabresi a Scalfaro l’ha ripetuto. Gli dia la grazia, purché lui umilmente la chieda.
«Sofri e gli altri non lo faranno. Non per orgoglio, ma perché sono innocenti. Chiunque abbia letto le carte processuali se ne è convinto. Marino non ne azzecca una».
Qui non si fa il processo a Marino.
«Comunque lui è fuori, gli altri dentro».
(Carlo Panella a Renato Farina).
• Senta. Però Sofri ha detto e scritto cose orribili su Calabresi. Montanelli e anche il nostro Granzotto gli rimproverano di non essersi mai battuto il petto.
«Ma non è vero! Sin dal 1975 Sofri ha lottato contro la violenza. Ha sciolto Lotta Continua per impedire che fosse terreno per i terroristi. La direzione del quotidiano Lotta Continua fu condannata a morte dalle Brigate Rosse (Enrico Deaglio e io in particolare)».
Ma Calabresi...
«Al processo Sofri ha definito le parole su Calabresi, che lei gli imputa, ”frasi orride e orribili”. Ha fatto di più: ha pubblicato nella collana di Sellerio da lui diretta la sentenza D’Ambrosio che dichiarava l’estraneità di Calabresi rispetto alla morte dell’anarchico Pinelli. Ecco, Pinelli. Nessuno che chiede più scusa per quella morte...»
Pinelli...
«La interrompo. la sua morte resta un mistero. Di certo fu trattenuto in questura illegalmente».
(Carlo Panella a Renato Farina).
• Ma Calabresi... perché Sofri non dice che era un uomo buono?
«Ma questo diventa un ricatto. Sofri è in prigione non perché ha scritto cose violente. Ma perché ritenuto il mandante di un omicidio. Lui non ha mandato nessuno. Se l’avessero messo in prigione per quelle cose dette e scritte, per il reato morale di cattivo maestro, non avrebbe nulla da ridire. Ma c’è un tremendo errore logico quando si confondono le due cose. Perché si deve obbligare Sofri a pensare che Calabresi è stato un poliziotto perfetto? Che c’entra?”.
(Carlo Panella a Renato Farina).
• Non si scaldi troppo: si sa che uscirà presto di prigione, il suo amico (e, credo, mio).
«Dice? La vedova Calabresi ha posto un masso davanti l’uscio. Io continuo lo sciopero della fame».
Due cappuccini al giorno. Non è che vuole fare l’eroe?
«Aspetto un cambio. Non mi dispiacerebbe venisse da destra».
Mi giro verso destra, non vedo nessuno, e del resto personalmente ho un fisico ridicolo per digiunare. Comunque Sofri dovrebbe essere contento. Ha degli amici.
(Carlo Panella a Renato Farina).